Sine Requie: i non morti italiani diventano un videogioco

A quanto pare non accenna a fermarsi la recente zombie apocalypse, che ha visto moltissimi americani preoccupati per qualche singolo caso di cannibalismo. Tra i sintomi di questa paura il rinnovato balzare nella top ten delle chiavi di ricerca parole come zombie, appunto, ma soprattutto (gente previdente eh!) manuale per sopravvivere agli zombie e per chi già sa quale è il miglior testo di riferimento manuale zombie brooks.

D’altro lato oltre a sopravvivere c’è chi invece vuole reagire, imparando a sterminare l’orda famelica prima che questa possa infestare ogni angolo delle nostre città. Ecco allora che si nota un aumento di ricerche sul gioco di ruolo zombesco (eh lo so che Teo & Leo odiano ‘sto termine, ma ci stava) per eccellenza, il Sine Requie.

Del Sine così come di Matteo Cortini e Leonardo Moretti ho già parlato, tra il vecchio sito e questo. Se non avete proprio idea di cosa sto parlando potete leggervi la recensione dell’ambientazione IV° Reich, oppure Il Soviet o immergervi nelle loro atmosfere col mio racconto brevissimo Visioni di morte (o sfogliando il primo e unico mitico numero de La gazzetta delle terre Perdute, col quale omaggiavano i fan nell’ormai lontano 2009).

L’annuncio della versione videoludica del gioco di ruolo è stato dato da Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli, della software house Dreampainters. La notizia trapelata è in puro stile dei due folli e simpaticissimi autori toscani:

“Supernews!!! Non vi bastava l’annuncio del film di Sine Requie? No? Ecco un nuovo traguardo per il piccolo e nero Sine! I sempre più rintronati autori (Curte e Leo… sempre loro) hanno firmato un contratto di cessione dei diritti di Sine Requie per la realizzazione di un VIDEOGIOCO! Ecco una foto che ritrae i due prodi autori insieme Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli della casa videoludica Dreampainters. (la foto di cui sopra) Leo e Curte supervisioneranno ogni fase del progetto. Il videogioco sarà esclusivamente sviluppato per PC e sarà un rpg (ma dai!) in prima persona. Gaudio und gioia! Olè olè”

Il team per lo sviluppo del videogame di Sine Requie: Matteo Cortini e Leonardo Moretti, ai lati, Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli al centro

Il team per lo sviluppo del videogame di Sine Requie: Matteo Cortini e Leonardo Moretti, ai lati, Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli al centro

Continua…

Sine Requie Anno XII – Soviet – Matteo Cortini e Leonardo Moretti

Ultia

C’è stato un tempo in cui giocavo di ruolo, ma erano davvero tanti anni fa, e si giocava a Il Richiamo di Cthulhu e qualche tentativo a D&D. C’è stato un altro tempo, in cui giocavo di ruolo, questa volta pochi anni or sono. Con un gruppo di triestini conosciuto cercando tra i forum tra i quali figure importanti del sito Il Quinto Clone (che nemmeno sapevo cosa fosse a quel tempo); si giocò a D&D “classico” con la Rulepedia e a GURPS, ed era proprio come i veri quindi coi dadi tra le scatole di pizza doppia cipolla e i bottiglioni di birra Coca-Cola e discorsi su come pompare al max i personaggi.
Continua…

Visioni di Morte (Sine Requie)

Sine Requie 4° Reich - Elisa Ferrotto

Sine Requie 4° Reich – Immagine di Elisa Ferrotto

In questa tranquilla domenica di novembre, mentre sto preparando un buon ragù fatto in casa, con la calma e la dovizia che richiede, vi ripropongo un raccontino nato anni or sono, per il concorso Visione di morte, che raccoglieva contributi per l’ambientazione IV° Reich di Sine Requie. Una storia breve, dedicato alla vita e alla morte del viscido Viktor von Bock. L’immagine l’ho rubata ai lavori della brava illustratrice Elisa Ferrotto.

Buona lettura e buona domenica!

[box type=”shadow”]Ho poco tempo e troppo da raccontare.

Ben presto saranno qui, per prendermi, per condannarmi, e i minuti che rimangono li voglio dedicare all’uomo, la cui morte il Reich non perdonerà. Spero che queste righe servano a ripulire almeno in parte la memoria delle mie gesta, a dare loro una valida motivazione.

Mi chiamo Hans Wiermacht, Standartenführer di una delle divisioni distaccate di stanza a Berlino est, per il controllo ed il pattugliamento dei confini. Molti anni fa, prima che la guerra tra gli uomini si tramutasse nello sterminio dei morti, operavo nel nord est della penisola italiana, come ufficiale nell’Adriatisches Küstenland, il Supremo Commissariato per il Litorale Adriatico, controllato dall’Oberste Kommissar austriaco Friedrich Rainer.

A quel tempo ero sposato felicemente, e, nonostante il servizio al Reich mi impegnasse di continuo, cercavo di tornare spesso a casa, per assistere ai primi anni di vita della nostra unica figlia. Ricordo ancora la sua gioia nel rivedermi rientrare, la sua energia, la vita che splendeva nei suoi occhi del colore dell’ambra, mentre la malattia consumava inesorabile la mia amata. Agatha… E quando avrei voluto esserle più vicino, i cadaveri si risvegliarono nel mondo intero… Mia moglie morì poco dopo quel giorno, mentre io ero lontano, a cercare di gestire come potevo la situazione.
Da subito i nostri migliori scienziati si attivarono, compiendo analisi sui morti, catturati da divisioni militari create per lo scopo.
Tra questi uomini si distinse il freddo e cinico Viktor von Bock, già noto al Comando per le notevoli doti tattiche e una certa inclinazione a perdere facilmente il controllo.
Von Bock aveva una mente lucida, piegata alla legge del raziocinio più totale. Questo finché la rabbia non esplodeva, diretta spesso senza motivo verso chi gli stava attorno. Si diceva avesse ucciso con le sue stesse mani un cameriere del Circolo Ufficiali, colpevole di non averlo servito come si confaceva al suo grado. Lo scienziato fu uno dei primi a proporre di usare nemici vivi per determinare il tempo e la modalità con le quali tornavano dalla morte. E proprio per tali esigenze venni convocato, nella principale sede di Berlino.
Mi spiegarono che, operando nelle zone periferiche, avevo modo di coordinare tali “recuperi”, e a seconda di quello che serviva al suo gruppo di scienziati dovevo riportare non morti, nemici vivi, animali e quant’altro. Pur riluttante a servire il Reich in questo modo, ubbidii.

Ricordo… era di nuovo inverno… la neve scendeva dal cielo come secchi di vernice, dipingendo la città e i pochi coraggiosi che uscivano nelle strade. Me ne stavo ad aspettare il ritorno di mia figlia, che studiava al collegio Waimairmacht, quando il comando della Gestapo mi passò una chiamata dello stesso von Bock. Farfugliava eccitato che l’ultimo caso sottoposto, una giovane polacca dalla pelle bianca come il manto che soffocava la città, aveva dato origine ad interessanti sviluppi nei suoi studi, e voleva che quanto prima ci muovessimo per portargli un altro esemplare dello stesso tipo. La chiamata e la richiesta mi provocarono un’ondata di fastidio, gli studi sui morti non avevano per me alcuno scopo e questi recuperi nelle zone infestate per procurargli cavie vive erano frustranti.
Ovviamente chinai la testa e obbedii al mio superiore. Nei giorni seguenti cercai e trovai quanto richiesto. Ricevetti numerose chiamate dello scienziato, sia durante la ricerca, ansiose e inutili chiacchierate sui miei progressi, che dopo, noiosi elogi sull’operato della mia squadra. Per le ricerche, mi spiegò von Bock in una di queste telefonate, non tutti gli esseri umani davano eguali risultati. Aveva scoperto che nelle donne, soprattutto quelle più giovani, si nascondevano certi segreti, capaci di spiegare forse lo stesso fenomeno del ritorno alla vita dei morti e intendeva continuare con maggior lena i suoi studi in tale senso. Dal canto mio invece provavo a contattare il Comando, sperando che il mio stato di servizio fosse sufficiente a farmi allontanare da quel compito, ma nulla servì a tale scopo.

Fu all’incirca sei mesi fa che iniziarono a circolare le voci tra gli uomini del gruppo per gli esami scientifici della Kripo. Mi ero recato nei quartieri dove aveva sede il loro quartiere generale, per un incontro con lo stesso von Bock, quando udii per caso i racconti, accompagnati dalle risate di alcuni sotto ufficiali, sulle insane e orribili nuove passioni dello scienziato. Decisi di approfittare dell’anticipo che avevo per entrare nel suo laboratorio personale e parlarne con lui. Lo spettacolo che mi accolse fu terrificante. Von Bock era completamente nudo, disteso sul tavolo del laboratorio. Tra lui e il freddo metallo c’era una delle ultime donne che avevo consegnato nelle sue mani, che si agitava e gemeva.
Sul momento credetti di aver interrotto un inappropriato ma normale rapporto, e feci per uscire e dare il tempo all’uomo di sistemarsi, quando, mentre questi si rialzava e indossava barcollando un camice sporco, notai lo sguardo vitreo della donna. Aveva gli occhi completamente sbiancati, un filo di bava colava dai bordi della bocca violacea, mentre tra le mascelle era serrato un morso di cuoio, legatole strettamente dietro la nuca. Von Bock si avvicinò sorridendo, ma scusandosi per lo spettacolo, una sua passione nata dalla vicinanza con quelle creature incredibili disse.
Così mansuete, docili… ne parlava come di pubescenti vergini che uscissero nelle candide divise del conservatorio… mentre quella creatura continuava a contorcersi debolmente, sibilando, senza poter serrare le mascelle.

Le chiamava crisalidi, diceva che contenevano ancora l’essenza delle persone ma erano prigioniere di un corpo morto. E lui, con i suoi studi, intendeva liberarle. Purtroppo i rapidi processi di putrefazione della carne, non nutrita regolarmente, contrastavano il suo lavoro. Per questo necessitava di nuovi corpi sui quali eseguire i suoi test. Uscii nauseato, farfugliando una scusa e rimandando l’incontro, per il quale avrei atteso una sua nuova convocazione.

Stamattina, dopo settimane passate senza nessuna richiesta di von Bock, attendevo il ritorno di mia figlia dalla scuola sfogliando il giornale. La notizia di un omicidio in un quartiere vicino mi mise addosso uno strano stato di angoscia. Una giovane donna era stata trovata in un vicolo, completamente nuda, legata mani e piedi, mentre un uomo era stato visto scappare dal luogo del fatto. Sono uscito di casa senza nemmeno indossare il soprabito mentre la neve mulinava attorno a me. Ho guidato senza badare a nulla fino ai laboratori entrando di corsa nelle stanze private di von Bock.

L’ho trovato seduto sul ciglio del letto, nudo, sporco di fango, soddisfatto e orribile come un avvoltoio dopo il pasto. Aveva i pugni serrati e da uno di questi pendeva qualcosa che scintillava debolmente nella poca luce della stanza.
Mi parlò, voleva spiegarmi qualcosa sulla percentuale di successo nell’ottenere una crisalide dalla larva e su una certa soglia, oltre la quale invece si otteneva qualcosa di diverso. Lo aggredii chiedendo spiegazioni. Tornato improvvisamente lucido fece leva sul grado, intimandomi di tacere. Quelli, disse, erano i voleri del IV° Reich. Era vero, ammise, qualcosa non aveva funzionato e c’erano da fare ulteriori studi. E mentre lo diceva i suoi occhi brillavano di una luce malata, lo sguardo si piegava in un lubrico susseguirsi di desideri morbosi. Gli chiesi dov’era stato, cosa lo aveva spinto ad agire in quel modo. Ma in lui vidi che ormai la follia aveva travalicato ogni possibile argine, la motivazione scientifica aveva da tempo lasciato spazio ad una fame avida che non trovava più soddisfazione e lo aveva spinto a cercare da solo le proprie prede.

Schifato da tutto questo mi allontanai, arretrando verso la porta. Von Bock, l’essere bianchiccio e sbavante che era stato uno scienziato, balzò nella mia direzione, insultandomi, minacciandomi. Se avessi raccontato qualcosa, sibilò, la mia carriera nell’esercito sarebbe finita. Forse anche la mia stessa vita. Gli dissi che non m’importava, che non potevo sopportare di portare avanti quel traffico infernale. Afferrai i suoi polsi per spingerlo lontano e nell’arretrare lasciò cadere l’oggetto che impugnava con tanta avidità durante la discussione. Vidi cos’era e tornai a spostare lo sguardo su di lui. Rabbia, soddisfazione, una sorta di diabolico compiacimento s’intrecciavano su quel volto devastato dai suoi indescrivibili desideri. Fu allora che gli crollai addosso, subissandolo di pugni, senza lasciarlo respirare. Colpivo, animato da una furia cieca, e solo quando mi resi conto che quel corpo stava per esalare l’ultimo respiro raccolsi in fretta l’oggetto dorato da terra e fuggii.

Sono riuscito ad uscire dalla città e ora mi nascondo qui. Sento i cani, le urla… so che stanno arrivando… non avrebbero potuto fare altrimenti, in fin dei conti ho assassinato senza apparente motivo un brillante ufficiale del IV° Reich… un ufficiale, un folle assassino necrofilo…
Battono alla porta… i maledetti cani a tre teste ringhiano… sbavano artigliando il legno che mi separa dalla fine… stringo tra le dita la collana… un regalo di tanti anni fa con inciso il nome di mia figlia, che non rivedrò più… imbraccio con quelle stesse mani il mio fucile…
Che entrino pure a prendermi…[/box]

Sine Requie Anno XII – IV Reich – Matteo Cortini e Leonardo Moretti

Secondo recupero di questo weekend, che anticipa la recensione di un altro modulo della stessa serie.
Quest’anno (sigh, sigh e ancora sigh) non sono riuscito a farmi la mia vacanza spendereccia a Lucca Comics and Games, nella quale una tappa d’obbligo era al “banchetto” dove Matteo e Leonardo spacciano i prodotti della linea Sine Requie. In un qualche modo riuscirò a mettere le mani sull’ultima ambientazione pubblicata ma, nel frattempo, vi propongo la recensione di IV° Reich, che anticipa di qualche giorno quella del Soviet.
Continua…