La Cosa (The Thing, 2011)

Ero partito con l’idea di scrivere un articolo sul festival della fantascienza di Trieste (nome corretto Science+Fiction) dove quest’anno sono riuscito a godermi alcune pellicole e a incontrare persone poco raccomandabili come George Romero, Simone Corà (che ho scoperto è blogger famoso assai tra i triestini che lo fermano perfino per strada e non per menarlo, come avrete da subito pensato) e Marco Crescizz  (che ancora non conoscevo di persona). Il primo ha rivelato al pubblico i suoi nuovi progetti, ha sbuggiardato i giornalisti che lo intervistavano in una tristissima masterclass e indossava i migliori occhiali da vista che la storia dell’horror ricordi. Gli altri due stanno lavorando su un libro segreto, forse il seguito di quel Maledette Zanzare, del Corà, dal titolo provvisorio di Fottute Cimici. Così dicono voci nel corridoio.

Dicevo, ero partito con questa idea, e forse l’articolo poi lo scrivo e vi racconto di come hanno cercato di far incazzare Romero fin dalle prime domande o di come però ai festival io mi ci diverto sempre (vero che partecipo solo a questo e sono di bocca buona eh, quindi non faccio statistica). Però, nel mentre, vi parlo di quelLa Cosa. Lo faccio brevemente, infrangendo anche la promessa che m’ero fatto di non parlare più di cinema. Lo faccio alla scazzo che tanto poi arrivano quelli bravi e vi raccontano le cose di linguaggio, meta cinema e cose così.

The Thing 2011 poster

The Thing (2011)

Siamo tra i ghiacci e un antipatico capo di spedizione trova per pura fortuna un disco volante e poco distante l’alieno ibernato che lo guidava, ghiacciato nel tentativo di raggiungere un auto grill da dove chiamare il carro attrezzi. Estratto e portato al campo base, l’alieno si risveglierà incazzato e ancora con quella fame che ti fa mangiare di tutto in auto grill, figuriamoci con qualche decina tra norvegesi e americani, caldi e succulenti.

Ho rivisto da poco l’originale. Che poi voi lo sapete non è l’originale, quello di Carpenter del 1982, ma è a sua volta una sorta di remake de La cosa da un altro mondo di Hawks, datato 1951. Tutti basati sul racconto Who Goes There di John W. Campbell del quale il sottoscritto vi ha, a suo tempo, regalato una versione ePub.

Who Goes There di John W. Campbell

Who Goes There (eBook gratuito) di John W. Campbell

E ieri ho visto questo prequel, destinato a raccontare finalmente da dove arrivava il cagnaccio infetto che dà inizio a tutto il delirio raccontato ne La Cosa di Carpenter.

The Thing 2011 Mary Elizabeth Winstead

The Thing 2011 Mary Elizabeth Winstead

Il confronto tra i due film, fisiologico e inevitabile, è impietoso. E serve a sottolineare l’incapacità di ricreare cose semplici, usando strumenti semplici, come possono essere il silenzio e l’assenza. Questa Cosa mostra invece la tendenza a riempire, ingozzare, farcire, ogni senso dello spettatore, dovendo quindi ricorrere ai soliti scherzetti da salto sulla sedia per irrompere e spezzare il livello di saturazione raggiunto. Mi è capitato, quando la telecamera scivola di notte, per i corridoi vuoti della stazione scientifica, di chiedermi perché cavolo ci dovesse essere della musica mescolata al suono del vento e della neve che anticipano la tempesta in arrivo. Lasciando perdere la pochezza dello score, perché sovrapporlo a suoni che di loro hanno già la capacità intrinseca di smuovere qualcosa nello spettatore? Perché potrebbe non bastare! Così come tutti gli attori sembrano gridare “è un film sulla  paranoia! Paranoia!” perché chissà, magari lo spettatore non l’aveva ancora capito. Ma il sospetto, si sa, striscia silenzioso. Mentre in questo prequel/remake di quieto e pauroso non c’è nulla e così come i mostri fanno a tratti sorridere, così i dialoghi gridati che dovrebbero essere da ambientazione claustrofobica intrisa di sospetto e terrore ottengono l’effetto opposto.

Del tutto assente anche la componente d’interazione con l’esterno, con quel freddo polare doloroso solo a immaginarlo, possibile e auspicabile co-protagonista di pellicole come questa. Il gelo c’è ma non si sente, si intravede sullo sfondo. C’è neve, fa freddo, però a parte un paio di americani tremolanti che si ripigliano in breve tempo dopo essere sopravvissuti a uno schianto aereo e successiva camminata su crinale ghiacciato, nessuno sembra farci caso.

Non lasciano speranze nemmeno Le Cose, sicuramente molto varie e, purtroppo, divertenti. Bestioni tentacolosi coi dentoni, che troppo ricordano creature videoludiche estratte da qualche capitolo di Resident Evil (con tanto di Boss Finale) e non hanno che poca parte del fascino delle bestie realizzate negli anni ’80 da Rob Bottin e compagnia. Come in altre pellicole del genere, qui c’è computer graphics, e la si vede dove non si dovrebbe.

The Thing 1951

The Thing – La Cosa (dell’Altro Mondo) del 1951

The Thing 1982

The Thing – La Cosa nel 1982

Inutile parlare della protagonista principale, una Mary Elizabeth Winstead monodimensionale e fuori posto.
Inutile ricordare il finale tagliato a mannaiate.
Meglio dimenticare il finale-dopo-il-finale, appiccicato per buona gioia degli appassionati e di chi si chiedeva, appunto, da dove minchia arrivasse l’Husky-Cosa dell’Altro Film.

Ridatemi R.J. MacReady e la sua barba.