Cthulhu saves the world

Cthulhu saves the world intro

Cthulhu saves the world intro

Stavo per iniziare il post dicendo “come tutti sapete…” però mica lo so chi legge, quindi magari non lo sapete ancora. E se lo sapete già saltate pure alla prima immagine sotto. Può Cthulhu salvare il mondo? Certo, ma solo per distruggerlo successivamente!

Quel che sapete o no è che sono un huge fan del buon vecchio Howard Phillips Lovecraft, e un amante dei giochi di qualsiasi tipo, al punto da aver scritto addirittura un saggio sui giochi lovecraftiani, tradotto anche in inglese col titolo di Playing with Lovecraft.

Seguo da anni la produzione di videogame, boardgame, cardgame e qualsiasicosagame, con notevole affetto verso i grandi del settore come la storica Chaosium e la Fantasy Flight Games (i cui giochi in scatola sono bellissimi, costosissimi ed enormi!) e ricordo con nostalgia i titoli classici come il filone della Infogrames (Prisoner of Ice, Shadow of the Comet, Alone in the dark,…).

Surprise surprise, tempo addietro ho scoperto questo Cthulhu saves the world, disponibile allora soltanto per xbox 360 con mia somma tristezza. Poi però, dopo una rapida operazione di fund raising, i tizi della Zeboyd Games sono riusciti a ragranellare abbastanza dindini da portarlo su PC.

Cthulhu ridotto a un umanoide (quasi) impotente!

Cthulhu ridotto a un umanoide (quasi) impotente!

La storia è presto detta: Cthulhu si risveglia per dominare il mondo, ma viene privato di ogni suo potere da un misterioso incappucciato. Per poter ottenere ciò che gli spetta, tornare alla sua piena potenza distruttiva e ridurre in schiavitù la Terra, il Nostro dovrà diventare un vero eroe.
Cthulhu saves the world è un RPG vecchio (ma proprio vecchiooooo) stile, sviluppato dalla Zeboyd Games con il codice costretto dalle limitazioni imposte ai programmatori dal canale Indie di Xbox Live. Quindi grafica scarsissima e musica in stile 8 bit, abbinati però a un gameplay rapidissimo, dialoghi divertenti e personaggi irresistibili. Per ora ho solo conosciuto la sirenetta innamorata dei tentacoli di Cthulhu, prima groupie del nostro party.
I combattimenti sono inoltre molto più strategici di quanto si potrebbe essere portati a pensare dalla povertà delle immagini. Mentre la potenza degli avversari sale di turno in turno, anche gli effetti delle nostre azioni si sommano, trasformando semplici attacchi in potenziali combo da esecuzione istantanea.

Dalle recensioni trovate in giro risulta che il gioco si può finire in otto ore, quindi poco tempo, giustificabili con il costo irrisorio (2€) e col fatto che assieme a Cthulhu viene consegnato Breath of Death VII: The Beginning, RPG più classico nell’ambientazione ma sempre old style e ferocemente ironico.

Cthulhu e la sua groupie

Cthulhu e la sua groupie

Il sito ufficiale di Cthulhu saves the world.

Intervista a Andrea Giusto per il Cthulhu Day & Night 2010

Sabato 27 novembre 2010 si è tenuto a Milano l’evento Cthulhu Day and Night dedicato agli appassionati dello scrittore americano Howard Phillips Lovecraft e di tutte le novità ludiche sorte (strisciando) attorno ai suoi miti.
Dopo qualche mese e varie peripezie (tra le quali l’incontro a Lucca Comics and Games) sono riuscito a intervistare uno degli organizzatori della manifestazione, Andrea Giusto, e costringerlo a una amichevole chiacchierata.

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Il quinto cilindro – Paolo Agaraff

Dopo Le rane di Ko Samui e il prequel I ciccioni esplosivi, tornano, con l’inesauribile carica di energia che li contraddistingue, i tre anziani eroi creati dal molteplice Paolo Agaraff.

Archeologia. Civiltà perdute. Visitatori da un altro pianeta, capaci di influenzare la storia e gli eventi terrestri nel passato e nel presente. Con “Il quinto cilindro”, Paolo Agaraff affronta l’argomento con il suo solito stile dissacrante. Tre vecchi e terribili pensionati si trovano coinvolti in trame di respiro interplanetario, scaraventati in una realtà cristallizzata al tempo della nascita dell’impero romano.
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Alex Andreyev, orrori lovecraftiani nella metropolitana

Avete mai letto Orrore a Crouch End di Stephen King? È un racconto apparso nella raccolta Incubi e deliri e nell’antologia omonima, curata da Ramsey Campbell e pubblicata in Italia della Fanucci (1990), composta da omaggi alla mitologia creata da Howard Phillips Lovecraft. Ricordo che tra tutti emergeva, surclassando anche il Re, Il pozzo numero 247 (Shaft Number 247) di Basil Copper.

Lasciando ora da parte il terrore (giustificato?) per ciò che si cela oltre il Pozzo, era del racconto di King che volevo parlare, usandolo come introduzione a questa notizia.

 

Metronomicon

Metronomicon

Il legame è semplice: a un certo punto Doris, la protagonista, che col marito sta cercando l’abitazione di un amico a Londra nella zona di Crouch End Towen, legge la locandina di un giornale locale che recita sixty lost in underground horror. È solo un vago indizio di quello che succederà da lì a poco, tra bambini diabolici e orrori cosmici intrappolati nella terra, ma è sufficiente a farci alzare lo sguardo dal libro per controllare che, almeno qui, sia tutto normale.

Quando ho letto di queste fotografie, realizzate da Alex Andreyev, ho ripensato al racconto, a quella notizia inquietante.
Terrore nella metropolitana. Sessanta dispersi. L’orrore sotterraneo.

Andreev estrae elementi provenienti da panorami diversi (il bozzolo, le pinze, le torce) e crea una disturbante versione di ambienti comuni che, da sempre, toccano le paure primeve dell’uomo. Le gallerie, il sottosuolo, lì dove si celano le tenebre.
Alex Andreyev ha visto l’orrore nella metropolitana, e come un moderno Pickman l’ha fotografato per raccontarcelo.

Il sangue non è acqua di Paolo Agaraff

Ultimamente leggo poco. Voi starete pensando che non ve ne frega niente, ma io continuerò, seguitemi che vi spiego. Dicevo, è da tempo che leggo poco, fatico a trovare nelle storie qualcosa che mi faccia sperare di arrivare presto alla fine, non per l’avversione ispirata dal testo, ma per conoscere la conclusione di una storia appassionante. Ed in questo mare di noia e nausa mi sono aggrappato con speranza ai due libri inviatimi dall’amico Paolo Agaraff, dotato di più cervelli e tante mani, che per nostra fortuna sono capaci di dare vita alle storie di cui parlavo prima (quelle appassionanti, non la nausea, era chiaro, no?).

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Le rane di Ko Samui di Paolo Agaraff

Le rane di Ko SamuiQuanto pratici siete delle code negli uffici pubblici? Come tutti temo abbastanza. per cui sapete che la miglior arma da portare con se quando si va a discutere con un annoiato dipendente dello stato di una propria bolletta è un buon libro. E se per caso il libro parla di creature ibride, batraci cannibali e accoppiamenti blasfemi, sapete di poter aspettare anche molte ore. il pericolo è però di essere catturati dalle atmosfere del luogo, tra cocktail thailandesi e donne affascinanti quanto letali, e perdere il proprio turno allo sportello, perché mentre chiamano il vostro turno stava proprio per emergere l’indescrivibile creatura viscida e tentacoluta che aspettavate dall’inizio del racconto.

E mentre i numeri scorrono sul tabellone luminoso fate conoscenza con tre amabili (nel senso di malaticci, nevrotici, brontoloni) vecchietti che spendono le proprie vacanze in un resort su alcune idialliache isole thailandesi, ignari che misteriose festività si svolgono poco distanti dai loro bungalow. Paolo Agaraff fa da cicerone di questo villaggio turistico e dei suoi risvolti più inaspettati con semplicità, riuscendo a coinvolgere il lettore rendendo possibile la commistione dell’orrore che nessun termine umano può descrivere, omaggiando Howard Phillips Lovecraft ed una sottile ironia il cui ritmo è mantenuto alto dai dialoghi tra i tre protagonisti.

Per fortuna un signore anziano mi scuote la spalla e mi avvisa che è il mio numero quello che lampeggia e mi alzo a compiere il tristo rito della discussione ripensando alle ultime pagine lette. Quel finale, che è l’unica piccola pecca del racconto, un po’ troppo affrettato e con l’imperdonabile (me lo perdoni il mutlicefalo Paolo Agaraff) happy end, che se pur condito da sacrifici e tradimenti e d’accordo con il tono comunque scanzonato del racconto, mal si accoppia (e la parola, scoprirete, non è scelta a caso) con la migliore tradizione lovecraftiana. Ma è un piccolo particolare che non rovina il piacere di aver letto un racconto horror italiano che riesce a trattare Lovecraft in un modo nuovo, esilarante.

Fatto ciò che dovevo fare mi giro a ringraziare il signore ma è scomparso, nella piccola folla che ancora attende non ce n’è traccia. Volevo ringraziarlo e magari avvisarlo. Gli spuntava un biglietto di aereo dalla tasca. Volevo avvisarlo che se stava andando verso Ko Samui, in questa stagione avrebbe fatto meglio a scegliersi una zona più… sicura.