Pathologic, Мор. Утопия (videogame)

Nel 2005 un gruppo di sviluppatori Russi, che vanno sotto il nome di Ice-Pick Lodge, pubblica Pathologic [1] un psychological horror survival role-playing game dai toni surreali, sospeso tra orrore e filosofia, tra misticismo e leggenda. Nella madre terra il videogame ottiene numerosi consensi e vince cinque tra i premi principali del settore. Non gli va altrettanto bene in occidente. La traduzione non è all’altezza dei contenuti, il gameplay è ormai troppo legnoso se confrontato con i suoi contemporanei. Però c’è chi lo gioca e lo apprezza, il passaparola al solito fa il suo e di Pathologic si inizia a parlare [2]. Da lì a diventare un piccolo “cult” la strada è breve.

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Reigns, come costruire un regno “a bivi”

Nelle pause tra le attività che riempiono fino a esplodere le sole 24 ore della giornata, tra libri e film e serie tv (ma quante ne fanno ormai?!) ogni tanto tornano a farsi sentire i videogame. Dopo un 2016 molto soddisfacente e parecchio action, sto giocando molto poco, godendomi qualche corsa sui ghiacci di Never Alone (Kisima Inŋitchuŋa) o con qualche gioco “indie” come questo Reigns.

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Chronicle of Innsmouth, intervista al team di sviluppo

Il gioco lovecraftiano più atteso da qualche anno a questa parte è probabilmente Call of Cthulhu recentemente rimbalzato dalla Frogwares alla francese Cyanide (quelli di Styx, se avete visto il recente e bellissimo Elle ne sapete qualcosa). L’originale è stato rinominato The Sinking City e uscirà “prima o poi”. Nel mentre si decidono le sorti di questi titoli anche nel nostro paese qualcosa si muove. Ed è qualcosa di viscido, che emerge dal passato di un’oscura cittadina del New England.
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La parabola di Stanley, un “librogame 3D”

Anno nuovo, nuova stagione videoludica, iniziata benissimo completando il fantastico Middle Earth: Shadow of Mordor, capace di lasciarmi perfino una sorta di malinconica amarezza con quella conclusione “open” ormai indispensabile per questo genere di giochi. Restare in giro per le terre dell’Oscuro Signore, senza possibilità di pace e redenzione, tra orchi, Uruk e bestie ancora peggiori, non è il destino che avrei voluto per il povero ramingo, ma è probabilmente tra i finali più “eroici” capitati da qualche tempo a questa parte.

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L’ultimo dell’anno

Una volta era una sorta di tradizione, il post di fine anno, qualche listarella dei preferiti (chi film, chi fumetti o altro), progetti e speranze per l’anno a venire. Poi come tante tradizioni si è andata a perdere, ma è sempre un buon momento per riprenderla. Gli anni scorsi a Natale ci siamo lasciati con articoli di vario genere, dalle avventure su montagne infuocate a improbabili liste di giochi. Quest’anno complice una botta di influenza che mi ha steso per un paio di giorni non ho messo giù nulla di quanto volevo per cui eccoci qua con poco tempo per farci gli auguri per l’anno a venire.

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Crawl, il dungeon crawler “à trois”

Erano mesi che qua non si parlava di roguelike, anche se un titolo “in canna” c’era già a inizio estate (grazie saldi di Steam!) ma non trovavo mai il tempo di giocarci e scriverne. Assolutamente da evitare se si è fan del gioco a turni (lo ammetto, sono tra quelli), Crawl mi ha affascinato proprio perché come Crypt of the Necrodancer sfrutta un genere che sembra intramontabile aggiungendoci qualche vera novità. Qua non c’è rythm game, nessuno schema da seguire, ma un flusso di azione continua, frenetica, condita da una musica elettronica martellante che ricorda i pezzi dei coin-op da bar.

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The Last Door

È da poco tornato l’autunno, la bora nera, come la chiamiamo da queste parti, spazza la città con raffiche ghiacciate, violente, spostando persone e oggetti, afferrando ogni singola goccia di pioggia per trasformarla in un proiettile di gelo. Il cielo è un leopardo bluastro in perenne corsa dai colli alla costa, le alture trattengono il verde della primavera ma nascondono il sottile manto nevoso che è calato in questi giorni sul carso sloveno.

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7DRL Challenge, sette giorni per un roguelike

È uno degli argomenti ricorrenti sul blog, da un anno a questa parte. E dire che il primo roguelike, Angband, me l’ha fatto conoscere un amico e compagno di avventure ruolistiche, e a suo tempo lo detestavo in modo viscerale. E lo detesto ancora, Angband, così come molti dei suoi successori di tipo ‘band. È stato lo scoprire il tipo ‘hack a farmi amare incondizionatamente questo genere di videogame, passando da Brogue a Pixel Dungeon a Dungeon of Slyn e da qualche giorno all’ibrido Crypt of the Necrodancer. Se posso fare un parallelo con quanto sta succedendo in altre sfere dell’esistenza, è la capacità di togliere orpelli e arrivare al dunque, che trovo stupefacente in questi giochi. Così come nei dungeon crawler più immediati, l’applicazione di quel “elimina ogni giorno qualcosa”, per arrivare all’essenza pura e scintillante dell’algoritmo.

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Dungeon of Slyn, un roguelike per Windows Phone

I sotterranei, si sa, non sono mai abbastanza, per chiunque sia appassionato dello sport noto come dungeon crawling. Se ne trovano di tutti i formati, dal cartaceo al digitale, dal gioco di ruolo al boardgame (come il recente DungeonStorming della coppia Leonardo e Matteo, autori del gdr horror Sine Requie). E niente è meglio, per una gita nel dungeon, di un buon roguelike. Per chi non li conoscesse c’è un articolo di qualche tempo fa, comunque si possono riassumere come dungeon crawler con generazione procedurale dei livelli e dei loot e permanent death (cosa che fa scaturire chi non li conosce, andate a leggere i commenti alle app sui vari store online).

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The Vanishing of Ethan Carter

Ieri dopo non so quanto tempo ho ripreso a giocare su PC, e sono addirittura riuscito a concludere quello che stavo facendo. Una full immersion, il PC attaccato al 50 pollici, la nuova scheda video che mi permetteva di tirare tutti i dettagli al massimo e via, a godersi le ultime ore del bellissimo The Vanishing of Ethan Carter, la cui storia è presto detta. Ci troviamo nei panni di un investigatore, Paul Prospero, contattato da un ragazzino di 12 anni, successivamente scomparso. Un caso solo in apparenza di pura routine, del quale dovremo dipanare la matassa sfruttando un dono particolare, che ci permette di ricostruire le tracce psichiche degli eventi del passato, rivedendole nei dettagli.

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