World War Z di Max Brooks

Ecco, come promesso, il ripescaggio di questa vecchia recensione, che spunta tra varie news sul film che ne stanno traendo, in uscita nelle sale americane nella numerologicamente potente data del 12/12/2012. Si è già saputo (con disappunto dei fan del libro) che il lungometraggio vedrà le gesta di un dipendente(Brad Pitt) di una qualche forza internazionale (Nazioni Unite?) costretto ad attraversare gli USA per porre fine (tutto da solo?) alla minaccia dell’epidemia zombesca. La sceneggiatura è di J. Michael Straczynski,
Ma lasciamo le ipotesi (sempre più pessimistiche) sull’adattamento, e tuffiamoci tra le pagine del testo di Max Brooks.

Di figli d’arte, in giro per il mondo, ce ne sono tanti, e la maggior parte delle volte si tende ad associare quel che fu del padre al figlio, oppure negare il possibile talento di questo supponendo che sia giunto alla ribalta sfruttando la luce riflessa del genitore.
In questo guazzabuglio di chi vuole fare, chi può, chi fa e chi effettivamente fa bene, Max Brooks, discendente dal celebre regista Mel Brooks e Anne Bancroft e di soli due anni più vecchio del qui presente recensore, appartiene all’ultima categoria.
Fa e fa bene.


Einaudi, proveniente da drammatiche scelte editoriali (a livello qualitativo, poi se vendono comunque in Italia, è un problema vostro che lo avete comprato) come Gli Eroi del Crepuscolo, dopo aver pubblicato il precedente libro di Brooks (Manuale per sopravvivere agli zombi) non ha dato credito a questo ideale seguito, pubblicato invece dalla Cooper.

Una trama rapida: dalla Cina al resto del mondo un contagio apparentemente inarrestabile trasforma i morti in inarrestabili creature affamate di carne umana.

Un appunto rapido: questo non è un romanzo. E’ una raccolta di finte interviste che da subito presenta il quadro della situazione, l’invasione c’è stata, l’umanità ha subito perdite incalcolabili, ma comunque siamo sopravvissuti.

Il lavoro che fa Brooks sulla storia e sulla natura umana fa spiccare il volume sull’attuale panorama della narrativa horror.
Partendo dal fenomeno del contagio, l’autore ne sviscera ogni possibile risvolto, afferra ben salda la telecamera e guida il lettore negli angoli più scuri di ogni vicenda legata al mito degli zombie.
E Brooks, da perfetta guida turistica colta e preparata, indica le macerie e ci spiega cos’è successo, sposta col piede un cadavere decapitato e ne descrive scientificamente il fenomeno che l’aveva trasformato in un morto resuscitato.
A differenza del precedente lavoro World War Zsfrutta l’idea del contagio per navigare tra alcuni aspetti fondamentali della nostra esistenza. La politica e l’economia, ma anche il coraggio e l’importanza del singolo, la religione, la scienza, la famiglia e naturalmente come regge (se regge) ognuno di questi, nel confronto con il terrore.

Come si fa, si chiedono i protagonisti delle varie storie, ad affrontare chi non ha paura, come si elimina un nemico che non ha coscienza di ciò che è, non ha nulla per cui vivere, nulla che gli si può togliere per farlo arretrare?


E la risposta, dalle vicende di coraggio dei singoli, alle marce esultanti dei militari, dai monumenti ai vigilantes sorti nelle città, fino alla caccia bosco per bosco degli zombie sopravvissuti al disgelo, si articola in decine di piccole e grandi storie diverse, che compongono un fantastico affresco della natura umana.

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