Il tesoro della regina di Mauro Longo

È un librogame? È un gioco di ruolo? È… l’ultima fatica dell’amico Mauro Longo, deciso a riportare in auge i libri game senza rinunciare al suo ruolo di game designer per l’ottimo gioco di ruolo Savage Worlds. Questa volta l’avventura interattiva ci fa restare in Italia, ma ci porta indietro nel tempo, in una versione post apocalittica ucronica horror weird con sfumature pulp steampunk, che l’autore ha usato come ambientazione per una versione alternativa della nostra storia, che ricade sotto il nome di Ultima Forsan.

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Librogame horror

Tra le decine e decine di libri interattivi pubblicati negli anni, i titoli horror sono veramente una minoranza. Soprattutto per quel che riguarda “i classici” (pubblicati negli anni ’80) si parla per lo più di libri fantasy, senza alcuna parte orrorifica. Atmosfere diverse si possono incontrare nella purtroppo brevissima saga Forbidden Gateway, con infiltrazioni mistico mitologiche che stemperano gli effetti degli orrori cosmici, o in titoli più recenti come Undead Rising, dove l’ironia di fondo si alterna a scene piuttosto splatter.
Orientati a un pubblico giovane, che riesca ad accettare l’intromissione del gioco nella narrativa, questi libri non hanno mai visto trame e ambientazioni che si discostino veramente dal genere fantasy, col solito bagaglio di armi magiche, amuleti e incantesimi. Magari un giorno qualcuno scriverà un librogame-survival-horror degno di questo nome.
Nel frattempo eccovi una prima lista di titoli, da integrare in futuro.

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Undead Rising, decidi il tuo destino tra orrore, zombie e librogame

Siamo all’ennesima “ondata di caldo africano”, le previsioni parlano di temperature altissime, allarmi di massimo grado e altre visioni terrificanti. Gli alberi si seccano sotto l’azione di un vento rovente, l’asfalto si scioglie, immense buche si aprono nel terreno e i demoni dell’arcimondo si scatenano sulla Terra, dando inizio a un nuovo regno di piaceri infernali.
O almeno così dicevano al meteo di oggi, in televisione. Giuro.
In mezzo a tutto questo (al confronto del quale poco o nulla è il trailer del nuovo DOOM, presentato all’E3 e infarcito della giusta dose di creature ctonie) dedicarsi a un gustoso passatempo dal sapore di non morto può avere il suo perché.
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Dead Set

Dead Set TV Logo

Dead Set

Ispirato da una recensione del Sommobuta, dedicata a Black Mirror, ne ripesco una mia su un’altra delle fatiche di Charlie Brooker, ideatore d’entrambe le miniserie inglesi.

Dead Set, storia in 5 parti che ebbi modo di vedere nella piccola sala del cineforum cittadino. Spettacolo decisamente horror, che descrive cinque giorni dell’invasione degli zombie. Il tutto inizia durante una delle serate di “eliminazione” di un concorrente dalla Casa del Grande Fratello, col pubblico che attende la nomina assiepato davanti a un palco, all’esterno della Casa.

Su quel palco la presentatrice Davina McCall (nella parte di sé stessa) intrattiene i fan, parla con i concorrenti all’interno della Casa e, dopo lo spoglio delle votazioni, accoglie l’isterica Pippa (nome sfigatissimo). In quel momento giunge un auto con degli infetti e (com’è consuetudine in questi casi) the infection spreads! Non ci sono spiegazioni, non ci sono rimedi.

Dead Set è un bel pugno nello stomaco, di quelli che non ricevevo da tempo. Non c’è spazio per i dubbi sulla qualità del serial, che somma la buona tradizione zombesca alle migliori uscite degli ultimi anni (28 giorni dopo per dirne una).

Alla fine della prima puntata di Dead Set il senso di opprimente predestinazione è palpabile. Non c’è via di fuga, non c’è speranza. Anche perché se quella (la gente assiepata fuori dal palco del GF, i telespettatori, i protagonisti) è l’umanità  che dovrebbe venir salvata, allora è meglio stare dalla parte dei goffi antropofagi mugugnanti.

Gore a livelli che in Italia non vedremo mai. Vivi e morti dilaniati da non morti, in una visione piacevole, se paragonata ai cadaveri ridotti a pezzi dal regista del GF, esca nel folle tentativo di fuga. Lui macella i corpi di alcuni concorrenti, morti, risorti e ri-morti. Estrae interiora, affetta, senza mai smettere di insultare i sopravvissuti, che lui disprezza e considera, al pari di quelli che ha tra le mani, solo carne utile a raggiungere un risultato.

Inutile credo citare i sottotesti, evidenziati nel parallelo tra l’occhio dello zombie e il simbolo del GF e nel doppio assedio che apre e chiude la mini serie. I fan accorsi a vedere i loro (dementi) idoli. I non morti affamati che assaltano la sede del Grande Fratello per mangiarsi quelli stessi umani che idolatravano.

Comparsate note agli inglesi: la già  citata conduttrice del GF nella parte di sé stessa ed ex concorrenti della trasmissione nei panni degli zombie. Una recitazione che si mantiene a ottimi livelli e nessun momento di vera speranza.

Teso e sanguinante, Dead Set lascia senza fiato durante la visione e senza parole, una volta concluso.

Sine Requie: i non morti italiani diventano un videogioco

A quanto pare non accenna a fermarsi la recente zombie apocalypse, che ha visto moltissimi americani preoccupati per qualche singolo caso di cannibalismo. Tra i sintomi di questa paura il rinnovato balzare nella top ten delle chiavi di ricerca parole come zombie, appunto, ma soprattutto (gente previdente eh!) manuale per sopravvivere agli zombie e per chi già sa quale è il miglior testo di riferimento manuale zombie brooks.

D’altro lato oltre a sopravvivere c’è chi invece vuole reagire, imparando a sterminare l’orda famelica prima che questa possa infestare ogni angolo delle nostre città. Ecco allora che si nota un aumento di ricerche sul gioco di ruolo zombesco (eh lo so che Teo & Leo odiano ‘sto termine, ma ci stava) per eccellenza, il Sine Requie.

Del Sine così come di Matteo Cortini e Leonardo Moretti ho già parlato, tra il vecchio sito e questo. Se non avete proprio idea di cosa sto parlando potete leggervi la recensione dell’ambientazione IV° Reich, oppure Il Soviet o immergervi nelle loro atmosfere col mio racconto brevissimo Visioni di morte (o sfogliando il primo e unico mitico numero de La gazzetta delle terre Perdute, col quale omaggiavano i fan nell’ormai lontano 2009).

L’annuncio della versione videoludica del gioco di ruolo è stato dato da Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli, della software house Dreampainters. La notizia trapelata è in puro stile dei due folli e simpaticissimi autori toscani:

“Supernews!!! Non vi bastava l’annuncio del film di Sine Requie? No? Ecco un nuovo traguardo per il piccolo e nero Sine! I sempre più rintronati autori (Curte e Leo… sempre loro) hanno firmato un contratto di cessione dei diritti di Sine Requie per la realizzazione di un VIDEOGIOCO! Ecco una foto che ritrae i due prodi autori insieme Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli della casa videoludica Dreampainters. (la foto di cui sopra) Leo e Curte supervisioneranno ogni fase del progetto. Il videogioco sarà esclusivamente sviluppato per PC e sarà un rpg (ma dai!) in prima persona. Gaudio und gioia! Olè olè”

Il team per lo sviluppo del videogame di Sine Requie: Matteo Cortini e Leonardo Moretti, ai lati, Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli al centro

Il team per lo sviluppo del videogame di Sine Requie: Matteo Cortini e Leonardo Moretti, ai lati, Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli al centro

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Sine Requie Anno XII – Soviet – Matteo Cortini e Leonardo Moretti

Ultia

C’è stato un tempo in cui giocavo di ruolo, ma erano davvero tanti anni fa, e si giocava a Il Richiamo di Cthulhu e qualche tentativo a D&D. C’è stato un altro tempo, in cui giocavo di ruolo, questa volta pochi anni or sono. Con un gruppo di triestini conosciuto cercando tra i forum tra i quali figure importanti del sito Il Quinto Clone (che nemmeno sapevo cosa fosse a quel tempo); si giocò a D&D “classico” con la Rulepedia e a GURPS, ed era proprio come i veri quindi coi dadi tra le scatole di pizza doppia cipolla e i bottiglioni di birra Coca-Cola e discorsi su come pompare al max i personaggi.
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Visioni di Morte (Sine Requie)

Sine Requie 4° Reich - Elisa Ferrotto

Sine Requie 4° Reich – Immagine di Elisa Ferrotto

In questa tranquilla domenica di novembre, mentre sto preparando un buon ragù fatto in casa, con la calma e la dovizia che richiede, vi ripropongo un raccontino nato anni or sono, per il concorso Visione di morte, che raccoglieva contributi per l’ambientazione IV° Reich di Sine Requie. Una storia breve, dedicato alla vita e alla morte del viscido Viktor von Bock. L’immagine l’ho rubata ai lavori della brava illustratrice Elisa Ferrotto.

Buona lettura e buona domenica!

[box type=”shadow”]Ho poco tempo e troppo da raccontare.

Ben presto saranno qui, per prendermi, per condannarmi, e i minuti che rimangono li voglio dedicare all’uomo, la cui morte il Reich non perdonerà. Spero che queste righe servano a ripulire almeno in parte la memoria delle mie gesta, a dare loro una valida motivazione.

Mi chiamo Hans Wiermacht, Standartenführer di una delle divisioni distaccate di stanza a Berlino est, per il controllo ed il pattugliamento dei confini. Molti anni fa, prima che la guerra tra gli uomini si tramutasse nello sterminio dei morti, operavo nel nord est della penisola italiana, come ufficiale nell’Adriatisches Küstenland, il Supremo Commissariato per il Litorale Adriatico, controllato dall’Oberste Kommissar austriaco Friedrich Rainer.

A quel tempo ero sposato felicemente, e, nonostante il servizio al Reich mi impegnasse di continuo, cercavo di tornare spesso a casa, per assistere ai primi anni di vita della nostra unica figlia. Ricordo ancora la sua gioia nel rivedermi rientrare, la sua energia, la vita che splendeva nei suoi occhi del colore dell’ambra, mentre la malattia consumava inesorabile la mia amata. Agatha… E quando avrei voluto esserle più vicino, i cadaveri si risvegliarono nel mondo intero… Mia moglie morì poco dopo quel giorno, mentre io ero lontano, a cercare di gestire come potevo la situazione.
Da subito i nostri migliori scienziati si attivarono, compiendo analisi sui morti, catturati da divisioni militari create per lo scopo.
Tra questi uomini si distinse il freddo e cinico Viktor von Bock, già noto al Comando per le notevoli doti tattiche e una certa inclinazione a perdere facilmente il controllo.
Von Bock aveva una mente lucida, piegata alla legge del raziocinio più totale. Questo finché la rabbia non esplodeva, diretta spesso senza motivo verso chi gli stava attorno. Si diceva avesse ucciso con le sue stesse mani un cameriere del Circolo Ufficiali, colpevole di non averlo servito come si confaceva al suo grado. Lo scienziato fu uno dei primi a proporre di usare nemici vivi per determinare il tempo e la modalità con le quali tornavano dalla morte. E proprio per tali esigenze venni convocato, nella principale sede di Berlino.
Mi spiegarono che, operando nelle zone periferiche, avevo modo di coordinare tali “recuperi”, e a seconda di quello che serviva al suo gruppo di scienziati dovevo riportare non morti, nemici vivi, animali e quant’altro. Pur riluttante a servire il Reich in questo modo, ubbidii.

Ricordo… era di nuovo inverno… la neve scendeva dal cielo come secchi di vernice, dipingendo la città e i pochi coraggiosi che uscivano nelle strade. Me ne stavo ad aspettare il ritorno di mia figlia, che studiava al collegio Waimairmacht, quando il comando della Gestapo mi passò una chiamata dello stesso von Bock. Farfugliava eccitato che l’ultimo caso sottoposto, una giovane polacca dalla pelle bianca come il manto che soffocava la città, aveva dato origine ad interessanti sviluppi nei suoi studi, e voleva che quanto prima ci muovessimo per portargli un altro esemplare dello stesso tipo. La chiamata e la richiesta mi provocarono un’ondata di fastidio, gli studi sui morti non avevano per me alcuno scopo e questi recuperi nelle zone infestate per procurargli cavie vive erano frustranti.
Ovviamente chinai la testa e obbedii al mio superiore. Nei giorni seguenti cercai e trovai quanto richiesto. Ricevetti numerose chiamate dello scienziato, sia durante la ricerca, ansiose e inutili chiacchierate sui miei progressi, che dopo, noiosi elogi sull’operato della mia squadra. Per le ricerche, mi spiegò von Bock in una di queste telefonate, non tutti gli esseri umani davano eguali risultati. Aveva scoperto che nelle donne, soprattutto quelle più giovani, si nascondevano certi segreti, capaci di spiegare forse lo stesso fenomeno del ritorno alla vita dei morti e intendeva continuare con maggior lena i suoi studi in tale senso. Dal canto mio invece provavo a contattare il Comando, sperando che il mio stato di servizio fosse sufficiente a farmi allontanare da quel compito, ma nulla servì a tale scopo.

Fu all’incirca sei mesi fa che iniziarono a circolare le voci tra gli uomini del gruppo per gli esami scientifici della Kripo. Mi ero recato nei quartieri dove aveva sede il loro quartiere generale, per un incontro con lo stesso von Bock, quando udii per caso i racconti, accompagnati dalle risate di alcuni sotto ufficiali, sulle insane e orribili nuove passioni dello scienziato. Decisi di approfittare dell’anticipo che avevo per entrare nel suo laboratorio personale e parlarne con lui. Lo spettacolo che mi accolse fu terrificante. Von Bock era completamente nudo, disteso sul tavolo del laboratorio. Tra lui e il freddo metallo c’era una delle ultime donne che avevo consegnato nelle sue mani, che si agitava e gemeva.
Sul momento credetti di aver interrotto un inappropriato ma normale rapporto, e feci per uscire e dare il tempo all’uomo di sistemarsi, quando, mentre questi si rialzava e indossava barcollando un camice sporco, notai lo sguardo vitreo della donna. Aveva gli occhi completamente sbiancati, un filo di bava colava dai bordi della bocca violacea, mentre tra le mascelle era serrato un morso di cuoio, legatole strettamente dietro la nuca. Von Bock si avvicinò sorridendo, ma scusandosi per lo spettacolo, una sua passione nata dalla vicinanza con quelle creature incredibili disse.
Così mansuete, docili… ne parlava come di pubescenti vergini che uscissero nelle candide divise del conservatorio… mentre quella creatura continuava a contorcersi debolmente, sibilando, senza poter serrare le mascelle.

Le chiamava crisalidi, diceva che contenevano ancora l’essenza delle persone ma erano prigioniere di un corpo morto. E lui, con i suoi studi, intendeva liberarle. Purtroppo i rapidi processi di putrefazione della carne, non nutrita regolarmente, contrastavano il suo lavoro. Per questo necessitava di nuovi corpi sui quali eseguire i suoi test. Uscii nauseato, farfugliando una scusa e rimandando l’incontro, per il quale avrei atteso una sua nuova convocazione.

Stamattina, dopo settimane passate senza nessuna richiesta di von Bock, attendevo il ritorno di mia figlia dalla scuola sfogliando il giornale. La notizia di un omicidio in un quartiere vicino mi mise addosso uno strano stato di angoscia. Una giovane donna era stata trovata in un vicolo, completamente nuda, legata mani e piedi, mentre un uomo era stato visto scappare dal luogo del fatto. Sono uscito di casa senza nemmeno indossare il soprabito mentre la neve mulinava attorno a me. Ho guidato senza badare a nulla fino ai laboratori entrando di corsa nelle stanze private di von Bock.

L’ho trovato seduto sul ciglio del letto, nudo, sporco di fango, soddisfatto e orribile come un avvoltoio dopo il pasto. Aveva i pugni serrati e da uno di questi pendeva qualcosa che scintillava debolmente nella poca luce della stanza.
Mi parlò, voleva spiegarmi qualcosa sulla percentuale di successo nell’ottenere una crisalide dalla larva e su una certa soglia, oltre la quale invece si otteneva qualcosa di diverso. Lo aggredii chiedendo spiegazioni. Tornato improvvisamente lucido fece leva sul grado, intimandomi di tacere. Quelli, disse, erano i voleri del IV° Reich. Era vero, ammise, qualcosa non aveva funzionato e c’erano da fare ulteriori studi. E mentre lo diceva i suoi occhi brillavano di una luce malata, lo sguardo si piegava in un lubrico susseguirsi di desideri morbosi. Gli chiesi dov’era stato, cosa lo aveva spinto ad agire in quel modo. Ma in lui vidi che ormai la follia aveva travalicato ogni possibile argine, la motivazione scientifica aveva da tempo lasciato spazio ad una fame avida che non trovava più soddisfazione e lo aveva spinto a cercare da solo le proprie prede.

Schifato da tutto questo mi allontanai, arretrando verso la porta. Von Bock, l’essere bianchiccio e sbavante che era stato uno scienziato, balzò nella mia direzione, insultandomi, minacciandomi. Se avessi raccontato qualcosa, sibilò, la mia carriera nell’esercito sarebbe finita. Forse anche la mia stessa vita. Gli dissi che non m’importava, che non potevo sopportare di portare avanti quel traffico infernale. Afferrai i suoi polsi per spingerlo lontano e nell’arretrare lasciò cadere l’oggetto che impugnava con tanta avidità durante la discussione. Vidi cos’era e tornai a spostare lo sguardo su di lui. Rabbia, soddisfazione, una sorta di diabolico compiacimento s’intrecciavano su quel volto devastato dai suoi indescrivibili desideri. Fu allora che gli crollai addosso, subissandolo di pugni, senza lasciarlo respirare. Colpivo, animato da una furia cieca, e solo quando mi resi conto che quel corpo stava per esalare l’ultimo respiro raccolsi in fretta l’oggetto dorato da terra e fuggii.

Sono riuscito ad uscire dalla città e ora mi nascondo qui. Sento i cani, le urla… so che stanno arrivando… non avrebbero potuto fare altrimenti, in fin dei conti ho assassinato senza apparente motivo un brillante ufficiale del IV° Reich… un ufficiale, un folle assassino necrofilo…
Battono alla porta… i maledetti cani a tre teste ringhiano… sbavano artigliando il legno che mi separa dalla fine… stringo tra le dita la collana… un regalo di tanti anni fa con inciso il nome di mia figlia, che non rivedrò più… imbraccio con quelle stesse mani il mio fucile…
Che entrino pure a prendermi…[/box]

Sine Requie Anno XII – IV Reich – Matteo Cortini e Leonardo Moretti

Secondo recupero di questo weekend, che anticipa la recensione di un altro modulo della stessa serie.
Quest’anno (sigh, sigh e ancora sigh) non sono riuscito a farmi la mia vacanza spendereccia a Lucca Comics and Games, nella quale una tappa d’obbligo era al “banchetto” dove Matteo e Leonardo spacciano i prodotti della linea Sine Requie. In un qualche modo riuscirò a mettere le mani sull’ultima ambientazione pubblicata ma, nel frattempo, vi propongo la recensione di IV° Reich, che anticipa di qualche giorno quella del Soviet.
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World War Z di Max Brooks

Ecco, come promesso, il ripescaggio di questa vecchia recensione, che spunta tra varie news sul film che ne stanno traendo, in uscita nelle sale americane nella numerologicamente potente data del 12/12/2012. Si è già saputo (con disappunto dei fan del libro) che il lungometraggio vedrà le gesta di un dipendente(Brad Pitt) di una qualche forza internazionale (Nazioni Unite?) costretto ad attraversare gli USA per porre fine (tutto da solo?) alla minaccia dell’epidemia zombesca. La sceneggiatura è di J. Michael Straczynski,
Ma lasciamo le ipotesi (sempre più pessimistiche) sull’adattamento, e tuffiamoci tra le pagine del testo di Max Brooks.
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Manuale per sopravvivere agli zombie di Max Brooks

Parlare oggi di questo manuale, che tutti definiscono un lavoro preparatorio al più esteso e fantasioso World War Z (che ho recensito un anno fa, qui), potrebbe sembrare superfluo e probabilmente lo è. Ma visto che questo libro me lo son letto tutto, parti noiose e parti eccitanti, liste di armi e diari di assalti degli zombi, e ci ho fatto pure qualche pensierino, la recensione ve la beccate comunque.

Intanto, per togliere ogni dubbio a chi vorrebbe comprarlo, questo è un manuale. Cioè sì, lo so che c’è scritto bene in grande sulla copertina ma magari potreste pensare che è un pretesto curioso per spacciare un romanzo horror.
No.
C’è scritto manuale, sarà un manuale, okay?
Bene.
Quindi non ci si può aspettare narrazione da un manuale, personaggi, ambientazioni, non parliamo di dialoghi o approfondimento psicologico.
Parliamo di spunti.
A prescindere dall’ovvia necessita che spinge una persona a leggere un certo manuale, quanti spunti possono nascere da un bel libro, mettiamo, di falegnameria? Così come dall’osservare un maestro che lavora un pezzo di abete trasformandolo nella bella copia della vostra libreria IKEA, direi che si impara molto.
Questo è il primo. Il primo pensiero, la prima parola che assocerei a questo manuale, del quale effettivamente non ho ancora iniziato a parlare. Spunti.

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