The Book With No Name – Anonymous

Fermatemi se la sapete già. Ci sono un pistolero, due monaci, un bounty hunter, un poliziotto fanatico, un agente del sovrannaturale, due ladruncoli, un gangster con due picciotti, alcuni vampiri, seduti in un bar.
L’avete già sentita?
Nel caso non la conosceste, e voleste a tutti i costi sapere come va a finire, leggetevi The Book with No Name di “Anonymous” (se questo è il nome, chissà il cognome!).

Spinto da una segnalazione sul blog di Davide Mana e dal fatto che chi legge il libro senza nome viene ucciso e l’unico modo di scoprirne il motivo è leggerlo, io l’ho letto.
Quindi devo affrettarmi a scriverne la recensione. Se s’interrompe di colpo, sapete perché.

Di cosa parla The Book with No Name? Si farebbe forse prima a dire di cosa non parla, dal momento che dentro c’è di tutto, o quasi, come ironicamente suggerivo in apertura.

Santa Mondega non è una cittadina come le altre, è stata teatro di un terrificante massacro, a opera di uno sconosciuto noto solo come Bourbon Kid. Ma è proprio lì che riappare la L’Occhio della Luna, una gemma dagli oscuri poteri. Il gioiello fa gola a molti, e nella contesa che ne seguirà il destino stesso della Terra sarà in bilico, mentre un eclisse di sole potrebbe chiudere per sempre la città nell’abbraccio delle tenebre.

Quanti personaggi riuscite a sopportare in un unico romanzo? Io, limite mio eh, non troppi. Un paio, dai. Tre? E quanto spazio a ciascuno? Nemmeno alla Compagnia dell’Anello è stato concesso un capitolo per personaggio! Nemmeno Terry Brooks, che quando scrive ormai si sbrodola come un bimbo col biberon, l’ha fatto.
Anonymous invece non ha pietà, ne mette insieme tanti, troppi, ognuno con la propria storia, ognuno legato agli altri, in un susseguirsi di scazzottate, omicidi, dialoghi da duello al saloon, scazzottate kung fu style, scazzottate da ring. E pure alcuni non morti. E omicidi.

Sfogliando il libro, per darvi un’idea, compaiono ognuno comodo comodo nel suo bel capitoletto: Bourbon Kid, i monaci Kyle e Peto, Jefe il bounty killer, Weasel, Sanchez il barista, il detective Jensen, il detective Somers, Jessica, Elvis il killer, Dante e Kacy,…
E nello stile di queste storie “tarantiniane” (la quarta del libro recita Tarantino meets The Da Vinci Code) sembra che lo spessore dei personaggi si limiti a quello della pagina a cui appartengono. Anche perché, visto l’elevato numero, non c’è nemmeno il tempo di portare avanti la storia e costruire delle psicologie più che elementari.

L’impressione inoltre è che l’autore, Mr. Anonymous, abbia scritto il libro seguendo una mitopoiesi incrementale. Arrivato a un punto morto ha tirato fuori un coniglio dal cappello, inventandosi qualcosa di nuovo per poter proseguire. Lo stesso Libro senza nome compare e diventa fondamentale nella storia praticamente dal nulla. La stessa conclusione aperta mi ha fatto supporre che si fosse stufato di scrivere, piuttosto che volesse dargli un seguito (cosa che credo abbia fatto).

Non che il libro sia esente da pregi. Ci si diverte a tratti, una volta tenuti a mente i rapporti tra le decine di personaggi principali. E si sorride a certe citazioni, che sembrano studiate proprio per il lettore appassionato di cinema, che conosce a memoria le battute di Star Wars… ah, sono tornato ai difetti? Sto di nuovo pensando che il libro sia stato costruito ad hoc da un autore furbetto? Cavoli.

BANG!

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