Fragile Things di Neil Gaiman

Fa un caldo notevole, avete notato? Strano, per essere estate… Come dite? Siete tutti via ché è ferragosto? Ecco cosa mi era sfuggito! E meno male che avevo deciso di riciclare una vecchia recensione che mi tornerà utile, domani al vostro rientro, per un altro articolo della serie The Art Of, dedicato a una pittrice canadese.

Fragile Things è la seconda raccolta di racconti di Neil Gaiman in lingua originale che leggo ed è la seconda volta che rimango estremamente soddisfatto della scelta. I racconti presentati in questa antologia sono tutti comparsi altrove e la versione dell’Harper Collins che ho preso alla Feltrinelli è quella inglese, che rispetto all’americana ha alcuni racconti in più, già apparsi in Smoke and Mirrors.

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1602 di Neil Gaiman e Andy Kubert

1602 di Neil Gaiman e Andy Kubert

1602 fa parte dei volumi della collana Super Eroi, Le Grandi Saghe, usciti molto tempo fa in allegato al Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. È il secondo titolo ad avere Neil Gaiman tra gli autori, dopo la sua rivisitazione de Gli Eterni del grande Jack Kirby. Questo fumetto è la prima storia che l’autore di American Gods ha realizzato per la Casa delle Idee, grazie al lavoro di ricostruzione affidato a Joe Quesada, per risolvere i problemi che assillavano allora la Marvel.

L’intera opera (che per quanto concerne la parte sviluppata da Gaiman consta di otto numeri, ai quali ne seguirono altri dalla mano di autori diversi) è in pratica un what if cronologico, la risposta alla domanda “cosa sarebbe successo se i super eroi si fossero manifestati nell’Inghilterra del 1600?”. In 1602 vengono quindi narrate le gesta di personaggi solo all’apparenza sconosciuti, che mantengono i poteri delle loro controparti “attuali” e anche spesso una somiglianza nei nomi, stabilendo una nuova dimensione parallela a quella solita che, usando la nomenclatura standard, ambientano le loro storie nella dimensione conosciuta come Terra-616.

In questo volume ci sarà invece Sir Nicholas Fury, prima guardia della regina Elisabetta, il cui medico è niente meno che il dottor “Doc” Stephen Strange assistito dalla giovane Clea. Accanto a loro troviamo Peter Parquagh, che per tutta la storia “rischierà” di venir morso da ragni magici, strani e pericolosi, e il gruppo di studenti del professore spagnolo Carlos Javier, tra i quali Scotius Sumerisle, Hal Mccoy, John Grey, nomi che è inutile rapportare ai personaggi del notissimo gruppo mutante degli X-Men. Non mancano i cattivi di turno, sui quali troneggia l’immancabile signore del magnetismo, qui conosciuto come Enrico il Gran Inquisitore, aiutato da Sorella Wanda, Petros (loro ho avuto più difficoltà a scoprire chi fossero nell’altra dimensione) e il Fratello Andreas dalle attitudini viscide e anfibie ai quali farà ulteriore ostacolo il Conte Otto il Bello del piccolo regno di Latveria.

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Buona Apocalisse a tutti! – Neil Gaiman e Terry Pratchett

Ecco un libretto che volevo tanto leggere. Terry Pratchett, ora dirò cosa che per molti è bestemmia, non lo leggo volentieri. Ecco, l’ho detto. Ci ho provato, anni fa, e non lo digerisco bene. Però c’era Neil Gaiman, che invece amo. Insomma ha fatto Sandman, ha quel tocco che sembra una via di mezzo tra un Bradbury d’annata e un King rilassato.
E ci ho provato.

Prima di scrivere la rece qui presente sono andato a sfogliarne qualcuna in rete, già sapendo cosa avrei trovato. Commenti gioiosi e sperticate dichiarazioni d’amore per questo romanzo. Essì sì sì.
Io l’ho letto pure in fretta e in un periodo incasinato, forse non apprezzo Pratchett, e… insomma a me non ha convinto.
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Coraline

Ogni tanto, lassù dove operano i filmmaker, qualcuno si ricorda che le favole fanno (facevano?) paura. E quindi prendono un libro affascinante come Coraline (che mica per nulla ha vinto premi come l’Hugo, il Nebula e il Bram Stoker) di Neil Gaiman (Sandman, Stardust, American Gods) e lo trasportano dall’inchiostro alla celluloide (digitale) rispettandone le caratteristiche salienti. Il risultato è un attimo di straniamento, passando dai trailer dei prossimi blockbuster coccolosi come L’Era Glaciale 3 e Up alle atmosfere scure e opprimenti delle residenze Pink, ci si chiede dove sono finiti i simpatici animaletti sfigati o i personaggi tondi e morbidosi.
Nella casa dove si trasferisce la famiglia di Coraline (guai a sbagliarne il nome con il più comune Caroline) tutto questo manca, anzi. Le entità che la abitano, nel mondo reale come nel mondo “oltre la porta”, sono tutt’altro che rassicuranti e potrebbero benissimo essere soggetti per storie a parte. L’artista del circo russo che alleva topi salterini, le anzine (ancestrali?) ballerine che si contendono un palcoscenico decrepito, l’amichetto dalla fisicità di un giovane Igor, che si trascina col suo sputacchiante motorino indossando maschere paurose.

Merito di questa trasposizione va sicuramente a quell Henry Selic che ha diretto, più di quindici anni fa, il Nightmare Before Christmas di Tim Burton. In Coraline, assieme a Gaiman, riesce nell’impresa di portare sullo schermo una storia capace di affascinare e impressionare, attraverso personaggi distorti e ambigui, musiche dissonanti da circo (e nel film i clown ci sono, non si vedono subito, ma ci sono, e hanno pure la dentatura spessa e sanguinante di un certo IT che abita a Derry).

Coraline, una bambina alle prese con genitori troppo impegnati per curarsene, si darà all’esplorazione della nuova dimora, scoprendo una porticina che non ci dovrebbe essere e che di notte conduce in un mondo tale e quale al nostro, dove una madre e un padre amorevoli l’attendono per rimpinzarla di cenette favolose e riempirla di regali. Non fosse che questi Altri genitori hanno bottoni neri al posto degli occhi, tutto sarebbe perfetto, la realizzazione del suo desiderio di essere considerata e coinvolta dalla sua famiglia. Coraline dovrà scegliere da che parte del muro preferisce stare, scoprendo le conseguenze del fare la scelta sbagliata.

Il film scivola attraverso quasi due ore di paesaggi cupi e personaggi il cui doppio incarna le migliori aspettative dell’originale, in un piccolo colorato Luna Park dove tutti sembrano aver venduto una parte di sé. Ma Coraline dimostrerà di avere le capacità di fare ciò che è giusto, con l’aiuto di un gatto spocchioso e di qualche spintarella dagli altri protagonisti, che sono persi nel loro mondo ma non per questo incapaci di aiutarla.

Non all’altezza delle aspettative invece la scelta del 3D. Con questo film la terza dimensione non era davvero necessaria, ci pensava la storia, con la sua scelta di porte magiche, mondi costruiti da volontà maligne e scenari fastidiosamente affascinanti a tracciare la profondità della storia. Gli occhialini, pesanti e inutili, non aggiungono nulla, ma riescono a togliere almeno in parte colore all’immagine, dal momento che la ripolarizzazione scurisce un film già abbastanza cupo.

Coraline è un film da vedere e rivedere (attendo già il DVD!) per godere del fresco del giardino di fiori incantati, dell’opprimente circo di folli topi ballerini, assaggiando le caramelle invecchiate, tenute da parte solo per noi dalle sorelle danzatrici.