Intervista a Andrea Giusto

Dopo Luigi Musolino, navigando nelle torbide acque del weird, ho incontrato per La Tela Nera Andrea Giusto, col quale si è parlato della fanzine Hypnos e di nuovi interessanti progetti.

Parliamo di Hypnos, la tua fanzine, cominciando con una certa curiosità sul nome, che lego sicuramente a un racconto di H.P. Lovecraft, non tra i più conosciuti, Hypnos appunto. Cosa ti ha spinto a sceglierlo per la tua pubblicazione?

In realtà la scelta del nome non è legata direttamente al racconto di Lovecraft, che pure ho incluso nel primo numero, bensì al fascino che il mondo onirico ha sempre suscitato nei miei confronti. Un mondo con delle leggi proprie, altrettanto reale del mondo della veglia, un po’ come il fantastico e il weird, che sono qualcosa di più di un semplice genere letterario, ma un modo diverso di sperimentare la realtà (non a caso la dicitura è “rivista di letteratura e fantastico”). Poi da amante della cultura e della lingua greca, la scelta del nome non poteva essere altrimenti.

Continua a leggere l’intervista ad Andrea Giusto su La Tela Nera.

Intervista a Luigi Musolino

Proseguono le mie incursioni tra i personaggi che animano a vari livelli il mondo del fantastico italiano e dopo il Coltri e il Marolla è giunto il tempo di “Gigi” Musolino, già segnalato per il suo lavoro su Studi Lovecraftiani (edita dalla Dagon Press), dedicato a Carl Jacobi.

Luigi, persona simpatica e anche ottimo scrittore in diffusione virale sul web e oltre, si è prestato a rispondere alle mie weird-questioni.
Come sempre vi presento un estratto dell’intervista:

[La Tela Nera]: Ciao Luigi e benvenuto. Tu hai recentemente curato per la Dagon Press, piccola ma tenace realtà italiana dedita alla divulgazione della narrativa weird, una raccolta di racconti di Carl Jacobi. Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a scegliere questo autore per inaugurare la collana “I Giganti del Weird”?

[Luigi Musolino]: Ciao Matteo, e grazie. Be’, l’idea di realizzare un volume dedicato a Carl Jacobi è nata un paio d’anni fa; avevo acquistato la sua ultima antologia edita dalla Arkham House, Disclosures in Scarlet, contenente un racconto di ispirazione lovecraftiana davvero notevole, The Aquarium. Tradussi il testo nel tempo libero, poi lo inviai a Pietro Guarriello, direttore della Dagon Press, con cui corrispondo da tempo; Pietro mi comunicò la sua intenzione di dar vita a una nuova collana dedicata ai maestri del fantastico e Jacobi ci parve subito perfetto per questo tipo di iniziativa.
La nostra volontà è stata quella di rendere giustizia a un grande scrittore finito nel dimenticatoio, colui che alcuni critici americani hanno definito “il quarto moschettiere di Weird Tales” insieme a Lovecraft, Howard e Smith.

Intervista che continua su La Tela Nera

Intervista a Samuel Marolla

Talmente sfuggente che nemmeno me n’ero accorto, il buon Alessio Valsecchi ha pubblicato sul sito La Tela Nera la mia intervista, fatta qualche tempo fa, a Samuel Marolla.

Chi frequenta questo blog o è semplicemente appassionato lettore di (ottima) narrativa horror sicuramente avrà scorto più volte questo nome, apparso in quanto autore del racconto Sirene, nella raccolta Archetipi di Edizioni XII e della bella antologia Malarazza, uscita in tutte le edicole nella collana Epix di Mondadori.

Ecco la prima domanda dell’intervista, per incuriosirvi, dopo la quale troverete il link alla chiacchierata completa…

Ciao Samuel e benvenuto! Iniziamo subito parlando del tuo lavoro. Tu sei scrittore e sceneggiatore di fumetti. Raccontaci come riesci a gestire i due diversi impegni creativi e che influenze questi ruoli hanno l’uno sull’altro.

Sono due attività molto diverse fra loro, che però possono creare una sinergia interessante. Questo duplice impegno mi permette di crescere sempre di più prendendo il buono di uno e dell’altro.
Nella narrativa c’è, entro certi limiti, maggiore libertà creativa. Questo è positivo, ma si rischia di strafare, di non avere un controllo contenutistico, e quindi di commettere errori anche gravi nella psicologia dei personaggi, nell’intreccio, eccetera.
Invece nel fumetto seriale italiano c’è un maggiore controllo e, di conseguenza, c’è più attenzione alle regole tecniche e narrative (spesso di triplice natura: quelle narrative di base, quelle specifiche del personaggio seriale, e quelle generali della casa editrice). Questo ti dà una forma mentis di un certo tipo, che poi ti permette di affrontare la narrativa con maggiore autocontrollo.
Viceversa è stimolante fare il contrario, cioè cercare di introdurre idee e stimoli più personali nel contesto di una storia a fumetti seriale, che per sua natura è invece maggiormente “ingabbiata”.
Magari anche solo un dettaglio, ma che personalizzi di più quella singola storia (rispettando ovviamente le regole e la filosofia del personaggio di cui si sta scrivendo).

La chiacchierata con Samuel Marolla continua a questo link…