The Last Door

È da poco tornato l’autunno, la bora nera, come la chiamiamo da queste parti, spazza la città con raffiche ghiacciate, violente, spostando persone e oggetti, afferrando ogni singola goccia di pioggia per trasformarla in un proiettile di gelo. Il cielo è un leopardo bluastro in perenne corsa dai colli alla costa, le alture trattengono il verde della primavera ma nascondono il sottile manto nevoso che è calato in questi giorni sul carso sloveno.

Complice questa deliziose condizione meteo, che va a chiudersi su una combinazione di bronchiti e raffreddori vari con annessa assenza forzata dal lavoro e frequentazione altrettanto forzata (va beh) di divano e scrivania, ho avuto una quantità di tempo inaspettata per mettere mano a una serie di passatempi che incastravo a forza negli interstizi delle giornate. Sono riuscito a godermi maratone di bellissimi film horror (per i titoli dei quali mai ringrazierò abbastanza i miei blogger preferiti, Lucia, Elvezio e Simone su tutti) e addirittura riprendere a videogiocare con un certo impegno.

Accantonata la PS3 che fa muffa in sgabuzzino da un anno abbondante, e potenziato adeguatamente il PC a fine estate scorsa, potrei permettermi chissà quali titoli in 3D 4K ultra con shader che neanche la realtà è così reale, credo. Ho tentato, lo ammetto, ancora a suo tempo (nel singolo istante post installazione della nuova scheda video) i rutilanti titoloni da prima pagina, da Assassin’s Creed a Tomb Rider, da Pillars of Eternity a The Witcher III, senza grandi soddisfazioni. Ormai sono cosciente di prediligere temi e tempi diversi, mi manca la voglia di un tempo di imparare combo o incantesimi da tomi (digitali) millenari.

Nella scelta mi ha aiutato invece l’esser diventato un fedele cliente di Steam, che mi informa con satanica puntualità su quali delle mie preferenze posso trovare scontate nello Store. Tra gli innumerevoli titoli messi in wishlist, in attesa che scendano sotto la soglia psicologia dei 10€, ne ho scelti due che avevo adocchiato da tempo. The Banner Saga e The Last Door, totalmente diversi come genere, ambientazione, impatto visivo, ma che, col senno di poi, sembrano condividere una qualche atmosfera di fondo, nel loro viaggiare a fianco di non eroi, di sopravvissuti alla ricerca di un oltre (un altrove) che porti delle risposte.

the last door screenshot

The Last Door è un’avventura “punta e clicca” in pixel art sviluppata dal team di The Game Kitchen e distribuita prima a capitoli giocabili dal browser (sul sito ufficiale), successivamente come software giocabile sul PC, e infine in una Collector’s Edition che comprende tutti gli episodi (quattro a stagione) e alcuni extra.
Il tema è horror/gotico, con influenze di Poe e del solito Lovecraft (senza per fortuna i soliti riferimenti cthuloidi ma con più attenzione ad atmosfere, segreti famigliari persi nei secoli e conoscenze maledette). Soprattutto la seconda stagione sembra esserci anche una forte influenza della famosa serie tv di David Lynch, Twin Peaks (gufi/corvi, il sipario tra più mondi).

Per quanto questa affermazione sia sempre accompagnata dagli sguardi allucinati di chi mi conosce (e ormai dai, dovreste sapere) io trovo The Last Door estremamente rilassante, come è stato tempo fa per il bellissimo The Vanishing of Ethan Carter. Il livello di sfida è basso, l’atmosfera generale permeata di una quieta angoscia e a pochi, ben misurati momenti, è relegata la giusta dose di jump scare, anticipata dai brani più incisivi della colonna sonora e da ambientazioni immerse nella penombra o nella tenebra completa.
Una storia interattiva, che ti prende fin dall’ingresso in quella antica magione e non ti molla fino alla risoluzione della vicenda.

the last door screenshot

Gli enigmi sparsi per i vari capitoli li ho trovati semplici e sempre logici. A volte la stessa interfaccia cambia per offrire aiuto (riproponendo ad esempio il testo da leggere, raccolto in precedenza, utile a risolvere l’enigma) e non si devono mai compiere viaggi troppo lunghi per usare gli oggetti trovati. Il tutto è molto lento, cerebrale e accompagnato dalla sempre azzeccata soundtrack di Carlos Viola.

The Last Door si divide in due stagioni, finanziate su Kickstarter separatamente, e ogni stagione è composta di quattro capitoli. La prima season (disponibile dal 2013) inizia nel modo più classico, con il protagonista Jeremiah Devitt richiamato sul “luogo del delitto” da un vecchio amico, la cui lettera allarmante non lascia tempo a dubbi di sorta. Svelare la sorte dell’amico aprirà la strada alle avventure seguenti, che si snoderanno tra varie location fino a portarci addirittura oltre la realtà conosciuta (verso e oltre, appunto, l’ultima porta).

La seconda stagione ha un protagonista diverso, il Doctor Wakefield, lo psicologo presso il quale Devitt era in cura a seguito di certi terrificanti eventi. Allarmato dalla scomparsa di quest’ultimo il dottore si metterà in viaggio sulle sue tracce.
Questa seconda dose di quattro capitoli mostra ulteriori sviluppi rispetto, più locazioni e un intreccio complesso e intrigante. Ci aspettano due possibili finali e vari segreti da scoprire, tra le case fatiscenti di un paese di pescatori, gli antichi megaliti di un’isola irlandese, manicomi dimenticati e ville misteriose.

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Arrivare alla conclusione di ogni stagione richiede all’incirca 7/8 ore, per un costo di 10€ (18€ se si acquista il bundle su Steam). Per le emozioni che regala (soprattutto se siete fan del genere horror e delle avventure grafiche) sono soldi più che ben spesi (se pensate a quanto costa un biglietto del cinema per andare a vedere robe tipo The Avengers…).

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