Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers

C‘era un tempo lontano, durante il quale al pomeriggio per televisione si potevano vedere film di ogni genere. E chi può dirlo se una certa passione per il fantastico non sia nata anche in quelle ore, quando invece di far compiti guardavo King Kong. L’uomo lupo (sì, quello con Lon Chaney del quale ricordo solo la scena con la zingara che gli legge la mano e ci vede il pentacolo). La jena. Sì, giorno pieno e film con ladri di cadaveri (e mica gente qualsiasi, parliamo di Boris Karloff e Bela Lugosi). E non so se la guardate mai la tv oggi, a quelle ore. Magari quando avete la febbre e dal divano vi dite “eh vabbé dai, faccio zapping”. Qualcosa è cambiato.

A quei tempi trasmettevano anche con una certa frequenza (oltre all’immarcescibile Don Camillo), il ciclo di pellicole su un investigatore cinese, Charlie Chan. Credo di averli visti tutti, questi film. O quasi, dai, che ce ne sono (secondo wikipedia) quasi una cinquantina, tratti in parte dai soli sei romanzi scritti da Earl Derr Biggers, morto all’età di 49 anni.

Uno dei film con Charlie Chan

Uno dei film con Charlie Chan

Anni, ma anni anni, dopo tutto questo, trovo su una bancarella Charlie Chan e il pappagallo cinese. E diventa subito mio, per i pochi euri che costa, portando con sé un libro di S.S. Van Dine (L’enigma dell’alfiere) e uno di Conan Doyle (qualcosa su Holmes del quale non ricordo il titolo).

L’enigma dell’alfiere non mi prende, il super investigatore (che scopro poi sempre grazie a wikipedia derivante da certe passioni per il superuomo di nicciana memoria) mi dà sui nervi, niente da fare. Lascio tutto lì.

Passano alcuni anni e recentemente, esaurita quasi del tutto la passione per la narrativa horror, con sempre più difficoltà a trovare qualcosa di interessante, mi ritrovo tra le mani Chan. E un pappagallo cinese.

Continua…

Baltimore il tenace soldatino di stagno e il vampiro di Christopher Golden e Mike Mignola

 Baltimore il tenace soldatino di stagno e il vampiro

Prima guerra mondiale. Henry Baltimore è l’ultimo sopravvissuto del suo plotone, sterminato da una forza misteriosa, ancestrale e demoniaca: vampiri. Mutilato di una gamba e nell’orgoglio, inizia così a covare vendetta e a dare la caccia ai succhiasangue. Ma per poter aver successo e uccidere quel maledetto vampiro che l’ha ferito a morte, chiama a sé tre amici: un marinaio, un soldato e un chirurgo, tutti e tre esperti involontari del sovrannaturale.

Di Mike Mignola qua da ‘ste parti abbiamo parlato diverse volte. Come sapete apprezzo moltissimo le sue graphic novel dedicate a Hellboy e ancora più ciò che ne ha derivato, il B.P.R.D. (del quale ho recensito gli albi #11 La dea nera e #10 L’avvertimento), Loebster e ultimamente (almeno per il mercato italiano) Witchfinder dedicato all’investigatore dell’occulto Edward Grey.

Non ho saputo resistere quindi, a suo tempo, a questo volume dove di grafico non c’è quasi nulla, di Mignola, se si esclude la cover e qualche piccola illustrazione interna. Ma di Hellboy e soci, oltre al tratto grezzo e sanguigno, sono le storie a rimanere impresse e conquistare pagina dopo pagina. E’ quindi il Mignola narratore che sono andato a cercare nelle storie che ruotano attorno a Baltimore.
Continua…

Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber

Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber

Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber

Recupero oggi quella che sul vecchio blog, e anche in questo nuovo a dire il vero, reputo essere l’unica vera recensione che io abbia scritto. L’unico testo che, per quanto sempre limitato di fronte al libro di cui tratta, è completo e coerente, soddisfacente ancora oggi, forse l’unica che meritava davvero riportare e ricordare.

Tra i commenti del post, datato 27 luglio 2010, molti compagni della zona blog si dicevano interessati a questo libro, sarebbe interessante sapere quanti sono riusciti a (trovarlo e) leggerlo. Curiosità che mi ha fatto sorridere tra le fonti usate per scrivere questa recensione c’è un testo del solito buon Davide Mana, quel Demoni dell’Aere Superiore: Vita, Opere e Miracoli di Fritz Leiber, Jr. che avevo trovato interessante e molto molto utile.

 

In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di disastri sono numerose e minacciano di congiungersi e di avviluppare il mondo nella sostanza funebre ma multi potente delle città. Abbiamo bisogno di un Pitagora Nero perché spii la maligna disposizione delle nostre mostruose città e i loro immondi canti urlati, così come il Pitagora Bianco spiava la disposizione delle sfere celesti e le loro sinfonie cristalline, venticinque secoli fa.

Thibaut de Castries

 

Una delle parole più difficili da usare nello scrivere una recensione è capolavoro. Non l’ho mai detta, raramente la penso, faccio difficoltà a comprenderne il significato, tanto è assoluta. Sta quasi alla pari di cult, una di quelle parole che più la usi più perde di significato.

Dopo anni di letture e autori diversi e storie di ogni genere, è stato proprio il signor Fritz Reuter Leiber (Chicago, 24 dicembre 1910 – San Francisco, 5 settembre 1992), col suo romanzo Nostra Signora delle Tenebre (Our Lady of Darkness), a costringermi a usarla.

Continua…

L’Aleph di Jorge Luis Borges

L'Aleph di Borges

L’Aleph di Borges

Oggi vado a suonare i tamburi. Lo so che non ve ne frega granché e dovrei parlare dell’Aleph, ma era così per cominciare, ché oggi è un sabato che ha il sapore d’un autunno che passava di qua per sbaglio e ha deciso di fermarsi un po’, e vado fino a Cividale, nella furlania abitata da strane creature, a riprendere il rapporto con il djembe, abbandonato quasi dieci anni fa.
Ma intanto Borges, via.

Mi chiedevo se fossi in grado di recensire davvero un libro di Borges. Non ho le conoscenze, il background e le capacità per tener testa ai collegamenti con il mito classico, ai riferimenti reali e a quelli inventati (tale Borges è conosciuto anche come autore di pseudobiblia, libri che non esistono, dei quali parlava e scriveva anche recensioni).

Continua…

Costruire i libri gioco di Andrea Angiolino

Periodo “giocoso”, in vista dell’estate tutta vacanze, sole e amore, e periodo di narrativa interattiva. Dopo la presentazione nei giorni scorsi del progetto Java Libro Game Creator ho pensato di andar a ripescare dal vecchio blog questa recensione, di un bel testo curato dal maestro dei giochi Andrea Angiolino.

libri gioco di andrea angiolino

I manuali tecnici di scrittura mi sono totalmente sconosciuti, quindi questa recensione è priva di possibili riferimenti a materiale simile, ma dovuta alle impressioni di chi, cercando di diventare autore di racconti interattivi, ha scelto di conoscere quanto possibile di questa realtà attraverso un libro. Prima di parlare dell’opera in questione vediamo, attraverso le parole che lo presentano in quarta di copertina, di introdurre anche l’argomento di cui tratta: il libro-gioco è una forma di racconto “a bivi” che ha avuto grande popolarità a partire dagli anni Settanta, mentre in Italia il genere ha fatto la sua comparsa agli inizi degli anni Ottanta. Il libro-gioco è un racconto che si interrompe a ogni paragrafo: al lettore vengono poste delle scelte e il racconto prosegue ad un paragrafo piuttosto che ad un altro a seconda delle scelte compiute. L’autore guida il lettore alla scoperta dei libri-gioco, dall’analisi dei testi precursori alla rassegna dei titoli più importanti. Spiega anche come si costruisce un libro-gioco, spaziando dal genere storico al “fantasy”, descrivendo anche le modalità per la definizione della trama secondo più spunti narrativi durante la scrittura collettiva.

A questo punto non rimane che farsi accompagnare da Andrea Angiolino e scoprire che questo libro riesce a raggiungere due obiettivi fondamentali: colpisce il lettore per la semplicità, coinvolgendolo con la passione che l’autore prova per questo genere di opere ed insegna ciò che ci si aspettava ma anche molto di più sull’argomento. Nell’essere esso stesso un libro interattivo riesce a guidare con un entusiasmo che si avverte ad ogni capitolo, tra giochi di ogni genere, nell’uso della parola e la sua manipolazione, analizzando il racconto e le sue possibile forme ludiche. E partendo dalla storia di questo fenomeno procede oltre con la sua esplorazione, fino a forme più inusuali quali il teatro interattivo e gli sviluppi permessi dall’informatica e da internet. Correda il tutto una vasta serie di note a margine, simpatiche ed utili fonti di informazione, e numerosi esempi, compresi tre interi racconti di diversa fattura, che permettono di comprendere meglio l’implementazione di quanto spiegato.

Il pregio di questo libro sta proprio nella sua poliedricità, nello scardinare il concetto di libro gioco incarnato nel solo racconto a bivi presentando al lettore (che vorrebbe magari diventare scrittore) tutte le possibili sfaccettature che l’uso della parola nel gioco permette, trasformando la pagina in un campo infinito dove si può creare qualsiasi tipo di avventura.

L’opera di Andrea Angiolino si intitola Costruire i libri-gioco – Come scriverli e utlizzarli per la didattica, la scrittura collettiva e il teatro interattivo ed è stata pubblicata dalle edizioni Sonda. L’edizione ridotta, Come scrivere un libro-gioco, è stata diffusa in allegato al periodico collezionabile, distribuito con buona diffusione dalla casa editrice De Agostini, “Scrivere per la pagina, per lo schermo, per lavoro”. Il numero da ricercare è il 40.

An Assassin in Orlandes – un libro game su smartphone e tablet

Recentemente negli angoli di tempo, quelli poco euclidei e difficili da trovare, ho concluso due volumi della vecchia saga Oberon, libri game pubblicati negli anni ’80 dalla casa editrice EL, scritto da Joe “Lupo Solitario” Dever. Non credo ne scriverò perché la lettura si è rivelata piuttosto noiosa e affrettata. Avendo affrontato i primi due, anni or sono, e avendo poi trovato su una bancarella quei volumi conclusivi, non avevo resistito alla tentazione di provare. Devo ammettere che lo stile di Dever non mi ha mai particolarmente catturato, e Oberon alla fine l’ho trovato quasi più noioso del suo celebre Lone Wolf.

An Assassin in Orlandes

In relazione ai libri interattivi però ho ritrovato la recensione del primo titolo della software house Tin Man, con il quale si erano lanciati sul mercato delle App per iPhone, iPad e via dicendo. Il titolo si era rivelato divertente e ben articolato, per cui vi ripropongo quanto scrissi qualche anno fa.

Tin Man Games è una piccola software house fondata a Melbourne da Neil Rennison che conta pochi giochi già inseriti nell’App Store della Apple. Tra questi titoli un capitolo a parte è dedicato ai “simulatori” di libri interattivi (in Italia noti come Libri Game, tra i quali la saga più nota è Lupo Solitario, di Joe Dever) chiamati Gamebook Adventures, con tanto di dadi virtuali, registro del personaggio, segnalibro e quant’altro serve per ricreare le emozioni di un vero libro gioco.

Continua…

Zeferina di Riccardo Coltri

Voi ancora non lo sapete ma a breve noi di Edizioni XII aggiungeremo una nuova freccia digitale all’arco delle pubblicazioni. Si tratterà dell’eBook del romanzo di Riccardo Coltri La corsa selvatica, che personalmente lessi e apprezzai qualche tempo addietro (se volete sapere il mio parere per esteso qua trovate la recensione de La corsa selvatica). In attesa di questo lieto evento (ma non dovrete attendere molto, credetemi) vi ripropongo la recensione di un suo altro romanzo, Zeferina.

Zeferina di Riccardo Coltri

Zeferina di Riccardo Coltri

Continua…

Nocturna #2 – La caduta di Guillermo Del Toro, Chuck Hogan

La caduta di Guillermo Del Toro

La caduta di Guillermo Del Toro

C’è una cosa che apprezzo quasi quanto l’amico Hell: un bel panorama di devastazione post apocalittica, il silenzio del fallout, il sospiro di sollievo di un mondo liberato da gran parte dei rumorosi intrusi che lo assediavano. La Caduta, secondo capitolo della saga dei vampiri di Guillermo Del Toro e Chuck Hogan (qui la recensione della prima parte, La Progenie), è una bella corsa proprio verso un finale di quel tipo.

Dopo che a bordo di un Boeing 777 atterrato all’aeroporto di New York sono stati ritrovati dei cadaveri infettati da un misterioso virus letale, si scatena nella metropoli una terribile pandemia che si estende velocemente negli Stati Uniti mettendo in pericolo il mondo intero. A distanza di qualche settimana a New York regna il caos: le persone spariscono, i negozi vengono saccheggiati e l’esodo di massa dalla città sembra inarrestabile, mentre il sottosuolo brulica di creature assetate di sangue. È scoppiata la guerra tra vampiri del vecchio e del nuovo mondo per il controllo totale degli esseri umani, rendendo questi ultimi ancora più deboli e vulnerabili. Abraham Setrakian, l’anziano professore sopravvissuto allo scontro con il capo dei vampiri, il Padrone, nonostante le precarie condizioni di salute continua a guidare il piccolo gruppo di resistenza composto dagli scienziati Ephraim Goodweather – capo dell’Ente controllo e prevenzione malattie infettive, la cui ex moglie Kelly è entrata a far parte dello schieramento avversario e cerca di reclutare il figlio Zack – e Nora Martinez, oltre al disinfestatore Vasiliy Fet. Ma potrebbe essere troppo tardi. L’unica speranza di salvare l’umanità, ancora ignara del destino a cui sta andando incontro, consiste nell’uccidere il Padrone e il suo complice Eldritch Palmer, uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, disposto a tutto pur di ottenere l’immortalità.

Continua…

La morte ci sfida di Joe R. Lansdale

La morte ci sfida di Joe Lansdale

La morte ci sfida di Joe Lansdale

Era tanto che non leggevo qualcosa di Joe R. Lansdale. E dopo un lungo peregrinare per altre pagine sono tornato a un suo libro, come si torna da un vecchio amico, per sentirsi raccontare le ultime del paese, in questo caso della cittadina di Mud Creek.
Perché è proprio lì che si reca il reverendo Jebidiah Mercer, armato di whiskey, una pistola calibro .36 e i resti sbrindellati della sua fede, chiamato in quel buco polveroso del vecchio west da incubi orribili su una misteriosa cosa-ragno.

Purtroppo le cose che vanno male a Mud Creek sono tante e per noi lettori gli zombie sono davvero l’ultimo dei problemi. Innanzitutto c’è il confronto (durissimo) tra questo romanzo e il resto del lavoro di Lansdale, pubblicato e ripubblicato, tanto da riempire interi scaffali delle librerie. La morte ci sfida è, secondo lo stesso autore, un libro che non contiene grandi riflessioni, ma un passatempo simile ai vecchi film dell’orrore, trasmessi a sera tardi alla televisione. E questa mancanza di riflessioni, soprattutto se si è abituati all’ironia tagliente, alle ambientazioni ricche e dense e alle storie folgoranti di Hap e Leonard o del Drive In, per citare le più conosciute, si avverte dalla prima all’ultima pagina.
Continua…

Actarus. La vera storia di un pilota di robot di Claudio Morici

Avevo molte idee per alcuni articoli di questa settimana, volevo raccontarvi di un certo recensore a cui son piaciuti i miei conigli mutanti e dei nuovi eBook che sto realizzando e che sono gratis e magari vi piacerebbe leggere. Magari. Invece mi hanno gentilmente chiesto di andar fare un lavoro a Teramo, che dista soltanto otto ore e mezza di treno da qui. Quindi oggi ho preparato i classici “armi e bagagli” e domani si parte. E i post li scriverò sul treno.
Vi lascio allora con una rece recuperata, che vi mancavano lo so, dedicata al robottone Goldrake o, meglio, al suo mitico pilota, Actarus.
Continua…