Malarazza di Samuel Marolla

È venerdì e questa settimana è davvero volata, tra impegni e allenamenti, per cui non son riuscito a buttare giù l’ombra di un post che sia uno. Viene in aiuto come sempre il buon vecchio blog, dal quale ripesco con piacere una recensione dedicata alla raccolta Malarazza, del bravo Samuel Marolla. Perché ho scelto questo? Innanzitutto perché Samuel è bravo, e non lo dico solo io eh, che magari non mi credete, ma anche gente come il solito gelostellato, ad esempio, e l’Alex e molti altri qua attorno e più in là. E forse già sapete che se non credete a noi, per scoprirlo da soli non dovete nemmeno spendere soldi, perché con una buona strategia di marketing il nostro Samuel mette a disposizione dei suoi lettori alcuni lavori gratis. O come nel caso del Colosso Addormentato, un intero romanzo a 0.99€ il che mi sembra già molto, che dite? Ultima ragione, sta circolando di recente la sua Janara, racconto scritto direttamente in inglese, impaginato in eBook da me e al quale verrà dedicata un’intervista a Samuel sul blog Il Posto Nero.
Molte molte buone ragioni quindi per parlare di quello che è stato il mio primo incontro col Marolla, ai tempi in cui Mondadori pubblicava la sua Malarazza

Malarazza di Samuel Marolla

Malarazza di Samuel Marolla

Qualcuno potrebbe obiettare che di raccolte in giro se ne trovano già.
Vero.
E che interessano poco agli italiani.
Sembra sia vero, sigh.
E quindi? La differenza sta che in Malarazza trovate (finalmente) ottimi racconti. Ottimi racconti dell’orrore.
Niente fenomeni di moda. Niente categorie e sotto categorie (ve lo ricordate il new italian epic?) a imbrigliare la capacità narrativa.
Per una volta non si cerca di accontentare nessuno in particolare. E così facendo se ne accontentano tanti. Non tutti, forse, ma a leggere le recensioni, direi proprio tanti.

C’è qualcosa di speciale che accomuna questi racconti: l’ottimo stile di Samuel. Uno stile capace di nutrire trame semplici e farle diventare mostri tentacolari e famelici. Uno stile che si assapora negli aggettivi debordanti ma controllati, che non infastidiscono ma, anzi, caricano nel migliore dei modi la scena di orrore e attesa per qualcosa di ancora peggiore, che abbiamo capito ci attende nella prossima stanza, dietro una semplice porta a vetri.
Ecco, semplice.
Il filo conduttore, unico e impercettibile credo (temo) per molti lettori italiani che divorano tutt’altra narrativa, è proprio la semplicità. La paura, il terrore, non hanno bisogno di intelaiature pesanti e archetipi troppo complessi, anzi, è nel momento più banale della nostra giornata che il cambiamento ci mette davvero angoscia. Nell’atto quotidiano di cui conosciamo ogni fase ed esito, se le cose non vanno come dovrebbero si rizzano i peli sulle braccia e qualcosa dentro di noi avverte lo scricchiolio nel tessuto della realtà. Quella vecchia signora così gentile, coi denti ingialliti e le unghie sporche, cosa nasconde? Quella strada in agosto (in agosto! non servono per forza nebbia e oscurità autunnale per farci rabbrividire) dove conduce veramente? E la volete recuperare la chiave caduta nella scatola piena di carne putrefatta?
Pochi elementi bastano, nelle mani di chi scrive bene e sa quello che fa, per mettere le basi dell’orrore.
Continua…