Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi

Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi

Parliamo di un romanzo breve, consigliatomi dal Leo (quello di Sine Requie), nonché primo eBook che io abbia acquistato, una volta arrivato il Kindle. Ma del formato digitale ne parliamo dopo, iniziamo dalla storia.

Risvegliatosi in un luogo a lui sconosciuto, un essere di legno articolato e ingranaggi si ritrova confuso e spaesato. Davanti a sé ha il cadavere del suo costruttore, ma non ha un nome né memoria, e due spietate creature, la Maschera e la Bestia, gli danno la caccia.
Disperso in un mondo in rovina, dove convivono divinità del caos e giganti marini, castelli volanti e tribù guerriere, deve ritrovare se stesso e capire chi è.

Il genere del romanzo è il new weird, che il sottoscritto intende come un non genere, in quanto capace di andare oltre quelli che sarebbero i generi stessi che lo definiscono (horror, fantascienza e fantasy).
Al di là delle possibili inscatolature in definizioni di cui si può (se proprio se ne sente il bisogno) discutere, è il maggior livello di quel sense of wonder di cui tanto, almeno qua in giro, sentiamo il bisogno, a segnare il limite dove molta altra letteratura nostrana si ferma e il lavoro di Tarenzi inizia.
Ciò che contraddistingue tutta una serie di produzioni poco per nulla conosciute da noi (autori non tradotti, generi letterari come lo steampunk, steamfantasy, bizzarro, totalmente schifati) si ritrova in questa bella storia che mi è piaciuta già dal titolo.
C’è il legno e c’è il sangue. E un sentiero. Potrebbe essere pure una storia di Mauro Corona, col profumo di boschi e una morte tra le foglie. Nulla di tutto ciò, ovviamente, questo è qualcosa di diverso, diverso persino da quello che si potrebbe intuire letta la trama.

Pinocchio è un pretesto, per raccontare una storia di creature fantastiche e paesaggi da sogno. Eh, lo so, cliché descrittivi che poco rendono la forza di questi elementi. Le creature fantastiche qua non sono draghi, orchi, goblin, non sono, a conti fatti, banali. E il primo elemento di questa diversità sta nella (per nulla semplice e spesso poco considerata) scelta dei nomi. Una cosa è affrontare l’orrido Ghaz’hamun, un’altra cosa è, al risveglio da un sonno senza memorie, trovarsi di fronte la Bestia e la Maschera. Affrontare non l’incarnazione, ma l’archetipo. E la scelta non è casuale, come si scoprirà più avanti, in questo cammino nel sogno e nella realtà, simile a un percorso iniziatico, di vero risveglio (dal sogno per la realtà o dalla realtà per il sogno?).

Continua…