Intervista a Luigi Musolino

Proseguono le mie incursioni tra i personaggi che animano a vari livelli il mondo del fantastico italiano e dopo il Coltri e il Marolla è giunto il tempo di “Gigi” Musolino, già segnalato per il suo lavoro su Studi Lovecraftiani (edita dalla Dagon Press), dedicato a Carl Jacobi.

Luigi, persona simpatica e anche ottimo scrittore in diffusione virale sul web e oltre, si è prestato a rispondere alle mie weird-questioni.
Come sempre vi presento un estratto dell’intervista:

[La Tela Nera]: Ciao Luigi e benvenuto. Tu hai recentemente curato per la Dagon Press, piccola ma tenace realtà italiana dedita alla divulgazione della narrativa weird, una raccolta di racconti di Carl Jacobi. Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a scegliere questo autore per inaugurare la collana “I Giganti del Weird”?

[Luigi Musolino]: Ciao Matteo, e grazie. Be’, l’idea di realizzare un volume dedicato a Carl Jacobi è nata un paio d’anni fa; avevo acquistato la sua ultima antologia edita dalla Arkham House, Disclosures in Scarlet, contenente un racconto di ispirazione lovecraftiana davvero notevole, The Aquarium. Tradussi il testo nel tempo libero, poi lo inviai a Pietro Guarriello, direttore della Dagon Press, con cui corrispondo da tempo; Pietro mi comunicò la sua intenzione di dar vita a una nuova collana dedicata ai maestri del fantastico e Jacobi ci parve subito perfetto per questo tipo di iniziativa.
La nostra volontà è stata quella di rendere giustizia a un grande scrittore finito nel dimenticatoio, colui che alcuni critici americani hanno definito “il quarto moschettiere di Weird Tales” insieme a Lovecraft, Howard e Smith.

Intervista che continua su La Tela Nera

Intervista a Samuel Marolla

Talmente sfuggente che nemmeno me n’ero accorto, il buon Alessio Valsecchi ha pubblicato sul sito La Tela Nera la mia intervista, fatta qualche tempo fa, a Samuel Marolla.

Chi frequenta questo blog o è semplicemente appassionato lettore di (ottima) narrativa horror sicuramente avrà scorto più volte questo nome, apparso in quanto autore del racconto Sirene, nella raccolta Archetipi di Edizioni XII e della bella antologia Malarazza, uscita in tutte le edicole nella collana Epix di Mondadori.

Ecco la prima domanda dell’intervista, per incuriosirvi, dopo la quale troverete il link alla chiacchierata completa…

Ciao Samuel e benvenuto! Iniziamo subito parlando del tuo lavoro. Tu sei scrittore e sceneggiatore di fumetti. Raccontaci come riesci a gestire i due diversi impegni creativi e che influenze questi ruoli hanno l’uno sull’altro.

Sono due attività molto diverse fra loro, che però possono creare una sinergia interessante. Questo duplice impegno mi permette di crescere sempre di più prendendo il buono di uno e dell’altro.
Nella narrativa c’è, entro certi limiti, maggiore libertà creativa. Questo è positivo, ma si rischia di strafare, di non avere un controllo contenutistico, e quindi di commettere errori anche gravi nella psicologia dei personaggi, nell’intreccio, eccetera.
Invece nel fumetto seriale italiano c’è un maggiore controllo e, di conseguenza, c’è più attenzione alle regole tecniche e narrative (spesso di triplice natura: quelle narrative di base, quelle specifiche del personaggio seriale, e quelle generali della casa editrice). Questo ti dà una forma mentis di un certo tipo, che poi ti permette di affrontare la narrativa con maggiore autocontrollo.
Viceversa è stimolante fare il contrario, cioè cercare di introdurre idee e stimoli più personali nel contesto di una storia a fumetti seriale, che per sua natura è invece maggiormente “ingabbiata”.
Magari anche solo un dettaglio, ma che personalizzi di più quella singola storia (rispettando ovviamente le regole e la filosofia del personaggio di cui si sta scrivendo).

La chiacchierata con Samuel Marolla continua a questo link…

Manuale per sopravvivere agli zombie di Max Brooks

Parlare oggi di questo manuale, che tutti definiscono un lavoro preparatorio al più esteso e fantasioso World War Z (che ho recensito un anno fa, qui), potrebbe sembrare superfluo e probabilmente lo è. Ma visto che questo libro me lo son letto tutto, parti noiose e parti eccitanti, liste di armi e diari di assalti degli zombi, e ci ho fatto pure qualche pensierino, la recensione ve la beccate comunque.

Intanto, per togliere ogni dubbio a chi vorrebbe comprarlo, questo è un manuale. Cioè sì, lo so che c’è scritto bene in grande sulla copertina ma magari potreste pensare che è un pretesto curioso per spacciare un romanzo horror.
No.
C’è scritto manuale, sarà un manuale, okay?
Bene.
Quindi non ci si può aspettare narrazione da un manuale, personaggi, ambientazioni, non parliamo di dialoghi o approfondimento psicologico.
Parliamo di spunti.
A prescindere dall’ovvia necessita che spinge una persona a leggere un certo manuale, quanti spunti possono nascere da un bel libro, mettiamo, di falegnameria? Così come dall’osservare un maestro che lavora un pezzo di abete trasformandolo nella bella copia della vostra libreria IKEA, direi che si impara molto.
Questo è il primo. Il primo pensiero, la prima parola che assocerei a questo manuale, del quale effettivamente non ho ancora iniziato a parlare. Spunti.

Continua…

Bran Mak Morn di Robert E. Howard

Uomini, leggende, eroi. Fuochi, acque scure e senza fondo, costruzioni più antiche dell’uomo, colline coperte dall’erica e incoronate da tramonti infuocati.
Il metallo.
L’odore del cuoio, delle vesti sporche di terra, delle pelli di lupo.
Il cozzare di spade, il preciso e mortale soffio delle asce, l’immane tuonare degli scudi rinforzati.
Eserciti, soldati, briganti.
Un condottiero, un uomo, un sovrano immortale.
Bran Mak Morn.

Continua…

Il mestiere di scrivere di Raymond Carver

Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne staremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove eravamo prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.
Raymond Carver

Potendo copiare pezzi di questo libro, per citarne le parti importanti, probabilmente riporterei gran parte delle 170 pagine. Escluderei alcune ripetizioni, pensavo all’inizio, ma il martellare di certi concetti ha un suo effetto benefico, meglio tenerle. E anche quegli esercizi alla fine, mi chiedo, se mai qualcuno ha provato a farne, e già leggerli fa schiudere la porticina intarsiata della nostra creatività. Utili, teniamoli.
Arrivato alla fine di un libro così, che si può fare? Soltanto tornare all’inizio a rileggere le parti sottolineate (io lo faccio, in matita, ma lo faccio) e tenere il libro aperto con una mano mentre si guarda fuori dalla finestra accorgendosi che la temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado, proprio come diceva lui, Raymond Carver.

Ritorno con la mente a discorsi fatti ultimamente in altre sedi, sulla necessità dei famosi (famigerati) corsi di scrittura creativa. Rileggo la penultima parte del libro, la trascrizione di alcune cassette registrate durante i corsi che Carver teneva all’università.
In quei discorsi, nell’approccio di un ritroso Carver-insegnante, che viene ripreso e raccontato nella successiva “memoria” del suo allievo Jay McInerney, si trova a mio parere la risposta al quesito. Si può essere o meno d’accordo con la sua idea che chiunque vada spronato a continuare e insistere anche quando quello che crea è mediocre, ma leggere il modo in cui affronta l’analisi dei racconti prodotti dai suoi allievi è illuminante, vi risiede l’utilità del confronto con persone che sanno di cosa parlano e vogliono trasmetterlo.

Le prime parti del libro, formate dai suoi testi introduttivi ad altri volumi e brevi saggi sullo scrivere, sono una preparazione a quella parte che attraverso la sua voce permette di dare vita alla forma del Carver-scrittore che si è formata pagina dopo pagina.
Nell’analizzare spesso a ritroso quanto ha fatto, la sua vita non facile, tra i pochi soldi, l’approccio a una paternità arrivata troppo presto che accetta ma in gran parte anche subisce, la rottura del matrimonio e il scivolare nell’abbraccio dell’alcol, riesce sempre a insinuare il suo rapporto con la parola scritta, mostrando come questo abbia influenzato la sua vita e dalla sua vita ne sia stato influenzato.
Sono scorci di realtà che fanno pensare, che fanno rileggere le pagine e che in quell’ottimismo e spinta alla creazione che cercava di trasmettere ai suoi studenti trova forse una conclusione di una vita passata a lottare per arrivare dov’era.
I tempi di cui parla Carver, i tempi di scrittura, i tempi di approccio all’editoria, sono misurati in anni e decenni, riempiti da cumuli di una realtà difficile nella quale la persona che voleva diventare uno scrittore fa ogni lavoro possibile. Lui stesso scrive, ditemi un lavoro e quasi sicuramente io l’avrò fatto in passato.

Il mestiere di scrivere è una bella mistura di vita reale e di lezioni sullo scrivere, ed è un bel libro per merito, ovviamente, di chi e cosa era Raymond Carver ma anche di William L. Stull che ha fuso il materiale in un tutto omogeneo, denso di emozioni e consigli, fondamentali per chiunque voglia ritagliare alla scrittura un angolo consistente della propria vita.

Pazuzu di Danilo Arona

Non è facile iniziare Pazuzu, l’impatto con lo stile di Yon Kasarai alias Danilo Arona disturba, ponendo il lettore davanti a un affresco misticheggiante, dominato da nomi difficilmente pronunciabili.
Ma leggiamo rapidi la trama e poi passiamo a parlare della storia e del modo in cui è scritta, punto saliente di questo romanzo.

In un tempo lontano, nel desertico regno di Hassan I Sabbah, domina lo spietato e inguardabile tiranno di Hakim, che terrorizza dall’alto del suo castello la pacifica gente delle dune. Un illusorio e precario equilibrio di paura e sottomissione, di colpo infranto dall’arrivo della Madre dell’Oscurità, la cui tenebra dilagante può significare la fine di ogni forma di vita: un potere smisurato e invincibile che l’ambizioso mago Hakim è in grado di sfruttare per i suoi occulti scopi. Ma contro tanta e perversa alleanza ecco levarsi la più impensabile delle alleanze: una giovane sciamana cieca, i minuscoli e timidi Figli delle Stelle e gli improvvisati guerrieri delle sabbie. Una tenzone senza storia fino a quando, dalle viscere della terra, non emerge la creatura più gigantesca e spaventosa dell’universo. L’immenso drago volante di cui nessuno osa pronunciare il nome…

Continua…

The Lost Room

Un poliziotto (Peter Krause, Dirty Sexy Money, Six Feet Under) trova la chiave che apre tutte le porte, che divengono vie d’accesso per una misteriosa stanza, sospesa oltre lo spazio e il tempo. Da questo luogo immerso perennemente in una luce divina sono stati trafugati degli oggetti, che nel nostro mondo ottengono strani poteri. Tutto è iniziato qualche decennio fa e da allora gruppi di (fanatici) pseudo religiosi si danno da fare per mettere assieme i pezzi, sostenendo che conducono alla mente di Dio.
In quella stessa stanza per un errore svanisce la figlia del poliziotto, che si ritrova immerso in una vicenda ai confini del reale, nel tentativo di ritrovarla.

Scopro su suggerimento di un’amica questa serie, The Lost Room, datata 2006, che già dal titolo evoca almeno due celebri assonanze: il telefilm di Abrams che spopola da ormai cinque anni e sta volgendo alla giusta conclusione, con i suoi misteriosi paradossi spazio temporali, creature di fumo e rovine dimenticate e il quarto capitolo della saga di videogiochi più famosa nel mondo del survival horror (a parimerito con l’altra con gli zombie, lo ammetto), Silent Hill – The Room.
Come in altre serie fantastiche (X-Files, Fringe, Dresden Files) l’impianto è un poliziesco e all’inizio mi annoia. Per fortuna l’elemento perturbatore entra in campo abbastanza presto, col ritrovamento della chiave “magica” e tutto assume un tono diverso. Fanatici, oggetti pieni di un potere misterioso, la stessa stanza del titolo, tutto contribuisce a creare una sensazione di attesa, verso la prossima scoperta, il prossimo passo del protagonista, alla disperata ricerca della figlia Anna (la meno fastidiosa, per ora, delle sorelle Fanning). Purtroppo a sceneggiare e girare abbiamo “solo” persone che sanno fare il loro mestiere (Christopher Leone, Laura Harkcom, Paul Workman) e non geni epilettici, per cui il risultato è buono dove poteva essere eccezionale.

Solo sei episodi, per fortuna, sviluppano la trama principale ma lasciano aperte molte altre porte (e chissà verso quali stanze) che non saranno richiuse, come si sperava, da una serie successiva. A mio avviso questo è uno dei pregi principali del serial, inizia, finisce, apre con una scoperta chiude con la risoluzione di un problema. E se anche non sappiamo cosa sia realmente accaduto o come può vivere un “oggetto umano” tra noi, è realmente importante? Io credo proprio di no.
Alcune location sono ben sviluppate, il motel, sopratutto esternamente, semplice ma funzionale, la stessa stanza, non troppo bianca “god style”, ma sufficientemente evocativa.
C’è un momento romantico che non serve proprio a nulla, si poteva tagliare quel dialogo post coitale (lei: “Non spezzarmi il cuore”, lui “Nemmeno tu”, segue conato di vomito, mio). Un più secco “Grazie è stato bello ma ho di meglio da fare” da parte del poliziotto sarebbe stato più convincente, sopratutto quando lui ha tra le frecce al suo arco un certo disinteresse verso chi non reputa utile, aspetto che poteva essere ulteriormente marcato (quando porta via le forbici “magiche” alla donna che gli dice “Ti prego, lasciamele, non ho niente altro” lui la guarda e dice “Mi dispiace” e se ne va).

Il finale della serie è anche troppo accomodante, avrei preferito qualcosa più “alla Silent Hill”, sopratutto viste le tematiche in gioco e le possibilità a disposizione. Ma si è optato verso un happy end con tanto di auto verso l’orizzonte e ci accontentiamo, sapendo che in quella stanza, strappata da un evento inspiegabile a questa realtà e cancellata dall’esistenza stessa, qualcuno sta ancora aspettando che le chiavi N° 10 vengano raccolte e utilizzate, perché tutto abbia di nuovo inizio.

Seconda fase del test

La scorsa settimana si è concluso il primo giro di test, che ha evidenziato alcuni piccoli bug nel libro e ha spinto a migliorare le regole, come chiarezza e struttura nonché ad aggiungere piccole varianti nelle abilità.
E’ stata aumentata la presenza di alcuni componenti di gioco che aiutano nei combattimenti (Medikit, Mentalkit, Sieri di potenziamento) ed introdotte alcune migliorie in genere in favore del giocatore (come i Colpi Critici). Il bilanciamento sembra per ora il problema principale, con combattimenti troppo duri, soprattutto se si sceglie il “giro sbagliato”.

Ieri ho preparato la seconda versione completa del libro da 440 paragrafi che oggi distribuirò ai vari testers. Vacanze a parte spero di riuscire a finire il secondo giro entro l’inizio di settembre, poi vedremo cosa sarà rimasto da sistemare ed eventualmente allertare i testers rimasti che tornano in azione in quel periodo.

Le nuove mappe

Su suggerimento dei tester e vista la complessità di alcune descrizioni ho deciso di inserire le mini mappe nel libro, dove dovrebbero essere necessarie. Ho in pratica smembrato la mappa principale in 24 piccole mappe come quelle che vedete qua sotto:

mappa19fi2

mappa7qe2

Per il resto mentre i test continuano io mi riposo in terrazz… ehm… volevo dire che sto sviluppando la trama complessiva che include Obscura Genesi, in previsione del GdR e del prossimo libro game.

Inizia il test!!!

Ieri sera ho corretto il 434° paragrafo su 435… arrivato alla soglia della fine me ne restava uno solo, la creazione di un certo testo-chiave… ma ormai i neuroni erano bruciati, le sinapsi interrotte e la capacità creativa si stava fumando una sigaretta in terrazza annuendo nella mia direzione come a dire “ci vediamo domani!”.

Quindi ho rimandato, ma nel sonno le visioni di quel testo sacrilego sfilavano come carri funebri in una processione di statue incappucciate e non mi lasciavano dormire così stamani all’alba ho afferrato la pergamena più vicina ed ho vergato le parole che aprono la soglia.

Osservando il monitor lampeggiante, soddisfatto, ho esportato in Microsoft Word l’intero libro da LGC, per usare il suo bell’analizzatore grammatico lessicale, ho apportato qualche decina di correzioni al testo e quindi, infatti, praticamente, a ben vedere….
è FINITO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Gongolando per la soddisfazione che permea ogni cellula, non mi resta che esportare in Word la versione corretta e stamparla. Poi mi leggo le ultime correzioni alle regole che mi son state suggerite e domani finisco di sistemare anche quelle e metto tutto assieme.
Da venerdì a domenica sono in montagna, quanto di più lontano c’è dall’Assimilatore di Venkman sull’Avamposto Gamma e lunedì ci sarà il PDF pronto per iniziare la prima ondata di test, alla quale credo ne seguiranno altre due per evitare l’effetto “rilettura” di un testo già corretto.

Inoltre c’è da considerare il lavoro di grafica, che dovrebbe iniziare a germogliare già oggi, e il book trailer di cui mi occuperò a tempo perso.

Insomma ce n’è di lavoro da fare ma intanto… il libro è FINITOOOOOO!!!!!