L.A. Noire

Favorito da un weekend in cui tosse & C mi hanno tenuto a casa, sono riuscito a rimetter mano dopo mesi alla PS3, e a un paio di titoli che avevo voglia di provare da anni. Un’accoppiata Rockstar, famosa per la serie di GTA: L.A. Noire e Red Dead Redemption. Il secondo l’ho giusto iniziato, ma essendo più vasto da esplorare è tornato subito nella scatola. Mi sono invece lasciato catturare da L.A. Noire, titolo più che datato (parliamo di quasi cinque anni fa) e che forse è piaciuto troppo poco per poter sperare nel seguito che meriterebbe.

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Darksiders: Ira di Guerra (PlayStation 3)

Gioco vecchio, Darksiders, ormai già il seguito è vecchio. Però il sottoscritto come sempre se li compra quando raggiungono prezzi accettabili su ebay e ci mette un tempo quasi infinito a completarli. Darksiders mi ci son volute una trentina di ore. Sparse su sette mesi. E siccome alla fine mi ci son divertito un sacco ed è uno di quei pochi giochi che quasi quasi lo ricominciavo a difficoltà apocalittica, due parole le spendo (e vedendo ora la lunghezza del post direi qualcuna più di due, ecco).
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Forbidden Siren 2 (PlayStation 2)

Nel 2004 il panorama videoludico degli appassionati di horror venne colpito da un capolavoro affascinante quanto controverso, il survival horror Forbidden Siren della Sony Computer Entertainment che divise in due il mondo dei giocatori. Per alcuni un capolavoro unico per altri un gioco estremamente sopravvalutato, moltissimi però furono d’accordo sul fatto che le novità ed il fascino del gioco erano soffocati da una difficoltà che a tratti lo rendeva quasi ingiocabile e da una storyline troppo complessa.

Ma ecco che dalle rossastre nebbie dell’isola di Yomijima emerge un nuovo inquietante capitolo della saga, la sirena suona ancora e questa volta qualcosa è cambiato.
La prima cosa che colpisce di FS2 è l’assembramento di protagonisti. Ebbene si, noi abituati a giocare con un unico alter ego, qualche volta due (ma in genere il secondo è relegato a una parte di secondo piano, vedi Resident Evil 4) ci troviamo di fronte a moltissimi personaggi che sono giunti sull’isola maledetta in seguito ad un naufragio e sono sparsi in punti diversi. Lo svolgimento della storia non è neppure lineare cronologicamente, per cui ci troveremo a controllare persone diverse in orari diversi che anticipano un certo evento all’ora zero, avanti ed indietro nel tempo, e lentamente inizieremo a scoprire quali sono gli oscuri legami tra tutte queste persone. Nel gruppo troveremo Shu Mikami, un uomo dicui sappiamo solo che ha assistito alla morte del padre da cui è fuggito dopo aver scorso un uomo con un cane, solo per scoprire, giunto sull’isola, che l’uomo col cane era lui stesso 29 anni dopo, divenuto cieco e accompagnato dal fedele cane guida.Tutta la vicenda si snoda attraverso filmati in cui l’immagine è sporca e disturbata, il che la rende notevolmente inquietante, ma con modelli dei personaggi che sopratutto nei primi piani dei volti rivelano una cura maniacale per quel lavoro, che riesce a rendere molto realistici ed umani e meno meccanici i movimenti ed i lineamenti dei vari protagonisti.

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