The Vanishing of Ethan Carter

Ieri dopo non so quanto tempo ho ripreso a giocare su PC, e sono addirittura riuscito a concludere quello che stavo facendo. Una full immersion, il PC attaccato al 50 pollici, la nuova scheda video che mi permetteva di tirare tutti i dettagli al massimo e via, a godersi le ultime ore del bellissimo The Vanishing of Ethan Carter, la cui storia è presto detta. Ci troviamo nei panni di un investigatore, Paul Prospero, contattato da un ragazzino di 12 anni, successivamente scomparso. Un caso solo in apparenza di pura routine, del quale dovremo dipanare la matassa sfruttando un dono particolare, che ci permette di ricostruire le tracce psichiche degli eventi del passato, rivedendole nei dettagli.

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Le prime avventure di H.P. Lovecraft

Vent’anni nel passato, la fine degli anni ’90. La Nokia mette sul mercato il cellulare col quale da lì a poco Neo ci avrebbe liberati tutti da Matrix. La ID Software pubblica un videogame destinato a fare la storia, dove marine spaziali lottano sul pianeta rosso contro orde di demoni tecnorganici. I computer vedono soppiantare i “vecchi” 486 dai nuovi Pentium. Microsoft rilascia sul mercato le coloratissime icone e il multitasking di Windows 95.

In mezzo a questo tripudio tecno ludico, una software house francese con sede a Lione, la Infogrames, pubblica i primi videogame con interfaccia grafica tratti dalle storie dello scrittore americano Howard Phillips Lovecraft. L’editore Chaosium, che detiene i diritti del marchio Call of Cthulhu, lo concede in licenza solo per due dei tre titoli proposti.
Stiamo parlando di giochi che forse qualcuno dei lettori conoscerà: Alone in the DarkCall of Cthulhu: Shadow of the comet e Call of Cthulhu: Prisoner of Ice.
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Un roguelike selvaggio: alla ricerca della birra perduta

Era un bel po’ che non parlavo di roguelike da queste parti, perché non sto praticamente più giocando a nulla. Mi sono perso gli ultimi aggiornamenti di Pixel Dungeon e Shuttered PD, li ho proprio dovuti eliminare dallo smartphone perché grazie a mamma Samsung il mio vecchio SII si sta riempiendo di app sempre più grosse ma che mi sono fondamentali (che ne so, per leggere la posta), quindi via tutto il resto. Però cercando materiale per un nuovo progetto mi sono imbattuto in questo Savage Rats le cui premesse erano troppo simpatiche per non segnalarvelo.

Chi ha giocato di ruolo (su carta o su computer) sa bene quanto spesso una delle prime se non la prima “quest” consista nell’andare da un locandiere della solita cittadina dove inizia l’avventura a ripulire le cantine infestate dai ratti giganti. A volte si tratta delle fogne ma la costante sono i terribili nemici che vi troveremo. I ratti giganti. Decine e decine, messi appositamente lì per farci accumulare quelle manciate di XP necessarie a passare il primo dannato livello. Magari con un ratto boss finale e qualche tesoro che da lì a poche ore schiferemo e venderemo all’amico del locandiere.

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Tre dungeon old style per Natale

Il post di Natale da queste parti è tradizione, come Glenn Miller e i biscotti di pan pepato che ho infornato poco fa. Che farà tanto nonna papera, ma preferisco il profumo dei dolci a quello della polvere da sparo, che ci volete fare.
Il 2013 ha avuto un articolo natalizio a tutto Cthulhu, con We Wish You A Merry Yuletide, tra i più letti da qualche settimana in qua. E’ stato un anno in cui di Cthulhu ce n’è stato parecchio da queste parti, ed era perfetto chiudere con la Yule lovecraftiana, con un viaggio a Kingsport per partecipare a un Festival più antico dell’uomo.

L’anno che si va a chiudere è stato per gran parte un brodo primordiale di ribollente merda, sufficiente a farlo candidare, assieme al 2012, al club dei peggiori della mia intera vita. Ma “basta” tener duro e crederci (o non pensarci e andare avanti sperando, fate voi) e le cose riescono anche a migliorare. Ora a parte qualche problemino di salute, il resto sembra iniziare a funzionare. Tocchiamo qualche tonnellata di ferro e andiamo avanti.
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Pixel Dungeon, trucchi e segreti

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Tutti i capitoli della guida sono disponibili in un comodo ebook acquistabile su Amazon e gli altri store!

I capitoli della guida (li trovate tutti qua) sono giunti alla meritata fine da qualche settimana, e il tempo per scrivere le ultime note non c’era mai. Per cui approfitto di un momento di respiro per chiudere questo ultimo capitolo della guida a Pixel Dungeon, che non la smette mai di essere aggiornato dal suo prodigo programmatore, che recentemente lo ha rilasciato anche in una versione desktop da giocare comodamente al PC.

Le ultime versioni di Pixel Dungeon hanno introdotto anche le challenge, disponibili solo per chi ha concluso il gioco almeno una volta, e un tipo di visione “immersiva” la quale necessità di Android 4.4. Chissà che in futuro non dedichi una nuova mini guida a questi aspetti del sempre divertente roguelike.
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L.A. Noire

Favorito da un weekend in cui tosse & C mi hanno tenuto a casa, sono riuscito a rimetter mano dopo mesi alla PS3, e a un paio di titoli che avevo voglia di provare da anni. Un’accoppiata Rockstar, famosa per la serie di GTA: L.A. Noire e Red Dead Redemption. Il secondo l’ho giusto iniziato, ma essendo più vasto da esplorare è tornato subito nella scatola. Mi sono invece lasciato catturare da L.A. Noire, titolo più che datato (parliamo di quasi cinque anni fa) e che forse è piaciuto troppo poco per poter sperare nel seguito che meriterebbe.

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Pixel Dungeon, quinta parte della guida (dal livello 21 al boss Yog-Dzewa)

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Ci siamo, ultima puntata della guida al videogame Pixel Dungeon (a meno di un’ulteriore post con aggiunte di trucchi e segreti, già in cantiere). Arrivati a questo punto dovremmo essere armati e pericolosi, con tutte le possibili bags colme di Wand, Scroll e Seed. Il Dwarf King ci ha fatto dono, lasciando questo mondo, di un comodo Armor Kit destinato a far salire a classe Epica la nostra armatura (che non potrà essere ulteriormente potenziata).
Non ci resta che affrontare i pochi livelli davanti a noi, che costituiscono le Demon Halls, per arrivare a scontrarci col dio oscuro Yog-Dzewa.

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Pixel Dungeon, quarta parte della guida (dal livello 16 al boss Dwarf King)

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Ci siamo, dopo un mesetto di pausa ho deciso di riprendere le guide dedicate al roguelike (in esclusiva) per Android più giocato del momento, Pixel Dungeon. In un articolo di qualche giorno fa ipotizzavo che per scrivere gli ultimi articoli avrei dovuto attingere alle esperienze di un amico che ha finito il gioco. Invece no, spinto da maschio fervore mi sono riletto le mie stesse guide 😀 ci ho riprovato e, in una run particolarmente fortunata, ce l’ho fatta. A dirla tutta ho carpito almeno uno dei “segreti” fondamentali per giungere alla fine, che vi rivelerò strada facendo.

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Today I Die

Giorno di Ferragosto, ci vuole un post allegro, o no? Infatti questo lo è, bisogna solo leggerlo tutto. Fuori tira un bel vento, ha piovuto tutta la notte e ci sono ancora nuvole, il tempo ideale per starsene un po’ in pace a casa e scrivere. Ma prima di mettermi a fare altro pensavo di tornare per un breve giro nell’angolo ludico della Tana, che da un po’ non visitavo (sono pure indietro con le guide a Pixel Dungeon, ma arriveranno anche quelle).
Oggi invece parliamo di Daniel Benmergui game designer argentino che si è aggiudicato numerosi premi per le sue produzioni nella categoria Art Game, mini (per lo sviluppo, non per il progetto) giochi in Flash che meritano una partita. Sono titoli che non rubano più di qualche minuto, ma riservano molte sorprese.
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