The Making Of “2MM capitolo 20”

Il Grande Thoth

Quella dei making of, come sapete, è una passione da queste parti. Insomma chi più chi meno, tra artigiani (che dire artisti suona pomposo e ingombrante) e scienziati, quello che si cerca è il come, il meccanismo che regge la scenografia, l’affascinante groviglio di pulegge e tiranti capaci di costruire qualcosa che prima non c’era.

Quindi due parole, giuro non di più, sul mio piacevole ritorno alla tastiera, per il quale ringrazierò ancora il buon Alessandro Girola, il burattinaio che ha preparato la scena di Due minuti a mezzanotte, una round robin di stampo super eroistico che sta avendo un ottimo seguito di appassionati e autori.

La mia puntata sono sicuro che l’avete già letta ma nel caso incredibile vi sia sfuggita, basta cliccare su capitolo ventesimo.

Fatto? Benissimo…

Dopo diciannove puntate, il 99% delle quali ambientate ad Admiral City e, più in dettaglio, nella Salazar Tower, per quanto mi riguarda avevo due possibilità per condurre bene la storia senza introdurre elementi inutili, considerato l’esiguo numero di puntate rimaste:
1) continuare sulla strada della bomba alla teleforce, introdotta benissimo da Domenico Attianese nel capitolo 19
2) aggiungere un elemento, un suggerimento che potrebbe (io lo spero ovviamente) essere recepito e sfruttato da chi verrà dopo, per concludere la storia come merita.

La prima idea era di muoversi su entrambi i fronti ma non riuscirei a essere sintetico nemmeno in punto di morte, quindi ha semplicemente vinto la parte che ho deciso di sviluppare per prima, cioè l’ipotesi numero 2. Così c’è una bomba alla teleforce che sta per essere fatta esplodere, uno tsunami d’energia capace di mutare il mondo che conosciamo in un agglomerato di super eroi con i poteri più disparati. Il tutto ordito da due folli (ma sono davvero pazzi?) capaci di manipolare le persone e la realtà. Quello che serve è una bomba ancora più grossa, ho pensato, oppure come nei cartoni animati, qualcuno capace di inghiottirla e metabolizzarla magari con un ruttino e via.

the mask bomb scene

C’era solo da decidere chi si sarebbe pappato tutta quella teleforce, e volevo qualcuno che non fosse un super calzamagliato o troppo fumettoso, qualcosa di più affine ai miei gusti, magari venato di dolore, disperazione e orrore. Niente di quanto c’era fino a ora mi dava qualche spunto in tal senso così ho cercato lontano, rileggendo la “geopolitica spiccia” di 2MM e tutti i 19 capitoli.

Toth ha stravinto su tutte le altre possibilità. Nessun accenno ai suoi poteri, politicamente in vista in un paese lontano e da sempre magico e misterioso. Tralasciamo le prime versioni con alter ego in stile mummia della Hammer, evocazione dei morti e menate del genere. Fate finta che non ve l’ho detto. Finita la fase “amo l’horror” è finalmente arrivata quella buona, che ha preferito privilegiare un potere che potesse servire a qualcuno ambizioso, capace di salire alla presidenza vincendo le prime elezioni libere nell’Egitto post-Mubarak. Questo lo rendeva un candidato ideale per manipolare in qualche modo gli eventi di Admiral City, ma gli serviva una carta per “ricattare” la START, e gliel’ho fornita in sua moglie.

Il bisogno di un elemento teleforce-negativo era fondamentale per sviluppare la trama che avevo in mente, ma chiunque avesse potuto ingurgitare megatoni di potenza e uscirsene senza un graffio sarebbe stato troppo potente per essere lasciato libero per le strade del Cairo. E quale miglior motivo per rinchiudere una donna se non una bella vena di follia, legata alla fame insaziabile di teleforce? Da ciò è nata Isabelle, o almeno quel che ne resta, segregata com’è in una cella sotto uno dei grandi palazzi della città.

Il resto – come si suol dire – è (la) storia. Il potere telepatico del protagonista, il grande Toth alias Wael Ghaly, mi permetteva di cucirgli addosso un doppio ruolo da burattinaio: da una parte manovrare i suoi sgherri, repliche genetiche alterate dal suo potere, che lui ottiene staccando pezzi di sé, dall’altra tirare i fili per gestire la moglie-arma, quando se ne fosse presentata l’occasione. Quali siano i limiti di questi poteri, la quantità di canopi creabili da Toth prima di collassare o quanta teleforce può ingurgitare Isabelle o, ancora, cosa le accadrebbe se ne facesse incetta, rimangono interrogativi ai quali, forse, avremo risposta in futuro.

Piccoli dettagli simpatici aggiunti alla storia sono:
– il nome dei suoi uomini, i canopi, in realtà vasi che contengono le viscere estratte dal cadavere che si va a mummificare
– il bastone dalla testa d’ibis che lui utilizza per mutilarsi, un oggetto spesso attribuito a Toth (almeno secondo wikipedia che, sia chiaro, non sono un egittologo)
– il fatto che Toth, o meglio, Thoth, sia stato già un super eroe, come testimonia la vignettona in apertura, tra i tantissimi super della Marvel (qua potete sapere tutto sul “vero” Grande Thoth)

Limiti e sviluppi di queste idee stanno ovviamente a chi verrà dopo di me.

Buona lettura!

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