Survival Blog (2): La piccola Berlino

Questo post lo scrivo per Alex. In passato, ogni volta che accennavo a questa parte di Trieste so di aver solleticato lo storico che c’era in lui.
Ora che la realtà del nostro mondo è diversa forse il suo interesse per il passato è scomparso, divorato dall’ansia per costruirsi un futuro. Ma credo che pochi come lui sappiano l’importanza della conoscenza, soprattutto quando tutto il resto viene meno.
Spero sia ancora sul suo orlo del mondo, in ascolto.
Continua…

Survival Blog (1): Resistenza

Io mica credevo di aver scritto tutta ‘sta roba, me n’ero completamente scordato.
Dopo il post sul nuovo concorso survivalista sono andato sul vecchio blog a cercare quanto avevo fatto per la mia fetta del Survival Blog. Ho trovato intanto due capitoli e non uno solo e pure belli lunghetti, per i miei standard. Ho deciso quindi di riproporveli in sequenza (chiederò agli addetti ai lavori di far puntare il Sacro Elenco del SB a questi articoli e non a quelli sul vecchio blog).
Ci sono ancora vari link a capitoli di altri survivalisti, magari così chi non li conosce troverà la strada per altre interessanti storie di questa realtà alternativa.
Buona lettura!

Continua…

Gli orrori della Pandemia Gialla tornano a contaminare la rete

Oggi sarebbe toccato alla classifica degli eBook più cliccati su eBookAndBook, con tanto di mini concorso indovina chi è in quinta posizione e vinci un appuntamento all inclusive con questo gran pezzo di figliola (concorso al quale ha partecipato solo Gianluca, che non aveva letto l’ultima clausola…).

Invece, complice il recente compleanno del Survival Blog e l’evento odierno portato alla luce come una mummia millenaria dal solito Alessandro Hurricane Girola, parlo pure io di survivalismo e pandemie.
Inizio quindi segnalandovi il nuovo concorso del Blog sull’Orlo del Mondo, successore di quel Ucronie Impure che ha avuto un ottimo seguito in rete con una bella raccolta finale, disponibile in eBook gratuito.

 

Survival Blog: Racconti Scelti della Pandemia Gialla

Survival Blog: Racconti Scelti della Pandemia Gialla

 

Arriva Racconti Scelti della Pandemia Gialla, un ottimo modo per riprendere le tematiche del Survival Blog e permettere a chiunque di “dire la sua” su questo atroce (e per fortuna irreale, per ora) scenario di distruzione della razza umana. Chiunque può partecipare, basterà attenersi alla storyline ufficiale dell’evento SB.
Maggiori informazioni le trovate sulla pagina ufficiale dell’evento. Il bando ufficiale del concorso sarà pubblicato a breve sul blog di Alessandro.

 

La Pandemia Gialla sta tornando. Siete pronti?

La Pandemia Gialla sta tornando. Siete pronti?

 

Per chiudere il post ho deciso di recuperare un brano brevissimo che scrissi a suo tempo, per quel breve escursus che feci nel Survival Blog. Per molti motivi non sono riuscito a farmi prendere dalla “febbre gialla”, forse il racconto in prima persona non fa per me, non lo so ancora bene.
Ci furono solo due tentativi di inserirmi nella corrente pandemica: quello che segue e uno un attimo più articolato, che pubblicherò nei prossimi giorni.

Buona Pandemia a Tutti!

 


 

Non riesco a staccare gli occhi da quello spettacolo.
Alla fine, lo so, ho tirato troppo la corda. Ma è troppo tardi per darsi dello stupido.
Voi, che forse state ancora ascoltando, a voi chiedo: quali sono i bisogni ai quali avete dato ascolto per primi?
La fame?
La sete?
Razziare quel poco che rimane nei supermercati, muoversi come topi infetti nelle città che erano nostre.
NOSTRE! Il mondo era nostro.
Davvero? Sì era nostro. Nostro… credo di ricordarmelo. Ma forse non ce ne siamo mai resi davvero conto.
Solo ora, ora che lo condividiamo come un monolocale sporco con una padrona di casa bastarda e infetta… abbiamo capito…
Troppo tardi. Tutti abbiamo tirato troppo la corda. Ognuno a suo modo.

Io credevo di aver capito. Ho fatto le cose nella maniera giusta. Perché non riuscivo a starne senza. Ho mangiato e bevuto. E poi, non ho resistito.
Il bavaglio di cuoio inchiodato fino alle ossa era sicuro.
Quando affondavo nella carne imputridita ma ancora calda e gocciolante riuscivo perfino a non sentirne l’odore.
In fin dei conti – ridevo mentre la montavo – in certe feste di medicina ero finito con ventenni che puzzavano poco meno di questa.
Ridevo fino a stare male. La tenevo per la corda che le stringeva il collo come una vacca infuriata, in uno di quei vecchi film western.
A volte le venivo dentro.
Altre le vomitavo addosso.

Ieri, mentre la guardavo, nuda e quasi mimetizzata col muro ingiallito sul quale l’ho inchiodata, ho sentito il solito calore salirmi nel ventre. Ma sfilandomi i pantaloni ho capito che qualcosa non andava.
Quando le mutande non sono più gialle di piscio ma rosse di sangue, anche uno poco studiato come me sa che c’è qualcosa di andato a puttane.

Sono fottuto.
Mi ha fottuto, la troia inchiodata alla parete.
L’ho picchiata, piangendo e cercando di non vedere le grosse gocce rosse che schizzavo tutto in giro.
E stato allora che ho tirato troppo la corda.

Ora sono seduto qui, che parlo con una radio del cazzo, che non credo abbia mai veramente funzionato.
Perdo abbastanza sangue da morire prima che arrivi l’alba.
Non riesco più ad alzarmi dalla sedia.
E quella dannata testa mozzata, rotolata nell’angolo opposto, continua a ridere.