La morte ci sfida di Joe R. Lansdale

La morte ci sfida di Joe Lansdale

La morte ci sfida di Joe Lansdale

Era tanto che non leggevo qualcosa di Joe R. Lansdale. E dopo un lungo peregrinare per altre pagine sono tornato a un suo libro, come si torna da un vecchio amico, per sentirsi raccontare le ultime del paese, in questo caso della cittadina di Mud Creek.
Perché è proprio lì che si reca il reverendo Jebidiah Mercer, armato di whiskey, una pistola calibro .36 e i resti sbrindellati della sua fede, chiamato in quel buco polveroso del vecchio west da incubi orribili su una misteriosa cosa-ragno.

Purtroppo le cose che vanno male a Mud Creek sono tante e per noi lettori gli zombie sono davvero l’ultimo dei problemi. Innanzitutto c’è il confronto (durissimo) tra questo romanzo e il resto del lavoro di Lansdale, pubblicato e ripubblicato, tanto da riempire interi scaffali delle librerie. La morte ci sfida è, secondo lo stesso autore, un libro che non contiene grandi riflessioni, ma un passatempo simile ai vecchi film dell’orrore, trasmessi a sera tardi alla televisione. E questa mancanza di riflessioni, soprattutto se si è abituati all’ironia tagliente, alle ambientazioni ricche e dense e alle storie folgoranti di Hap e Leonard o del Drive In, per citare le più conosciute, si avverte dalla prima all’ultima pagina.
Continua…

In fondo alla palude di Joe R. Lansdale

Dei vari libri che ho letto quest’anno un posto particolare lo tengo per questo libro del grande Joe R. Lansdale. Ero stato messo addirittura in guardia su In fondo alla palude, “mica è un horror, è un thriller!”. Questo ed altri giudizi scomposti mi hanno ancora di più acceso la curiosità, alimentata devo dirlo anche dal bel disegno in copertina, che ritrae i due fratellini protagonisti della storia. Il thriller in questo libro è solo un aspetto marginale, un mezzo e non il fine, per raggiungere un altro risultato.

Le emozioni che giacciono in fondo ad ogni pagina si legano alle sue ampie ed affascinanti descrizioni dei personaggi principali come dei comprimari, per quei volti tratteggiati così finemente fino a disegnarsi nella mente. Si inizia da subito a conoscere i due fratelli, la loro famiglia di cui spicca il padre, con le sue debolezze, e più tardi l’incredibile nonna, ma soprattutto uscendo dal nucleo, nelle strade sporche, nell’aria che è sempre o troppo umida o troppo fredda, tra i vecchi, oltre le tuniche del Klan con le croci infiammate, verso i boschi e chi ancora ci abita che si viene a contatto col mondo reale nel quale si svolge l’intera vicenda.

Questa è narrata dalla voce di Henry, eroe suo malgrado di questa grande avventura, la quale si fa diversa, cresce ed invecchia e presenta col passare del tempo un parallelo tra il passato di cui narra ed il suo attuale presente. La forza principale del racconto è nel suo riuscire a portarci proprio li in mezzo, a sentire fremere le foglie sugli alberi e la paura nella gente di colore, ad osservare i probabili colpevoli degli orrendi omicidi, ad inspirare i fragranti aromi della cucina, delle gallette e dei fagioli o delle torte della nonna, nel prendere coraggio e scendere con Henry e Tom in quello spaventoso viaggio, fin in fondo alla palude.