Pixel Dungeon, terza parte della guida (dal livello undici fino al boss DM-300)

guida pixel dungeon
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Terza parte della guida alla sopravvivenza nel mondo a 8bit di Pixel Dungeon. Al momento che la scrivo è anche l’ultima, a meno ovviamente di mettersi a copiare guide altrui per i livelli che vengono dopo, cosa che non intendo fare. Il gusto di questi articoletti è proprio quello di scoprire e scrivere quel che si è scoperto (ovvio, ci sono cose che ho imparato leggendo le wiki che ho condiviso negli articoli precedenti).

Edit dell’ultimo momento: sono riuscito a superare DM-300 anche se a costo di quasi tutto l’equip tra pozze & scroll. Ora non rimane che avventurarsi nel quarto dei cinque settori del gioco, con i livelli da 16 a 20, fino al Dwarf King.
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Pixel Dungeon, seconda parte della guida (dal sesto livello fino al boss Tengu)

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Goo è stato sconfitto. Il protoplasma nero e viscido giace gorgogliante ai vostri piedi. Tenta di estroflettere un ultimo tentacolo che ondeggia verso di voi. Alzate lentamente il piede e con calcolata lentezza schiacciate ciò che rimane della creatura. Le vibrazioni e i gorgoglii si spengono, voi proseguite impugnando la chiave a teschio che apre la strada per i prossimi cinque livelli, la Prigione abbandonata.
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Pixel Dungeon, la guida dal primo livello al boss Goo

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Questa guida nasce in risposta ai numerosi click sul mio sito da parte di lettori interessati al roguelike per Android più noto del momento, Pixel Dungeon. Di questa bella app gratuita ho parlato in un articolo dove, se siete poco ferrati in materia, potete scoprire cosa sono i roguelike. L’articolo è, con molta fantasia, Pixel Dungeon e i roguelike per Android.

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Fantasmi, mostri e un Commodore 64

Il Vecchio Magazzino è da sempre fonte di scoperte sui miei stessi interessi.
Scatoloni di fumetti.
Vecchissimi videogame (ne avevamo già parlato).
Faldoni di racconti mai completati.
Una vecchia valigetta piena di boccette di colore secco, pennelli induriti e miniature che vanno dal fantasy di Dragonlance alla fantascienza venata di orrore degli Space Marines (del Caos) di Warhammer 40.000.
E ovviamente libri. E tra questi una decina di manuali d’informatica. Manuali. Che a dirlo sembra impossibile oggi. Una volta se non sapevi le cose potevi anche aprire Internet Explorer 1 o magari Netscape, sul tuo Pentium, ma era tempo buttato.
C’era solo il metodo classico: gita allo scaffale e ricerca nel Manuale di Programmazione. Enormi, elefantiaci manuali. Ne ho uno di Python grosso che neanche il Trono di spade, la saga  intera.
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Pixel Dungeon e i roguelike per Android

Yog DzewaOgni tanto da queste parti torna la voglia di “giocare col computer”. Che è una di quelle cose riprovevoli, che non si fanno perché è una perdita di tempo, lo sappiamo. O almeno così tende a pensarla una gran fetta di popolazione che alla parola gioco (se non associata ad altri vocaboli socialmente approvati come calcio, basket, poker, fantacalcio,…) prova un brivido di ribrezzo. Meglio perdersi davanti a film insulsi e spegnere il cervello, piuttosto che un’oretta a inseguire saltare sparare nell’ultimo Uncharted (che okay sono ancora fermo ma da poco sono riuscito a superare una certa dannata botola) o farsela sotto tra corridoi e mostri in qualche Silent Hill (ecco lì meglio non gli ultimi della saga) o ancora esplorando mondi post apocalittici nell’ennesimo Fallout. Cose già dette, pure in inglese.

Torniamo a parlare di storia dei videogame, nella quale i passatempi di tipo roguelike occupano uno spazio importante. Si dice che il primo gioco di ruolo su computer sia stato proprio Rogue, sviluppato su computer con sistema operativo Unix, più di trent’anni fa.

Il tipico gioco roguelike (appunto ‘simile a rogue’) ha caratteristiche ben precise:

  • il giocatore sposta il personaggio in una sequenza di livelli sotterranei visti dall’alto
  • i livelli sono a difficoltà crescente e vengono generati in modo casuale
  • i combattimenti sono a turni e non in tempo reale
  • gli oggetti non svolgono per forza la stessa funzione in ogni partita (così la Pozione d’ambra una volta vi cura e la volta dopo vi incendia)
  • ma soprattutto, regola ferrea, la vita è una, persa quella si riparte dall’inizio, nessun salvataggio

Un gioco d’altri tempi, difficile e spesso frustrante, eppure dannatamente accattivante.

In questo genere possiamo distinguere due grandi famiglie, i giochi di tipo Hack e i giochi di tipo Band.

La prima categoria discende da NetHack, classe 1987, attualmente ancora in sviluppo, dove il personaggio doveva scendere tra mille pericoli alla ricerca del Amuleto di Yendor. Lungi dal veder conclusi i lavori una volta realizzato il gioco, i programmatori ci hanno rimesso mano, anno dopo anno, in un team che si è riformato più volte dal 1989 in poi. A dispetto della grafica in caratteri ASCII poverissima, il motore di gioco è molto complesso e permette al personaggio di possedere un pet (già, non li ha inventati la Blizzard) le cui abilità variano con l’esperienza accumulata. È impensabile riuscire a spiegare la complessità alla quale si è riusciti ad arrivare, anno dopo anno, con NetHack. La quantità di cose che si possono fare, che possono succedere e le innumerevoli tipologie di morte che attendono il giocatore nei sotterranei infernali sembrano vicine all’infinito. Un esempio lo si può trovare in questo bel articolo che riporta una serie di eventi particolari gestiti dal gioco.

Nethack

Una schermata di Nethack

La seconda categoria si riferisce al tolkeniano Angband. Stavolta ci si trova a impersonare un eroe destinato a scendere nei sotterranei di Angband, fortezza di Morgoth (o Melor) il più potente tra gli Ainur e principale “signore oscuro” nel Silmarillion.  Per far capire quanto era oscuro Morgoth basti pensare che Sauron era “soltanto” uno dei suoi luogotenenti. La maggior differenza con gli Hack è che nei Band i livelli sono generati all’ingresso del giocatore, quindi se si scende per poi risalire non si troverà quello che si aveva lasciato ma un livello del tutto nuovo. Irreale e ancora più complesso da giocare, se una partita in NetHack dura ore per concludere i 100 livelli di Angband ci può volere una settimana intera.

Di anni ne sono passati tanti e titoli di questo tipo ormai si possono giocare in pratica su ogni elettrodomestico di casa. I cosiddetti porting, adattamenti del codice di un programma per piattaforme diverse, sono stati fatti per Dos, Windows, iOS, Android,… E proprio su Android sono giocabili sia NetHack che Angband, anche se con interfacce praticamente identiche all’originale cosa che non disturba tanto dal punto della grafica quanto da quella dei comandi, noiosi da inserire senza una tastiera fisica.

Tra i tantissimi giochi roguelike disponibili nello store di Google ho avuto la fortuna di scovare il gioiello, come si usa dire, che vado a presentarvi. Trattasi di uno dei pochi software su Android realmente gratuiti. Niente costo iniziale e soprattutto niente, nessuna microtransazione successiva, necessaria per avanzare di livello, acquistare i potenziamenti per poter completare il gioco o quanto altro è di uso comune ormai (purtroppo). Nota personale: preferisco pagare per un gioco e poi farne ciò che voglio piuttosto che venir abbindolato dalla parola gratis per poi vedermi bloccato sul più bello e dover scegliere se pagare o meno.

Pixel Dungeon è un roguelike di tipo Hack con una grafica retrò, in puro bellissimo stile 8 bit, ma sviluppato da chi sa il fatto suo. Tre classi iniziali, le solite, warrior, rogue, mage, più una quarta, huntress, sbloccabile se si riesce a sconfiggere il terzo boss con una delle altre classi. Il gioco presenta una curva di difficoltà piuttosto lineare, non c’è pietà per il giocatore e spesso capita di morire perfino nel primo livello anche dopo numerose partite, per mano di un terribile marsupial rat.

Pixel Dungeon

Il terribile boss Goo

Una volta appresi i meccanismi però si inizia ad andare più a fondo, soprattutto se si è fortunati con i drop e i tesori e si mette le mani su un gear decente. A quel punto arrivare al primo boss, Goo, che attende al quinto livello, non è troppo difficile. E da lì inizia il vero gioco, tra mini quest sparse per i livelli e accorgimenti davvero ben realizzati. Erba, porte in legno, nemici e protagonista bruciano a contatto col fuoco e le fiamme possono essere spente dal fuoco. La classica lightning bolt rimbalza sulle pareti, mentre trappole di ogni tipo attendono nei corridoi, tra porte segrete, tombe che ospitano spiriti assassini e terribili Piranha giganti nelle pozze d’acqua stagnante. Menzione speciale per i semi che si trovano in giro, da piantare in terra per avere gli effetti più disparati, da combinare in molti modi diversi (ad esempio la combinazione earthroot e firebloom potrebbe essere letale per un certo primo boss gelatinoso…).

Come per i rogue classici la maggior parte degli oggetti ha proprietà sconosciute al protagonista. Le pozioni sono nominate per colore, le pergamene con sequenze di caratteri senza senso, armi, armature o anelli magici mostrano solo il proprio nome reale. È con l’utilizzo che il personaggio acquisisce dimestichezza e quindi conoscenza di questi elementi. Ma alla partita successiva tutto cambia e si deve ricominciare da capo.

Pixel Dungeon

L’ironia è sempre presente

In conclusione un gioco da addiction pura, nonostante morire sia perfino troppo semplice (soprattutto col mage o col rogue) si tenta e si ritenta. I livelli sono ogni volta diversi, le trappole e i tesori ancora tutti da scoprire e la grafica simpatica aumenta ulteriormente la longevità. Sulla wiki ufficiale di Pixel Dungeon si possono trovare tonnellate di informazioni e aiuti, per arrivare fino all’ultimo livello e sconfiggere l’ultimo boss, Yog-Dzewa.

Il compleanno di Doom

Perso tra il caos del periodo, tra cenaperitipranzinatalizi con amici e qualche ultimo acquisto da fare, mentre in forno finiscono di cuocere un paio di strudel con pere, cioccolato e amaretti, due parole su un compleanno tutto speciale le volevo spendere. Correva l’anno, mi ha ricordato qualche giorno fa Alessandro con il suo eBook gratuito, correva l’anno 1993, quando iniziai a giocare a Doom, distribuito la mezzanotte del 10 dicembre.
E per capirlo bene, il senso di questi ricordi, bisognerebbe esserci stati, quando c’erano videogiochi (film, libri,…) che riuscivano a essere punti di svolta. Doom ci riuscì, e le ore passate in quei corridoi dove ancora la grafica 3D “vera” doveva arrivare, ma che all’epoca bastava e avanzava per creare atmosfera e mettere tensione durante il gioco, sono indimenticabili. Il movimento fluido, ereditato dal precedente titolo della software house, Wolfenstein 3D, era incredibile, come le mostruosità tecno organiche che si muovevano per i corridoi bui della base militare.

Doom logo
Uscirono decine, centinaia di MOD per il gioco originale, mappe di ogni tipo fatte dai fan ed espansioni più grosse. E vennero anche dei seguiti, un secondo titolo discreto, un terzo che non riuscii mai a finire, noiosissimo e fuori tempo massimo. Da anni si parla inoltre di un quarto capitolo, slegato dal precedente, che non ha ancora visto la luce.

Nel frattempo il gioco è stato adattato per ogni possibile dispositivo elettronico, è giocabile anche via browser e ne è stato un film, terrificante ma per i motivi sbagliati (la sequenza in prima persona… roba da far sanguinare le pupille) e alcuni romanzi.

doom-iconPer chi lo volesse rigiocare segnalo:

La FantasyFlightGames (che distribuisce anche l’ottima nuova versione del lovecraftiano Arkham Horror e le sue espansioni) ha prodotto nel 2004 un boardgame su Doom, ormai purtroppo fuori commercio e rintracciabile su ebay a prezzi non proprio concorrenziali.

Nel mio piccolo l’omaggio a quelle ore passate a sterminare mostruosità aliene l’ho realizzato anni fa con il (complicatissimo, ahimé) libro game Obscura Genesi (le cui ispirazioni comprendevano anche il bellissimo Gears of War, grande rimpianto da quando ho scambiato l’Xbox per la PS3, e certi Miti lovecraftiani). Ogni tanto salta fuori qualcuno che mi chiede che fine ha fatto il testo (auto pubblicato con Boopen, non è più disponibile) e se magari si potrebbe giocarlo come eBook (ok Loro vogliono il PDF ma noi sappiamo che i PDF non sono eBook). L’ipotesi di semplificare le regole, editare il testo, rilasciare un eBook, giocabile come lettura ma che necessita di carta e dadi per combattimenti, inventario e quant’altro, non mi ha mai fatto impazzire. Ma chissà, magari un giorno troverò il tempo per tornare a fare un viaggio su Plutone, alla ricerca delle rovine dell’Avamposto Gamma

Il fuori tutto: vendo videogiochi, libri, fumetti e DVD

magazzino 51 area indiana jones

Decisamente un tipo di post nuovo questo, che non si ripeterà ma verrà eventualmente riutilizzato e attualizzato alla bisogna, ispirato dal fornitissimo e lunghissimo post del buon Elvezio, assolutamente da leggere.
Ho deciso di vuotare parte del vecchio magazzino, eliminando mobili che nemmeno mio nonna avrebbe mai usato, libri mai letti o che non m’interessa più tenere a casa (no, la collezione dei Shannara me la tengo), videogiochi finiti o non-finibili per PlayStation 3 e DVD (quei supporti ottici che tanto andavano di moda qualche tempo fa, si sa mai che qualche appassionato di roba vintage passi di qua).

Il tutto verrà fatto sfruttando la famosa e utilissima piattaforma di eBay (con la quale su alcuni articoli ho litigato tra aste e compra subito), dove troverete gli articoli elencati sotto, che aggiornerò un po’ al giorno. Il post rimarrà visibile sul blog aggiornando lo stato delle vendite.

ebay icon

Per qualsiasi informazione mi potete ovviamente contattare.

 

Videogame PS3

  • Bioshock 2
  • God of War III
  • Kingdoms of Amalur: Reckoning
  • Overlord: Raising Hell
  • Virtua Tennis 3

 

Film in DVD

  • 007 Casino Royale
  • Cube
  • Daredevil
  • Femme fatale
  • Il mistero di Sleepy Hollow
  • Silent Hill
  • Tomb Rider – La culla della vita

 

Libri

  • Il castello di tenebra di J.H. Brennan (librogame, 1991)
  • Le cronache del mondo emerso (trilogia) di Licia Troisi
  • Le leggende di Dragonlance 1 Il destino dei gemelli di Margaret Weis e Tracy Hickman
  • Le leggende di Dragonlance 2 La guerra dei gemelli di Margaret Weis e Tracy Hickman
  • Le leggende di Dragonlance 3 La sfida dei gemelli di Margaret Weis e Tracy Hickman
  • Hyper versum di Cecilia Randall

 

Fumetti

  • Demian N. 1
  • Demian N. 2
  • Demian N. 3
  • John Doe N. 5
  • John Doe N. 22
  • John Doe N. 76
  • John Doe N. 77

Alla ricerca del tempo (digitale) perduto

Uno di quei post estemporanei, se avessi una continuità da blogger. Una di quelle giornate campali che aspettavi da mesi se non anni e finalmente arrivano. E ti butti lì dove si cela l’impensabile, un luogo perso nella “zona industriale” e che per te, con tutto quello che ci hai stivato, ricorda il luogo segreto dove viene nascosta l’arca dell’alleanza alla fine del primo indimenticabile Indy. E dire che è solo un magazzino di una trentina di metri quadrati, eppure si vedono cose che voi umani…

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Beware of the Tentacle

Look behind you, a three-headed monkey!
Bernard

This had to be a presentation post of my lovecraftian eBook, full of tentacled things.
I was looking for the best image to use when I’ve found the one I’ve attached below. A not so lovecraftian, Star Wars/Day of the Tentacle mashup. But it reminds me about hours spent traveling in time and in the fight against the evil Purple Tentacle. And reading that LucasArts is no more (but for years their creations did not reach the quality of games like Fate of Atlantis, Monkey Island and Grim Fandango) leave me with the need to take another look at a game from the old days. A journey filled with Third Reich agents, anti-gravitational hovercraft gang, time machine and dead pirates.

So, we’ll talk about lovecraftian ebooks another day. I’m going to spend some time with ScummVM mobile (and I’ve just discovered ResidualVM, ScummVM 3D “sister project”, that allows to play LucasArts’ Lua-based 3D adventures: Grim Fandango and Escape from Monkey Island) and maybe I’ll use one of Dr Edison’s toilets again.
To travel, of course.

day of the tentacle