Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun

Passate bene le feste? Mangiato, salutato i parenti e divertiti coi vostri doni?
Io sì, lo ammetto. Uno dei migliori natali di sempre, se non fosse che in ‘sti giorni sono in ufficio, sarebbe il massimo.

Eccoci quindi con l’ultimo recupero dell’anno, nonché prima recensione del 2011, pubblicata sul vecchio blog e ora pronta a chiudere l’anno. Spostamento necessario a linkarla poi nel post di “letture annuali” che arriverà a breve.

Creatura di sabbia - Tahar Ben Jelloun

Creatura di sabbia – Tahar Ben Jelloun

Primo libro dell’anno [2011, NdM], dicevo, e decisamente un testo al di fuori dei miei “standard”, niente di fantastico, se non il fantastico posto al servizio della realtà. Creatura di sabbia è una storia che proviene da un mondo per me diverso e nuovo, un viaggio non facile, che richiederebbe di essere rifatto ancora, attraverso questo e altri percorsi, per portare a una comprensione sufficiente degli argomenti trattati.

Il romanzo, confinato in luoghi chiusi, in stanze e case dove filtra la luce del sole africano e, più spesso, quella intensa della luna, è ambientato in Marocco, nel mondo arabo con le sue regole. Un mondo dove alla donna (moglie o figlia che sia) non è permesso ereditare i beni del padre, dove si compie la folle scelta di trasformare una figlia, nascondendo la sua natura al mondo, per renderla il proprio erede maschio.

La narrazione iniziale è esterna a colui/colei che ne diventerà il protagonista, gli si avvicina pagina dopo pagina, e permette un intenso viaggio nella vera natura di questo mondo, reso da Tahar Ben Jelloun attraverso un’intenso uso dei sensi. Profumi, colori, suoni, sono sempre (iper)presenti, tracimano dalla pagina e, come si suol dire, avvolgono il lettore. Ad esempio quando ho letto del Muezzin che intona il proprio richiamo, mi è capitato di fermarmi e quasi sentirne la melodia. A bordo d’orecchi, si potrebbe dire, dove la lirica di Tahar Ben Jelloun è tale da rendere fisica la vicenda narrata.

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