Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop

A volte mi domando che cosa la gente usi al posto del cervello. Pensa a quei ragazzi: hanno paura di sedersi a mangiare vicino a un negro, ma divorano le uova che escono dal culo delle galline.
– Ninny

Dovrei preparare le cose per il bivacco di questo weekend, e trovare il modo per sopravvivere all’ondata infernale di domani. Ma volevo passare ancora qualche momento al PC. Ventilatore a turbina puntato addosso e l’asciugamano che si scalda come un sudario inutile. Volevo raccontare di questo libro, di cui tutti o quasi conoscono il film. Per cui finisco con le cose da fare e torno e scrivo una “recensione”.

Son passati quattro giorni. Di bivacco neanche l’ombra, ché domenica prevedevano (azzeccandolo) l’arrivo del nubifragio. Solo una gita in giornata, a correre su e giù per i monti attorno al lago. Ma dicevamo del libro. Anzi, del e-libro. Continua…

L’ultimo dell’anno

Una volta era una sorta di tradizione, il post di fine anno, qualche listarella dei preferiti (chi film, chi fumetti o altro), progetti e speranze per l’anno a venire. Poi come tante tradizioni si è andata a perdere, ma è sempre un buon momento per riprenderla. Gli anni scorsi a Natale ci siamo lasciati con articoli di vario genere, dalle avventure su montagne infuocate a improbabili liste di giochi. Quest’anno complice una botta di influenza che mi ha steso per un paio di giorni non ho messo giù nulla di quanto volevo per cui eccoci qua con poco tempo per farci gli auguri per l’anno a venire.

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Oscure Regioni. Volume 2. Racconti dell’orrore di Luigi Musolino

Un mese o quasi di assenza dal blog, con un “dopo Lucca” ancora da smaltire e tutta la sequela di avvenimenti fuori dalla porta, che mi hanno reso veramente difficile tornare a scrivere. La valanga di odio social mediatico che ne è seguita, il bisogno di identificarsi al più presto con questa o quella corrente/partito/idea e attaccare chi sta con le altre, mi ha reso in certi giorni fisicamente impossibile aprire siti, navigare il web e men che meno chiacchierare di quelle due o tre passioni di cui vi racconto tra queste pagine. In tal senso si è espresso l’amico Andrea, con alcune idee che condivido e un pensiero più chiaro di quanto il mio avrebbe potuto essere. Dopo aver digerito (ma più spesso sputato e evitato) almeno il grosso, provo a sedermi e cercare qualcosa di buono, tra quel che è rimasto sulla scrivania. Per un attimo lasciamo fuori la tristezza degli uomini e gli scontri così necessari a dare un senso alle proprie vite, e ci riposiamo tornando al punto di partenza: parlando di storie.
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Sulla vetta della Firetop Mountain

The Warlock of Firetop Mountain venne pubblicato per la prima volta ben 30 anni fa, nel 1982. E’ considerato uno dei primi libro game così come li conosciamo ora, quei libri “a bivi” che hanno avuto un enorme successo negli anni ’80 e stanno vivendo una sorta di nuova giovinezza grazie soprattutto ad applicazioni per smartphone e tablet. In realtà sappiamo come ci siano stati dei precedenti illustri ma molto meno noti al pubblico (tra tanti, Esame dell’opera di Herbert Quain o Il giardino dei sentieri che si biforcano di Borges, le opere del collettivo Ouvroir de Littérature Potentielle, Tante storie per giocare di Rodari).

Warlock of Firetop Mountain 25th anniversaryLa versione in mio possesso del libro, che vedete in foto, è quella del 25° anniversario, corredata da tutta una serie di “add on” per dirla con il giovin linguaggio dei videogame, che sono fonte inestimabile di piccoli aneddoti su come siano nati certi fenomeni letterari (almeno nella “nicchia” di chi si appassiona(va) a questo tipo di intrattenimento), un completo making of dell’opera che meriterebbe un capitolo nella rubrica – ferma da un po’ – The Art Of, su questo blog.

TWoFM nasce con il molto meno esaltante titolo di The Magic Quest dall’idea iniziale di un manuale per giochi di ruolo, scaturita nel 1980 da un incontro di due giovani autori, Steve Jackson e Ian Livingstone, con l’editore Penguin Books.
Per inciso, questo Steve Jackson è inglese, e non va confuso con il suo omonimo americano, game designer e autore di innumerevoli giochi tra i quali il sempre amatissimo Munchkin. Questo duetto di personaggi è invece addietro a successi come la collana Fighting Fantasy, della quale TWoFM è il primo volume, e quella “piccola azienda”, la Games Workshop, che produce ad esempio lo storico wargame Warhammer.

Nel decidere cosa sottoporre, i due si confrontano e nasce una nuova ipotesi, quella di un libri giocabile in solitaria, un’avventura dove le scelte del giocatore possano influenzare lo sviluppo della storia. Nel 1981 una prima versione di The Magic Quest è sottoposta all’editore che fa macerare i due autori nel dubbio per lungo tempo. Sarà solo nell’agosto dello stesso anno, mentre il loro lavoro con The Games Workshop si mangia una fetta sempre più grossa del loro tempo libero, che la Penguin accetta e impone un tempo limite di 6 mesi per consegnare l’opera completa.

E’ questo limite di tempo a imporre la decisione di scrivere ognuno una parte diversa del libro, dividendo la mappa di gioco a metà. Steve si occupa del labirinto a nord che contiene la conclusione del libro, Ian delle gallerie a sud, dalle quali la storia inizia. Punto d’incontro un fiume sotterraneo che scorre proprio a metà della mappa, guarda te il caso.
La scelta, felice per quanto riguarda i tempi di scrittura, obbligherà a ricorrere in seguitoi a un grosso lavoro di editing, dovuto al fatto che i due non avevano concordato fino in fondo alcuni dettagli su nomenclatura e regole.

Nel mentre, ai due fu chiesto di scegliere il titolo definitivo, fortunatamente cambiato in quel The Warlock of Firetop Mountain ispirato ai ben più conosciuti The Lord of The Rings e Dungeons & Dragons. La Penguin Books, con una mossa di quelle geniali, chiese anche un “brand”, un nome sotto il quale far cadere eventuali altre storie, che fosse ben riconoscibile dai lettori. Fu Ian a optare per quel bellissimo Fighting Fantasy che sintetizza in due sole parole i fondamenti di quelle storie: combattimenti e fantasia.
Anche il sistema di confronto con le creature mostruose che abitano la montagna del mago, venne più volte rivisto, partendo da una versione più simile a quella di un gioco di ruolo e incontrando la visione di Steve, che voleva che protagonista e avversario colpissero contemporaneamente, a quella di Ian che invece voleva uno sviluppo a turni.
Fu grazie all’abilità del direttore editoriale, Philippa Dickinson, che questi nodi vennero sciolti in maniera elegante ed equilibrata. Nel making of del libro sono annotate molte delle variazioni che Philippa impose, suggerimenti che mostrano, se mai ce ne fosse davvero bisogno, quanto può essere vitale l’apporto di un buon editor al successo di un testo.

The Warlock of Firetop Mountain, ed 1983

The Warlock of Firetop Mountain, ed 1983

Dopo un’ultima riscrittura da parte di Steve, per eliminare gli ultimi difetti di disomogeneità, The Warlock of Firetop Mountain fu dato alle stampe e, nonostante i dubbi iniziali della Penguin, vide la bellezza di cinque ristampe nei primi quattro mesi.
Era nato il fenomeno Fighting Fantasy, ancora vivo e vegeto dopo 30 anni, tra innumerevoli ristampe dei 59 volumi della Penguin, quelli pubblicati della Wizard Books tra cui la serie dedicata al gioco di ruolo, Advanced Fighting Fantasy, videogame e altro ancora.

E dopo questo lungo escursus dedicato alla nascita del famoso libro game, torniamo alla sua lettura. Affrontare libri interattivi a quarant’anni è un’esperienza molto diversa, banalità, di quella originale, che nel mio caso è una lunghissima estate del 1984, passata tra le prime gare di canottaggio e La città dei misteri, Kharé. Il che la dice lunga sulla dicotomia che da sempre impera nella vita del sottoscritto. Per motivi ormai dimenticati mi venne regalato il secondo volume della serie Sortilegio, scritto proprio da quel Steve Jackson di cui abbiamo parlato fino a ora. Sul blog non ho mai scritto dei quattro volumi che compongono questa amatissima serie, Sorcery in originale, composta dai migliori libri game mai letti. Personaggi bizzarri e paesaggi decadenti, una bellezza fatata intrisa di una venatura malsana, una combinazione unica del meraviglioso e dell’orrido, del bene e del male, segno delle capacità ineguagliate di Steve Jackson e alle illustrazioni di un John Blanche in grandissima forma.

The Warlock of Firetop Mountain contiene senza alcun dubbio i semi di queste abilità, e questi hanno reso la sua lettura molto più fluida e piacevole del previsto. C’è quella semplicità, la linearità che solo un testo vecchio di 30 anni può avere, senza farne un difetto.
Per inciso nel seguito mi riferirò all’edizione del 25° anniversario, che so contenere alcune piccole differenze con l’originale, ad esempio una introduzione più eroica, come sottolineato dall’esperto Mauro Longo nell’articolo The Warlock of Firetop Mountain – Un’introduzione alternativa.
Quando iniziamo la lettura sappiamo di essere lì per
1. esplorare un sotterraneo
2. uccidere i mostri
3. arraffare il tesoro
semplice ed efficace.
Al giorno d’oggi questa è praticamente la tagline di Munchkin, il cui primo obiettivo è proprio riprendere ironicamente i cliché del genere. Ma negli anni ’80 quei cliché dovevano ancora diventare storia.

Il ciclope, uno degli avversari del libro

Il ciclope, uno degli avversari del libro, illustrato da Russ Nicholson

La prima parte del libro, quella scritta da Livingstone, permette di fare la conoscenza con alcune delle creature che abitano la tana del Warlock, ed è piuttosto lineare nella struttura. All’inizio della storia, un fortunato incontro con un vecchio che sta spingendo un carretto a mano stracolmo di roba ci condurrà al villaggio di Anvil dove ci verranno dispensati moltissimi consigli su come affrontare ciò che vive sotto la montagna e su certe chiavi che aprirebbero la porta per la tana del Warlock.
Superata la prima parte, giunti al fiume sotterraneo, ci si inoltra nella “zona Steve Jackson”, un dedalo di corridoi che nascondono porte segrete, magici teletrasporti e incontri con pericolose creature come vampiri, zombie, minotauri e goblin.

Per sopravvivere all’avventura e impadronirsi del tesoro sarà quindi necessaria quell’abilità dimenticata, uccisa dai vari automapping dei giochi di ruolo elettronici, che è il disegnare.
Lo so, già ci vogliono i dadi, e la matita, e la gomma. E tocca pure mappare i corridoi, altrimenti tanto vale buttare il libro nel caminetto e usarlo per scaldarsi la notte di Natale.
Il dedalo non è complicatissimo, ma la descrizione dei corridoi del dungeon è sempre piuttosto scarna, mancante di quei segni che permeteterebbero di capire dove siamo finiti.

The Warlock of Firetop Mountain, la mappa dei sotterranei

The Warlock of Firetop Mountain, la mappa dei sotterranei

Mi ci sono voluti come dicevo due giorni, 3 fogli A4 e un bel po’ di pazienza, ma alla fine Zagor, il Warlock, è morto e il tesoro è stato mio (assieme all’inquietante e subdola proposta di diventare il nuovo mago sotto la montagna).
Una lettura divertente, una vittoria che lascia più soddisfazione di molti giochi moderni, un’avventura davvero pen&paper che, combinata alle ore tranquille del Natale, mi ha riportato a tempi diversi, quando la meraviglia era una sensazione intensa, ed era molto più facile da trovare.

Link utili:

 

 

Zagor, il warlock sotto la montagna

Zagor, il warlock sotto la montagna

Scegliere il prossimo libro/ebook (2)

Secondo post della “rubrica” sulla scelta delle letture da affrontare. Post che nasce così, dall’ultima volta ne son passati diversi di testi, ma ogni tanto la scelta si fa più ardua o più interessante. Chissà come faranno quelli che vanno in libreria, guardano gli scaffali, comprano e leggono. Io che lavoro “ad accumulo”, vittima di influenze di ogni tipo, ormai al 99% derivanti da blog e siti che seguo, ho sempre il mucchio che mi aspetta, arrivato a quota 80 titoli. E ogni volta che mi sembra di riuscire a ridurlo di dimensioni capita qualche articolo interessante, una recensione, un suggerimento inaspettato e niente da fare, compro.
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Scegliere il prossimo libro/eBook

Qualche versione del blog fa ogni tanto me ne uscivo con un post del genere. Toccava nei giorni in cui ero indeciso su cosa leggere, e ai tempi da ‘ste parti si leggeva parecchio di più (erano gli anni in cui digerivo tra 30 e 40 libri all’anno, il doppio di quanto riesco a fare ora). Il diminuire del tempo dedicato alla lettura ha visto crescere a dismisura i volumi accumulati nella sezione della libreria “to read”.

La libreria più grande del mondo, è infinita :)

La libreria più grande del mondo, è infinita 🙂

Li metto tutti lì, a metà, a sinistra, non troppo in alto che altrimenti li vedrei ogni giorno e mi piglia l’ansia a contare quanti sono, né troppo in basso, ché alla fine mi piace ogni tanto sfogliare qualche lettura “futura”. Sono arrivato a circa un centinaio di testi, merito di qualche fan del sito, dei miei ebook, dei lavori di impaginazione, che si è fatto un giro per la wishlist di Amazon, merito degli amici che mi conoscono e, nel dubbio a Matteo un libro va sempre bene, merito del fatto che non metto in conto gli eBook archiviati sul Kindle, che si arriverebbe probabilmente a una cifra quasi doppia. E no, non li conto, lo fa per me il buon vecchio lentissimo (ma recentemente Mondadorizzato, chissà che se ne faranno ora) Anobii dove, da amante degli elenchi e delle statistiche quale sono, continuo a inserire i testi acquistati.
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H.P. Lovecraft. Da altrove e altri racconti, di Erik Kriek

Lovecraft Da AltroveQuest’anno sono tornato da Lucca col bottino più misero di sempre, dovuto a vari fattori (la crisi, c’è la crisi!) tra i quali spiccava la scelta di privilegiare gli incontri con gli amici, mangiare e bere in compagnia e vedersi i cosplayer. Un esperimento che ha dato ottimi frutti, per quanto purtroppo le intemperie e i soliti problemi di trasporti lucchesi abbiano impedito una certa cena. Anche l’aver limitato la visita alla fiera a UN giorno e aver beccato proprio la data del Nuovo Diluvio Universale (che non ha fermato i – dicono – 70.000 visitatori di quel giorno), possono essere stati fattori di una certa importanza nella mia scarsa permanenza agli stand. Per fare un esempio, l’entrata al Games, il mega padiglione che è posto tra le mura di Lucca e la stazione, quindi il punto in cui entrano subito TUTTI i visitatori, ce la siamo guadagnata in meno di mezz’ora in un attimo di tregua dalla pioggia. Ho sentito di gente che c’è rimasta più di un’ora, in fila. Qualcuno è ancora lì, in cerca dell’uscita.

E insomma, cosa ho preso? Beh, eliminati i vari comics che mi ero già procurato via Amazon grazie a un buono (gli ultimi numeri di Hellboy e BPRD, che francamente erano evitabili in quanto a qualità delle storie), ho optato per due volumi per i quali c’era l’autore presente. Per quel discorso che tanto il libro/gdr/graphic novel/… lo puoi comprare ovunque, ma in queste occasioni ti puoi far lasciare un segno da chi ci ha lavorato, e magari – non quel sabato a Lucca certamente – scambiarci due parole. E quest’anno ho preso appunto H.P. Lovecraft. Da altrove e altri racconti di Erik Kriek e Apocalisse, illustrato da Paolo Barbieri. Okay questo non l’ho preso proprio io, mi è stato gentilmente regalato, con tanto di dedica, ma lo faccio figurare tra gli acquisti altrimenti sembra che a Lucca ho solo gozzovigliato e mi son goduto la gita in un bellissimo B&B racchiuso in un borgo medioevale.

Finita questa “breve” introduzione fuori luogo, arriviamo al volume di cui nel titolo, una nuova versione illustrata dei racconti del Maestro di Providence, una delle muse di questo sito, Howard Phillips Lovecraft. Le sue opere come forse saprete, sono già state rappresentate da chine, matite e colori, negli anni passati, con risultati sempre di ottimo livello. Tra tante ricordo il Lovecraft di Alberto Breccia e  i racconti illustrati da John Coulthart in The Haunter of the Dark. La stessa vita del Maestro è stata rappresentata, in modo surreale e affascinante, nel volume Lovecraft della Vertigo. E come per la narrativa anche nell’arte grafica i Miti hanno dato forma a nuove inquietanti storie, come nel Neonomicon di Alan Moore, o nei passatempi di ogni tipo, illustrati da decine di artisti riportati in parte nel volume dedicato all’Arte dei Miti di Cthulhu.

In questo Da altrove l’olandese Erik Kriek ci porta a rileggere, in forma di graphic novel, L’Estraneo (The Outsider, ), Il colore venuto dallo spazio (The color out of space, 1927), Dagon (Dagon, 1923), Da altrove (From Beyond, 1920), La maschera di Innsmouth (Shadow over Innsmouth, 1931). Cinque racconti tra quelli più conosciuti anche se li ritengo tra i più “sovraesposti”. Ci sono molti altri lavori di H.P.L. che meriterebbero di venir disegnati e mi chiedo se davvero sia necessario puntare sulla popolarità delle storie per vendere un volume del genere.

Erik Kriek LovecraftScelta delle storie a parte, il libro ha il pregio dell’interpretazione visiva alla vecchia maniera di certe riviste della EC Comics (Tales from the Crypt) che contaminarono l’horror negli anni ’50. Purtroppo, se il tratto di Kriek riesce a rendere benissimo quelle atmosfere e quel gusto del terrore, non riesce altrettanto bene nell’adattamento delle storie di Lovecraft. Finali alterati e in parte monchi, per quanto non tolgano molto al senso della storia, ne alterano il punto di vista. Dalla troncatura dell’Estraneo a quel Dagon e le sue “chimere” che rubano la scena alle urla finali rivolte alla creatura che, forse, lo ha seguito fin nel nostro mondo.

Volume dedicato ai soli fan del lavoro di Lovecraft (e quelli di Kriek, immagino), e di chi ha ancora voglia di leggersi fumetti in stile horror ’50, ha inoltre la pecca di non dire nulla sulle ispirazioni visive, su quei fumetti che non tutti gli appassionati conoscono, e sulle motivazioni che hanno spinto l’autore a quella scelta.

Il fuori tutto: vendo videogiochi, libri, fumetti e DVD

magazzino 51 area indiana jones

Decisamente un tipo di post nuovo questo, che non si ripeterà ma verrà eventualmente riutilizzato e attualizzato alla bisogna, ispirato dal fornitissimo e lunghissimo post del buon Elvezio, assolutamente da leggere.
Ho deciso di vuotare parte del vecchio magazzino, eliminando mobili che nemmeno mio nonna avrebbe mai usato, libri mai letti o che non m’interessa più tenere a casa (no, la collezione dei Shannara me la tengo), videogiochi finiti o non-finibili per PlayStation 3 e DVD (quei supporti ottici che tanto andavano di moda qualche tempo fa, si sa mai che qualche appassionato di roba vintage passi di qua).

Il tutto verrà fatto sfruttando la famosa e utilissima piattaforma di eBay (con la quale su alcuni articoli ho litigato tra aste e compra subito), dove troverete gli articoli elencati sotto, che aggiornerò un po’ al giorno. Il post rimarrà visibile sul blog aggiornando lo stato delle vendite.

ebay icon

Per qualsiasi informazione mi potete ovviamente contattare.

 

Videogame PS3

  • Bioshock 2
  • God of War III
  • Kingdoms of Amalur: Reckoning
  • Overlord: Raising Hell
  • Virtua Tennis 3

 

Film in DVD

  • 007 Casino Royale
  • Cube
  • Daredevil
  • Femme fatale
  • Il mistero di Sleepy Hollow
  • Silent Hill
  • Tomb Rider – La culla della vita

 

Libri

  • Il castello di tenebra di J.H. Brennan (librogame, 1991)
  • Le cronache del mondo emerso (trilogia) di Licia Troisi
  • Le leggende di Dragonlance 1 Il destino dei gemelli di Margaret Weis e Tracy Hickman
  • Le leggende di Dragonlance 2 La guerra dei gemelli di Margaret Weis e Tracy Hickman
  • Le leggende di Dragonlance 3 La sfida dei gemelli di Margaret Weis e Tracy Hickman
  • Hyper versum di Cecilia Randall

 

Fumetti

  • Demian N. 1
  • Demian N. 2
  • Demian N. 3
  • John Doe N. 5
  • John Doe N. 22
  • John Doe N. 76
  • John Doe N. 77

La città e la città di China Miéville

La-citt+á-e-la-citt+á-di-China-Mi+®villeNon pensavo di scrivere una recensione del romanzo di China Miéville, La città e la città. Ma per qualche ragione in questi ultimi giorni la spinta a questi esercizi mi è tornata prepotente, e mi sono ritrovato per le mani il volume da poco concluso. E l’ho sfogliato. E ho deciso che no, non lo avrei recensito, ma qualche frase su quel che mi è rimasto, giusto un’opinione l’avrei data. Ma mica una recensione eh…

Fascette che lo avvolgono quando riposa in libreria e commenti di altri blogger lo definiscono un incrocio tra Kafka, Chandler, Dick. Io parto svantaggiato, non essendo particolarmente esperto di fantascienza, non avendo mai letto Chandler, sopportando con difficoltà Dick e ricordando poco delle mie letture kafkiane.
Per cui vi dirò che a me questo libro ha ricordato George Orwell. Poi vi spiego perché.
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Minuti contati e altro sui giochi di Cthulhu

Al limite dell’emicrania scrivo questo ultimo post di settembre che quando lo leggerete sarà il primo di ottobre. Eh, lo so, dovrei tornare sul divano imbottendomi di qualche sostanza chimica di inusitata potenza, ma sono giorni che faccio istant post su The Secret World (idea pessima mi sono registrato ho tre giorni di prova e potevo farlo un venerdì che era più furbo…) sugli eBook e questo riassuntino di inizio autunno è lì povero da troppo tempo. E poi mi va a male e puzza.

Rapidi scorriamo l’ordine delle novità per importanza. La prima ormai l’ho già citata qua e là ma ve la mostro per la prima volta. Si tratta della nuova fighissima edizione del mio saggio sui giochi di Cthulhu, integrata con i nuovi titoli (e no Eternal Darkness continua a non esserci, sorry), corretta e rieditata e ricoperta dalla cover a opera del buon Davide Marescotti, in una veste più giocosa della precedente.

I giochi di Cthulhu di Matteo Poropat

Non volete giocare con Cthulhu?

A breve, conclusi gli ultimi dettagli di produzione, vi darò tutti i dati. Per chi riuscisse a venire a Lucca Comics and Games a fine mese ci sarà il sottoscritto pronto allo stand WildBoar. Alla stessa manifestazione ci saranno vari incontri con gruppi più o meno raccomandabili, nonché avrò il ruolo (unofficial) di fotografo alla premiazione del RiLL.

Continua…