I personaggi dei Miti di Lovecraft nella Providence di Alan Moore

Cover di Jacen Burrows per Providence #3

Copertina di Jacen Burrows per l’edizione originale di Providence #3

Nuovo aggiornamento del materiale relativo all’opera di Alan Moore, Providence. Lavorando sulla traduzione dei facts capita spesso di incontrare le versioni di Alan Moore dei personaggi e dei luoghi del mito lovecraftiano. Sono numerosi e interagiscono tra loro all’interno e all’esterno delle storie originali, con curiosi e azzeccati “inside joke” che solo una profonda conoscenza del materiale originale può permettere di comprendere a pieno.

Per tener traccia di tutti questi riferimenti ho deciso di costruire capitolo dopo capitolo una tabella riassuntiva, che permetta di recuperare le informazioni sui personaggi e che funga da collegamento alla loro fonte letteraria. I racconti di H.P. Lovecraft sono linkati alle loro versioni originali, disponibili (il materiale è ormai fuori copyright) sul sito The H.P. Lovecraft Archive, per altro una miniera di materiale sul Solitario di Providence.

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Annotazioni a margine di Providence #6 “Out of Time” di Alan Moore e Jacen Burrows

Articolo ferragostano, consuetudine di questo blog, nato sul web assieme a libro game creator ben nove anni fa, proprio nel giorno preferito dagli italiani. In questi ultimi mesi di stanchezza totale in quanto a web, blog, scrittura & C, resiste la voglia di partecipare al progetto di traduzione dell’amico Zeno Saracino, col quale siamo alla seconda puntata delle note sulla graphic novel Providence di Alan Moore e Jacen Burrows. Vi incollo qua qualche riga dell’introduzione all’articolo, il resto lo potete leggere sul suo sito.

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Annotazioni a margine di Providence #5 “In the Walls” di Alan Moore e Jacen Burrows

Sono stato ospite del blog dell’amico Zeno Saracino, per il quale ho tradotto una parte dei Facts in the Case of Alan Moore’s Providence. Zeno, che bazzica la mia stessa città, l’ho conosciuto proprio grazie a Lovecraft e sempre sul suo blog ho scoperto questa miniera di informazioni che è il sito dedicato a quella parte dell’opera di Alan Moore dove l’autore ha incrociato le strade del solitario di Providence, dal primo racconto The Courtyard, comparso nella vecchia antologia The Starry Wisdom (che ho scoperto di aver acquistato quasi 20 anni fa) a Neonomicon (nel volume che contiene anche l’adattamento a fumetti di The Courtyard) e alla serie Providence.

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La Saga della Spada di Ghiaccio

Recupero questo articolo, comparso sei anni fa nella versione vecchia del blog. In questo periodo di rivisitazioni fantasy, in attesa dell’imminente serie televisiva tratta dai romanzi di Terry Brooks, anche questa versione disneyana che attinge a piene mani dal ciclo di Shannara ha il suo perché, tanto che è stata recentemente ripubblicata ed è disponibile anche su Amazon in versione deluxe. Per chi non ha mai avuto la fortuna di leggerla, questa è una “storia multi dimensionale”. Protagonista assoluto non il Topolino del titolo, ma un funambolico Pippo, che si fa passare per una sorta di eroe semi divino, arrivato in vece del più famoso Alf, del quale si spaccia per cugino.

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L’arte fantastica di Stjepan Sejic

Articolo, questo, che nasce da una vecchia passione fumettistica, ammazzata a colpi di storie pessime come spesso accade nella serialità portata agli estremi. Parlo della saga di Witchblade, la lama stregata, di per sé non un capolavoro agli inizi, ma godibile (inutile dirlo anche e molto per via della protagonista, Sara Pezzini, e delle sue miracolose forme che le donava il bravo e purtroppo prematuramente scomparso Michael Turner). La saga fu messa nel 2007 nelle mani di un disegnatore croato, che abita a un centinaio di chilometri da dove sto scrivendo. E se le storie non hanno guadagnato molto in quanto a sceneggiatura, il tratto di Stjepan Šejić non passava di certo inosservato. Iperdettagliato, vicino ai canoni di una pittura iper realistica nonostante i soggetti di natura fantastica, rendeva ogni tavola un dipinto da osservare a lungo, compensando spesso la scelta registica di eliminare scene d’intermezzo in favore di istantanee nelle quali evidenziare il soggetto su uno sfondo sfocato.

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H.P. Lovecraft. Da altrove e altri racconti, di Erik Kriek

Lovecraft Da AltroveQuest’anno sono tornato da Lucca col bottino più misero di sempre, dovuto a vari fattori (la crisi, c’è la crisi!) tra i quali spiccava la scelta di privilegiare gli incontri con gli amici, mangiare e bere in compagnia e vedersi i cosplayer. Un esperimento che ha dato ottimi frutti, per quanto purtroppo le intemperie e i soliti problemi di trasporti lucchesi abbiano impedito una certa cena. Anche l’aver limitato la visita alla fiera a UN giorno e aver beccato proprio la data del Nuovo Diluvio Universale (che non ha fermato i – dicono – 70.000 visitatori di quel giorno), possono essere stati fattori di una certa importanza nella mia scarsa permanenza agli stand. Per fare un esempio, l’entrata al Games, il mega padiglione che è posto tra le mura di Lucca e la stazione, quindi il punto in cui entrano subito TUTTI i visitatori, ce la siamo guadagnata in meno di mezz’ora in un attimo di tregua dalla pioggia. Ho sentito di gente che c’è rimasta più di un’ora, in fila. Qualcuno è ancora lì, in cerca dell’uscita.

E insomma, cosa ho preso? Beh, eliminati i vari comics che mi ero già procurato via Amazon grazie a un buono (gli ultimi numeri di Hellboy e BPRD, che francamente erano evitabili in quanto a qualità delle storie), ho optato per due volumi per i quali c’era l’autore presente. Per quel discorso che tanto il libro/gdr/graphic novel/… lo puoi comprare ovunque, ma in queste occasioni ti puoi far lasciare un segno da chi ci ha lavorato, e magari – non quel sabato a Lucca certamente – scambiarci due parole. E quest’anno ho preso appunto H.P. Lovecraft. Da altrove e altri racconti di Erik Kriek e Apocalisse, illustrato da Paolo Barbieri. Okay questo non l’ho preso proprio io, mi è stato gentilmente regalato, con tanto di dedica, ma lo faccio figurare tra gli acquisti altrimenti sembra che a Lucca ho solo gozzovigliato e mi son goduto la gita in un bellissimo B&B racchiuso in un borgo medioevale.

Finita questa “breve” introduzione fuori luogo, arriviamo al volume di cui nel titolo, una nuova versione illustrata dei racconti del Maestro di Providence, una delle muse di questo sito, Howard Phillips Lovecraft. Le sue opere come forse saprete, sono già state rappresentate da chine, matite e colori, negli anni passati, con risultati sempre di ottimo livello. Tra tante ricordo il Lovecraft di Alberto Breccia e  i racconti illustrati da John Coulthart in The Haunter of the Dark. La stessa vita del Maestro è stata rappresentata, in modo surreale e affascinante, nel volume Lovecraft della Vertigo. E come per la narrativa anche nell’arte grafica i Miti hanno dato forma a nuove inquietanti storie, come nel Neonomicon di Alan Moore, o nei passatempi di ogni tipo, illustrati da decine di artisti riportati in parte nel volume dedicato all’Arte dei Miti di Cthulhu.

In questo Da altrove l’olandese Erik Kriek ci porta a rileggere, in forma di graphic novel, L’Estraneo (The Outsider, ), Il colore venuto dallo spazio (The color out of space, 1927), Dagon (Dagon, 1923), Da altrove (From Beyond, 1920), La maschera di Innsmouth (Shadow over Innsmouth, 1931). Cinque racconti tra quelli più conosciuti anche se li ritengo tra i più “sovraesposti”. Ci sono molti altri lavori di H.P.L. che meriterebbero di venir disegnati e mi chiedo se davvero sia necessario puntare sulla popolarità delle storie per vendere un volume del genere.

Erik Kriek LovecraftScelta delle storie a parte, il libro ha il pregio dell’interpretazione visiva alla vecchia maniera di certe riviste della EC Comics (Tales from the Crypt) che contaminarono l’horror negli anni ’50. Purtroppo, se il tratto di Kriek riesce a rendere benissimo quelle atmosfere e quel gusto del terrore, non riesce altrettanto bene nell’adattamento delle storie di Lovecraft. Finali alterati e in parte monchi, per quanto non tolgano molto al senso della storia, ne alterano il punto di vista. Dalla troncatura dell’Estraneo a quel Dagon e le sue “chimere” che rubano la scena alle urla finali rivolte alla creatura che, forse, lo ha seguito fin nel nostro mondo.

Volume dedicato ai soli fan del lavoro di Lovecraft (e quelli di Kriek, immagino), e di chi ha ancora voglia di leggersi fumetti in stile horror ’50, ha inoltre la pecca di non dire nulla sulle ispirazioni visive, su quei fumetti che non tutti gli appassionati conoscono, e sulle motivazioni che hanno spinto l’autore a quella scelta.

Arthur King, il ritorno del Re

Come dicevo qualche giorno fa seguire tutti i blog interessanti qua attorno è praticamente impossibile. E non è solo colpa del tempo che ci si mette a leggere il singolo articolo. Perché poi ti viene voglia di commentare. E magari il post ti da idee per articoli da scrivere. E magari dovresti pure lavorare. E quando le fai tutte ‘ste cose? Non avendo ancora trovata una risposta che rispetti la meccanica di questo strettissimo altroquando, mi ritaglio una pagina del sito per un post fumettoso, nato per colpa (anche se lui ancora non lo sa) di Paolo.

Arthur King Director's Cut

Arthur King Director’s Cut

Il suo articolo su E.V.E. Protomecha, semisconosciuto fumetto di fantascienza in stile giappo, mi ha riportato alla mente le gite in autobus verso l’università. Parliamo di tanti anni fa, quasi venti ormai, numeri che a pensarci ogni tanto mi vien pure un po’ male. Comunque erano i tempi, quei tempi. Quando salivo alla piramide di ingegneria, edificio noto come Tuthankamen, ancora in autobus. Prima di fondare le ditte di informatica la cui tragica chiusura mi avrebbe fatto preferire il lavoro dipendente alla libera professione, prima della Crisi, quando ancora pensavo che sarei diventato Ingegnere Informatico e questo avrebbe voluto dire un bel lavoro e tanti soldi. Ah, che tempi, quei tempi!

Oltre a sognare un futuro, vent’anni fa leggevo molti più fumetti. Intercalavo letture e riletture di romanzi (perché i soldi erano pure pochi e quindi con una certa frequenza rileggevo vecchi libri) . Fumetti, proprio quelli seriali da edicola. Fantascienza e horror, qualche tentativo con roba super eroistica con preferenza per le testate dalla vita brevissima (almeno in Italia). X-Men per finire ad amare Ghost Rider. Conan delle Ed. Corno, Spawn per un po’, Witchblade da sempre (e come si fa a dirle di no?). E l’edicola, dove non leggendo quotidiani o gazzette sportive ormai non entro più, era un luogo di perdizione e fascino, quanto e forse più della libreria. Riviste colorate si accumulavano in enormi ripiani. Giornalini, riviste per computer che mostravano videogiochi impossibili da avere. E poco lontano le mille testate Marvel che si sarebbero moltiplicate come conigli infoiati (ma quanti X-qualcosa uscirono?).

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Recensione: Hellboy B.P.R.D. #11 – La Dea Nera di Mike Mignola, John Arcudi, Guy Davis

Hellboy presenta B.P.R.D. - La dea nera

Hellboy presenta B.P.R.D. – La dea nera

Pochi giorni fa mi è arrivato un pacco Magic Press, quattro volumi che neanche fosse Natale, tutti Mignoliani. Si tratta degli ultimi quattro disponibili in Italia, che cercano di colmare il gap di due anni con le edizioni americane della saga di Hellboy e nel dettaglio sono Hellboy presenta: B.P.R.D. #11 La Dea NeraHellboy presenta: B.P.R.D. #12 Guerra alle rane, Hellboy #10 L’uomo deforme e altre storie, Hellboy presenta: Witchfinder #1. Come si diceva nei commenti alla precedente recensione, dedicata a Hellboy presenta: B.P.R.D. #10 L’avvertimento, se sul fronte del Bureau for Paranormal Research and Defense siamo indietro di due volumi (è imminente l’uscita di 1947) rimane per ora sconosciuta la sorte dell’arco narrativo Hell on Earth (diciamo che si può sperare di leggerlo in italiano nel 2013? diciamolo…).
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Recensione: Hellboy B.P.R.D. #10 – L’avvertimento di Mike Mignola, John Arcudi, Guy Davis

B.P.R.D. #10 L'avvertimento di Mike Mignola

B.P.R.D. #10 L’avvertimento di Mike Mignola

Il percorso dell’ufficio per la ricerca e la difesa del paranormale ha portato questa che era una costola (spin off per gli esperti) del più noto Hellboy a superare in qualità il suo genitore. Svincolato dal legame col folklore più classico (da sempre asse attorno al quale ruotano le vicende del ragazzo infernale) e dal binomio nazisti-magia (che diciamolo ha pure un po’ stancato ormai) ha beneficiato di una visione molto più ampia.

Si potrebbe affrontare un discorso che cerchi di analizzare il parallelismo tra gli avvenimenti nelle due serie, da sempre tra loro interconnesse.
Da un lato ci sono le modifiche nel mondo cosidetto sottile, il micro cosmo magico, motore delle avventure di Hellboy, dove il nemico è nascosto, anche se gigante, immenso, appartiene a un regno che tenta d’interfacciarsi col materiale, fallendo.
Dall’altro le apocalittiche guerre sostenute dal BRPD, epici scontri con divinità incarnate le cui conseguenze coinvolgono intere città, come la Berlino semidistrutta di questo numero 10.
Due mondi interconnessi ma diversi, anche dalla scelta di adottare nuovi disegnatori nel B.P.R.D., con colorazioni vive e feroci, che si allontanano dalle tinte scure e dagli spigoli netti delle tavole dell’Hellboy di Mignola.
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Midnight Nation di J. M. Straczynski e Gary Frank

Midnight Nation cover

Midnight Nation cover dell’edizione originale

Cos’è un magazzino? È il posto in cui stipate le cose che vi servono meno per poi non ritrovarle quando vi servirebbero.
Tipicamente.
In pieno agosto, con una temperatura media da savana selvaggia, mi è tornata inspiegabilmente questa voglia.
Rileggere Midnight Nation.
Rifare il viaggio, vedere New York. L’altra New York, quella abbandonata e persa, dimenticata e terribilmente bella.
Ricordavo dov’erano i fumetti, mi ero gustato la serie quando c’era ancora la testata Witchblade Magazine, che seguivo per le storie e le grazie della fantastica Sara Pezzini. Tra le vicende della Lama Stregata e i massacri del più oscuro tra i killer della mafia, comparivano i dodici numeri di Midnight Nation, ideata da J. M. Straczynski, illustrata da Gary Frank. Se li volete recuperare sciolti sono i numeri 47/53, 56/58 e 62, oppure raccolti nella serie 100% Cult Comics, due volumi del 2006 e 2007.

Il magazzino in questo periodo dell’anno non è un luogo in cui vorreste entrare. Piccolo, torrido, le pareti ricolme di volumi, fumetti, giochi, elettronica dimenticata e altro che pende sopra le vostre teste.
E poi in inglese è meglio, no? Quindi ebay, qualche click 6£ scarse e in una settimana eccolo, Midnight Nation volume unico con le dodici uscite più la storia apparsa su Wizard #1/2.
E sono di nuovo in viaggio.

Midnight Nation è scritto da J. Michael Straczynski, che io conoscono solo attraverso questo fumetto. Lo so, ha fatto Babylon 5, che non sono mai riuscito a guardare, ha prodotto roba per la tv, fumetti, film, di tutto. È amato e odiato dal pubblico e colleghi più addentro in questi mondi lo menzionano spesso. Io niente, conosco solo questo, quindi non ve ne parlo, dell’autore.

Midnight Nation issue cover

Cover originale di uno dei dodici numeri

La storia? Un uomo fa un viaggio alla ricerca della propria anima. MN è questo, un continuo panorama on the road, in un mondo uguale al nostro eppure diverso, dove vivono gli abbandonati, i dimenticati. Se davvero esistesse, questo mondo “in between”, questa dimensione a cui si accede attraverso la perdita dei veri legami con la realtà, probabilmente sarebbe parecchio affollata. Non servirebbero neppure gli uomini incappucciati e demoniaci, “the men”, seguaci di un sinistro e infernale predicatore (“The Other Guy”), uomini dall’anima divorata e persa, che possono muoversi su entrambi i lati e portare dall’altra parte chi vogliono rendere come loro.
Perché questa è la sorte che attende una volta persa l’anima, se non si riesce a recuperarla in un lasso di tempo (sempre troppo breve), si diventa parte di quegli uomini, i walkers.
David, poliziotto che ha incotrato (nella sua realtà) questi demoni ed è stato trascinato oltre, si mette in cammino con Laurel, entità di cui si scoprirà passo dopo passo la vera natura.
Verso dove?
Dove andresti a cercare la tua anima, gli chiede Laurel.
New York, risponde David.
New York, ovviamente.

Il viaggio come analisi delle sfacettature della solitudine umana. Dell’incapacità (o della mancanza di coraggio o di voglia) di raggiungersi gli uni gli altri, spesso crogiolandosi nell’autocommiserazione. Il non arrendersi alla propria condizione renderà David diverso dagli altri. Da quanti prima di lui sono stati accompagnati inutilmente in quel viaggio, solo per vederli trasformati in creature libere da ogni inibizione, da ogni dubbio e solitudine. Creature selvagge, destinate in eterno a sentire il vuoto lasciato dall’anima persa e soffrire per questo, senza poter cambiare il proprio ruolo di schiavi e assassini.
Personaggi sinistri, tristi e ironici si affacceranno sulla strada. L’ex moglie di David, da salvare, Lazzaro, dimenticato e abbandonato come tanti, anche da quel Messia che aveva promesso di tornare a prenderlo.

Midnight Nation inside

Due pagine di Midnight Nation

Midnight Nation regala una storia affascinante con momenti di semplice lucidità, dove le spiegazioni vengono concesse poco alla volta e le immagini, i volti ben caratterizzati, raccontano più del testo nei baloons.
Alcuni assaggi che ricordavo bene a distanza di quasi dieci anni.
Il rapporto con gli oggetti, limitato a tutto ciò che è stato abbandonato e quindi è finito nelle crepe che congiungono i due mondi.
L’incontro con “colui che ha le risposte”, una sorta di Morpheus incazzoso e poco paziente. I gruppi di persone radunate in doline nel terreno, attorno ai loro falò a raccontarsi continuamente le disgrazie che li hanno condotti fin lì, impauriti dal buio che c’è oltre e inconsapevoli che pochi metri più in là c’è un altro gruppo, radunato attorno a un fuoco, che si racconta le proprie disgrazie…
La conclusione della storia, che regala senso al tutto e fa chiudere con soddisfazione il volume.

 

Da leggere e lasciar decantare.
Da ritrovare e rileggere.
E da non dimenticare, altrimenti si rischia di perderlo per sempre.
Nel luogo che sta tra i luoghi.