Italian Way of Cooking: ammazzato, non mescolato

Oggi scade il termine del Masterchef Contest indetto dal sito Letteratura Horror e dalla casa editrice Acheron Books, che mira a raccogliere ricette gastronomiche a base di mostri, le migliori delle quali finiranno nel libro Italian Way of Cooking, un romanzo horror di Marco Cardone.
Purtroppo me ne sono ricordato tardi e quando mi sono staccato dalla tastiera ho scoperto di essermi dilungato oltre il limite imposto dei 1800 caratteri (la situazione tipica di quando partecipavo a quel Minuti Contati nato in seno alle ormai leggendarie Edizioni XII).
Dal momento che da queste pari parlo spesso di cosacce come horror e weird e ci scappa occasionalmente un articolo di cucina, mi sembrava un delitto non pubblicarla.

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L’ultima parola

Questo “L’ultima parola” è nato ormai sei mesi fa, durante un periodo di transizione. Come una di quelle scene da film con la donna che partorisce in automobile (o in condizioni più estreme e singolari, come capita in quel vecchio racconto nel racconto, di Stephen King). In questo caso è venuto alla luce sotto un cavalcavia, mentre aspettavo fermo a un semaforo di raggiungere non ricordo quale destinazione.
Il seme della storia è l’idea di parola e il potere ad essa associato. Idea incontrata molte volte in molte forme. Ricordo un racconto di Raffaele o Simone a un concorso di quelli che si faceva da giovini, un Minuti Contati, dove arrivava una sorta di apocalisse, con enormi parole di pietra che fluttuavano nel cielo. O il misconosciuto Pontypool, dove la parola è addirittura al centro di una follia pandemica.
La parola ha potere da sempre, nel mito e nella religione, dai mantra ai canti sciamanici, dalla magia dei nomi delle strighe alle parole di potere usate dagli incantatori in Dungeons & Dragons.

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Il Possessore del Vuoto

Ne abbiamo parlato ieri e così ecco qua il mio racconto per il Fun Cool. Una versione italianizzata e adattata degli Holder, una passeggiata in città (almeno io l’ho immaginata così e non ci fosse stato il vincolo del racconto in una frase mi sa che la gita durava parecchio di più).

Pur nella sua brevità contiene due riferimenti a cose già scritte: il mazzo di carte, direttamente dal racconto Polvere siete (ne Il silenzio dell’acqua), il personaggio con la testa a forma di Ibis, ricordo di un certo super umano.

Il possessore del Vuoto

Scendi in città, il terzo giorno del terzo mese, hai solo trentatre minuti dell’ora in cui incubi e sogni si danno il cambio nel sonno degli uomini, sii veloce e cauto, vestiti di bianco per confonderti con la nebbia, vestiti di nero e sarai inghiottito dal mangiatore d’anime; trova la chiesa che non noti mai, ha due campanili muti, il rosone spezzato e un unico muro di pietra rossa, controlla, c’è un mattone sbrecciato col tuo nome inciso; bussa tre volte, voltati e vai lungo la via che porta fuori città, sentirai una voce, non voltarti, sentirai una mano che ti sfiora i capelli, non gridare, sentirai un nome antico nell’urlo di una strega, girati; alla tua destra c’è una porta rossa, in una casa senza finestre; entra, una signora vestita di rovi ti offrirà fiori, ti dirà i loro nomi, non crederle; rifiuta i gladioli, respira il profumo degli ibis ma non toccarli, c’è una rosa viola dal gambo spezzato, raccoglila e la donna te la regalerà con una lacrima; prosegui nel corridoio, la prima porta conduce al dolore, gira a destra, la seconda porta conduce al pensiero, bussa e allontanati in fretta, la terza porta è aperta, la stanza nera con un tavolo di legno, una porta chiusa e in piedi un uomo sottile, dita sottili, collo lungo e la testa piumata con un lungo becco adunco, in mano un mazzo di carte; ti dirà di giocare con lui, ogni partita persa saranno anni gettati, vincine una e s’infurierà, negagli la rivincita, urla il nome della strega, diverrà cieco, corri verso la porta, ti inseguirà, appoggia la rosa sulla serratura e chiedi ciò che vuoi, apri la porta e gettati nel vuoto; ti sveglierai in una città senza una chiesa, senza una strega e senza una rosa; nelle mani dalle dita sottili stringerai una statua nera dalla testa di ibis.

 

Creepypasta, un primo passo tra i meme dell’orrore

These days, instead of the campfire, we are gathered around the flickering light of our computer monitors, and such is the internet’s hunger for creepy stories that the stock of ‘authentic’ urban legends was exhausted long ago; now they must be manufactured, in bulk. The uncanny has been crowdsourced.
Will Wiles

Ho qualcosa come 15 bozze di articoli, alcune risalenti a una diversa era geologica, ho ancora 40 recensioni dal vecchio blog da recuperare e ogni tanto tutto questo torna utile. Come oggi, che a due giorni dalla chiusura del concorso Fun Cool del solito folle Raffaele non sapevo proprio che cosa mandare e mi son trovato per le mani la bozza su Creepypasta e tutto è stato chiaro.

Ma andiamo per ordine. Creepypasta l’ho conosciuto tramite un link su fb, credo del solito Elvezio, dove si spiegava il fenomeno dietro questo strano sito di “leggende urbane”. Si trattava di questo articolo, che vi consiglio di andare a leggere, With a flood of dark memes and viral horror stories, the internet is mapping the contours of modern fear. Si parla di meme, orrore virale e paure moderne, materiale interessantissimo e fonte di numerose ispirazioni.

Come spiegato nell’articolo il Creepypasta deriva da copypasta, vocabolo coniato a indicare tutti quei brevi estratti di testo o video che vengono copiaincollati (diremo noi italiani) in giro per il web, tra forum, siti e social network. Il sito Creepypasta, con la sua wiki, conta più di 15.000 voci di questo tipo, voci che hanno in comune l’essere una eco di altre storie, come se tutte fossero state sentite e raccontate ancora e ancora. In inglese c’è addirittura un termine per indicare questo genere di racconti: FOAFlore, friend-of-a-friend lore, della serie un amico di un amico ha detto che suo cugino…

Tema a dir poco affascinante, la diffusione virale di un meme horror, la nascita delle moderne leggende urbane (dove urbano è cyberspaziale, sottintende vie di accesso e mezzi di comunicazione virtuali, che ricalcano e amplificano il “racconto attorno al fuoco” in maniera esponenziale).

Tra tutto questo materiale ho estratto una parte minore e molto particolare, la sezione dedicata a The Holders.

Slenderman (DeviantArt di vonanthonythefirst)

Figura dell’orrore nata su Creepypasta, Slenderman (DeviantArt di vonanthonythefirst)

Gli Holders, i possessori, sono 538 oggetti come The Holder of Pain, The Holder of Sorrow e così via. Sono dei creepypasta creati seguendo un modello di fondo che è di certo assimilabile alla quest. E che mi ha ricordato molto il racconto breve Instructions di Neil Gaiman. Ognuno di questi frammenti contiene una sequenza di istruzioni per diventare il nuovo possessore di un certo artefatto, evocare o contrastare creature sovrannaturali, con la consapevolezza che mai i 538 Holders dovranno essere raggruppati assieme (da annotare vicino a non incrociate i flussi e gli effetti degli oggetti rubati alla camera perduta).
Nella versione originale la maggior parte degli Holders inizia con una frase di rito

In any city, in any country, go to any mental institution or halfway house you can get yourself to

frase che non ho utilizzato, non essendo il mio un Holder ufficiale.

Se l’argomento vi interessa c’è la wiki dei Creepypasta da visitare che non contiene più uno dei racconti considerato tra i migliori, lo trovate a questo link. Nella sua narrazione composta da frammenti di post su forum e il costruire in questo modo una storia di storie, contiene tutti gli elementi del tipo di narrazione di cui parlavamo in precedenza.

L’immagine di copertina è tratta da un breve filmato (in italiano) che potete trovare su Youtube dedicato a Slenderman, figura dell’horror nata proprio su Creepypasta.

Se volete cimentarvi in effetti esiste anche una Wiki italiana http://it.creepypasta.wikia.com/wiki/Creepypasta_Italia_Wiki con tanto di App Android per leggere le storie o visualizzare le immagini postate dagli utenti.

Ma di siti come Creppypasta, una volta entrati nel gorgo, se ne trovano altri, anche di più peculiari, come SCP che lo ammetto devo ancora riuscire a capire bene.

Di materiale ce n’è tanto, a tratti anche troppo, e di sicuro di tutto questo tornerò a parlare prima o poi.
Ora però Il possessore del Vuoto mi aspetta…

La storia e la carne

geisha by robyn jane

Scritto per la raccolta 365 racconti erotici per un anno della Delos, questo racconto brevissimo è stata per ora la mia unica incursione nel mondo della narrativa erotica, e i primi freddi di questo autunno mi sembravano un momento ottimo per proporlo qua sul sito, anni dopo la pubblicazione della raccolta.

Come sempre si tratta di una singola immagine, attorno alla quale la storia è meno che accennata, visti anche i limiti imposti dalle selezioni (una cartella per racconto erotico).

Edit: andate a vedere questa immagine sul blog di Davide, postata qualche giorno fa, e poi rileggete il racconto (che no, non è ispirato a lei ma sarebbe davvero perfetta).

(La cover del post è di Robyn Jane)

La storia e la carne

La donna s’inchinò e attese sulla soglia. A un cenno dell’uomo s’infilò, diafana e incorporea come la nebbia, nel minuscolo locale, colorato dalle luci di piccole lampade di carta. In silenzio si volse alla finestra, facendo scivolare con voluttà il kimono, che finì attorcigliato ai suoi piedi come un cucciolo in attesa. Si sedette intrecciando le gambe, offrendo la schiena nuda all’uomo che la contemplava immobile, circondato da una decina di bacinelle colme d’inchiostro colorato.

Per un attimo tutto rimase sospeso, nella stanza immobile, poi l’uomo iniziò a raccontare.

Il vento accarezzava la casa immersa nel silenzio e i suoi versi accompagnavano i gesti del vecchio: intingere, colare l’eccesso, passare la punta irrigidita sulla pelle della donna. A ogni tratto la ragazza socchiudeva gli occhi, rapita dall’umida carezza del pennello, a ogni pausa tratteneva inconsapevole il respiro, nell’attesa del prossimo tocco. Le singole parole le strappavano gemiti, i paragrafi più lunghi erano una dolce tortura. Dall’alto verso il basso, mentre lui raccontava, la ragnatela di brividi la avvolgeva, costringendola a mordersi un labbro, per non proferire alcun suono. Sentiva le mani, appoggiate sulle ginocchia per sorreggersi, sudare e contrarsi, mentre la storia del vecchio si spiegava lentamente sulla sua schiena.

Quando ormai pensava di non poter reggere una frase ancora, l’uomo ripose il lungo pennello e si abbassò, finché le labbra screpolate non furono a pochi millimetri dalla pelle dipinta.

Quindi iniziò a soffiare.

Come l’inchiostro si asciugava, assorbito dalla pelle candida, la ragazza si sentiva avvolgere dal fiato tiepido dell’uomo. Il suo respiro la accarezzava e si mescolava con l’inebriante odore dell’inchiostro.

– Sei pronta. – La voce del pittore mozzò le sue sensazioni, lasciandola a metà di un sogno umido.

Dal buio emerse un uomo alto, ricoperto da vesti rosse intessute d’oro, al quale il vecchio s’inchinò profondamente sussurrando – Maestro, – mentre con una mano indicava il risultato del suo lavoro.

L’uomo rispose con un cenno della testa al pittore, quindi prese delicatamente la ragazza per mano, portandola con sé nel buio del corridoio, accingendosi, affamato, a gustare la nuova storia.

La soffitta dimenticata

La soffittaEra un’estate di tanti tanti anni fa, quando questa gita nella soffitta nasceva, come molte altre mie storie, da una semplice immagine. Essendo di base uno che detesta documentarsi, non ha grande amore per la creazione dei personaggi o del worldbuilding, ho sempre visto la mia scrittura più simile a una sequenza di istantanee su carta, descrivo una fotografia, ci metto quel po’ di movimento che serve, passo ad altro.

Nonostante gli anni La soffitta mi piace ancora, così dopo averlo ritrovato per caso su un sito horror dimenticato, lo metto qua tra gli altri racconti online.
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Il silenzio dell’acqua

Il silenzio dell'acqua di Matteo PoropatNo, non è un post che ora vi dico che sto al mare, figuriamoci, anche se nel silenzio invece, immerso completamente, in quella sua surreale versione estiva. Vicini andati, immagino qualche lungomare locale o oltreconfine, macchine non ne passano nemmeno a pagarle, bimbi ammutoliti dalle ondate di caldo, anche gli insetti se ne stanno rintanati tra le piante rinsecchite. Attendono qualche ora per far sentire il loro richiamo. E il silenzio dell’acqua? Sicuramente non è quello estivo, trattasi invece di titolo di raccolta cartacea dei miei racconti.

Notizia vecchia, in realtà, la raccolta esiste da mesi. Però mi spiaceva non avere un post per luglio e mentre scrivevo quello su una certa campagna di gdr, ho deciso di divulgarne l’esistenza.

Il silenzio dell’acqua è di carta. Lo so che magari avevate già capito ma lo ribadisco perché ormai l’eBook domina e le solite cose. Però a me, che sul web ho presenza a dir poco minima, capita ogni tanto di sentirmi chiedere delle mie storie da chi non macina di robe di byte. E invece di insultarli, come sembra sia costume da un po’ di tempo, io stampo un libro, così ci scappa magari la dedica e ogni tanto funziona pure quella cosa che diceva Jimi Hendrix della chitarra.
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Dalla carne

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Era da un bel po’ che non postavo un racconto, e approfitto di questa piccola creazione horror, nata grazie al concorso di scheletri.com, 300 parole per un incubo, e al sempre grandissimo Luigi Musolino che mi ci ha tirato dentro. Con l’abile e barbuto autore abbiamo scritto come si suol dire “a quattro mani”, questo Dalla carne. Ci siamo ispirati al racconto Dal momento che sono un assassino di Arthur Williams, letto eoni or sono nella raccolta 25 racconti del terrore vietati alla tv (cioè dico ma non è una figata di titolone?!) ripubblicata in varie versione e che consiglio a tutti di leggere, contenitore nel quale si nascondono preziosi come Lukundoo di Edward Lucas White e The Voice in the Night di William Hope Hodgson.
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Due minuti a mezzanotte (ebook) – capitolo 20 di Matteo Poropat

Che ci posso fare, sto ancora ridendo perché insomma, me lo scrivo, me lo impagino, mi scrivo il post. Un uomo tutto fare, non concordate? Ma – al solito – divago. Siamo al 20° capitolo, poco più di una decina alla conclusione, ed è toccato al sottoscritto prendere quanto rimane di Admiral City e dei Super dopo l’assalto di Mezzanotte e i suoi sgherri. Ci sono state rivelazioni non da poco negli ultimi capitoli, e arrivato io ho deciso di… lo scoprirete leggendo, non vi anticipo nulla.
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I suoni nell’erba

I suoni nell'erba (eBook gratuito)

I suoni nell’erba

Strana idea che mi è venuta, dopo aver sentito il video che vi allego, più sotto. Mi ero perfino dimenticato di questo piccolo racconto scritto abbastanza anni fa. Ispirato da un giro in bici, uno dei soliti giri del sabato mattina, ricordo che a qualcuno piacque, nonostante sia al solito una sequenza di sensazioni piuttosto che una vera storia. Magari un incipit, l’inizio un po’ weird di una vicenda mai narrata. Arrivò ben quarto a una edizione del concorso Nella Tela, del buon vecchio Alessio Valsecchi, ecco ora lo cerco …scrub scrub… eccolo! edizione 2009 quando ancora partecipavo e va beh tra menzioni e quasi podi qualche soddisfazione arrivò.

I suoni nell’erba è nato così, ma riprenderlo mi ha ricordato quanti racconti ho da parte che pochi o nessuno han mai letto. Quanti pubblicati su antologie che han visto stampate poche copie e delle quali non ho mai avuto alcun riscontro. Così ci ho pensato e ho deciso che li pubblicherò in eBook, legandoli tra loro in un qualche modo che sto ancora valutando. E se questo ve lo regalo i prossimi riproverò a metterli in vendita ai soliti miserrimi centesimi di euro. Sto pensando a qualcosa di stagionale, sulle orme del bellissimo Stagioni diverse di zio Steve. Quattro racconti per quattro stagioni, magari una traccia bonus. L’estate ce l’avete “tra le mani” (o nel Kindle),  l’inverno con il suo vento gelido lo avete sfogliato virtualmente qualche mese fa. Rimangono primavera e autunno, e so di avere già le storie adatte.
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