Il regno di Wyrd – Bloodsword #2 di Dave Morris e Oliver Johnson

Recensione ripescata per il weekend. Pensavo in questi giorni di farlo diventare un appuntamento fisso, cosa che puntualmente disattenderò ma almeno inizio con un buon proposito. Ripescare appunto le recensioni dal vecchio blog, film, libri, fumetti, giochi,… a seconda della voglia del momento, vuotando piano piano SJ, magari risistemandole un po’.

Questa volta parliamo di libri game, più precisamente del secondo capitolo della saga di Bloodsword, ultima che abbia mai giocato. Ci ho riprovato, qualche tempo dopo, con Oberon, per altro non proprio facilissimi come librigame, ma non riuscivo a farmi prendere.

Il regno di Wyrd Bloodsword #2 di Dave Morris e Oliver Johnson

Il regno di Wyrd – Bloodsword #2 – Dave Morris e Oliver Johnson

Hai aperto il libro e hai scoperto tuo malgrado che c’è una recensione lunga due pagine. Sai di non avere molto tempo: c’è Facebook che ti chiama, sono i tuoi amici che vogliono sapere quali cinque gusti di gelato preferisci leccare il sabato mattina. Poi hai almeno una decina di diversi blog da andare a leggere e chissà quanti commenti intelligenti spargerai in giro per il web.
Il tempo scorre, la vita è breve e altre cose così.
Ma tu, lettore, tu cosa vuoi fare?

Se ti senti davvero coraggioso, e intendi leggere questa recensione dall’inizio, vai al 12.
Se preferisci saltare l’introduzione che parla delle esperienze passate inutili dell’autore, e andare a leggere del libro in questione, prosegui lesto al 45, prima che l’autore ti scopra.
Se te ne sbatti del regolamento ma vuoi sapere solo la trama e il giudizio, vai al 71.
Se non sai come sei capitato qui e vuoi andare a prendere il sole in spiaggia, chiudi il blog al 666

12

C’era un tempo in cui l’estate si oziava, giorno dopo giorno, per mesi interi. In quel tempo una delle mie letture preferite erano i libri interattivi, pubblicati in Italia dalla triestina Edizioni EL, noti come Libri Game. Me ne stavo sull’asciugamano e a dispetto degli amici che giocavano a palla e lumavano le pupe, da vero nerd, divoravo avventure fantastiche, libri su libri, armato di matita e dado. Ricordo che uscito dall’acqua riprendevo a giocare, spesso gocciolando sulle pagine di questi piccoli tomi, che sembravano fatti di carta assorbente, tant’era la rapidità con cui assorbivano le gocce. Alcuni dei miei libri game sono simili a sandwich di cartone colorato ora, ma proprio per questo sono farciti come nessun altro di ricordi e sensazioni.
La mia serie preferita di allora era Sortilegio, ma non è di quella che parlerò in questo post.

45

Quasi un anno fa, seguendo un contest sul sito di Librogames Land, venni a conoscenza di questa serie di Dave Morris e Oliver Johnson, che ha alcune interessanti peculiarità. La principale, dalla quale derivano le altre, è la possibilità di giocare ognuno dei cinque libri della saga da soli con un personaggio oppure con degli amici, ognuno dei quali ne impersona uno diverso. Ovviamente c’è anche la variante schizofrenica nella quale il giocatore solitario interpreta quattro avventurieri, ma spero sia la più rara.
Per equilibrare i diversi tipi di approccio e rendere equi gli scontri contro uno o più giocatori è stato inserito un sistema di punti esperienza. Utilizzando questo sistema il giocatore singolo avrà a disposizione quattro volte i livelli dei rappresentanti di un gruppo di quattro, e quindi caratteristiche (Energia vitale, Combattività, Energia mentale, Intelligenza, Danno e Protezione) più alte.
I personaggi di Bloodsword sono quattro: il guerriero (il bruto della situazione), lo stregone (una specie di mago), il ladro (che ha caratteristiche di astuzia e sotterfugi vari) e il saggio (una specie di ranger di D&D, con asta, arco e frecce e qualche spell mentale di tipo offensivo/curativo) e alcuni paragrafi del libro sono ad accesso limitato a una sola delle quattro classi, differenziando ulteriormente la gamma di possibili tattiche di gioco.
Ma questo primo passo verso il gioco di ruolo classico non è bastato alla coppia di autori, che ha introdotto, per la gestione degli scontri, tutta una serie di regole, che li rendono molto più complessi della maggior parte dei libri game ma anche molto più interessanti. Ogni combattimento ha la propria mappa quadrettata dell’area, che riporta la posizione iniziale dei protagonisti e degli avversari. A partire da queste ogni personaggio può muoversi, attaccare, difendere e lanciare incantesimi, in una gestione a turni degna del miglior Dungeons & Dragons.
Complicato? Sicuramente. Bloodsword è una serie che non si può affrontare alla leggera e ogni scelta influisce non solo sul libro che si sta leggendo, ma anche sui successivi, con delle concatenazioni legate al possesso di oggetti potenti e utilissimi nei duri scontri che ci aspettano.

E la storia? Eccola…

71

Dopo essere uscito vittorioso dai labirinti di Krarth, una importante missione ti porta verso nord, verso il lontano legno di Wyrd, separato dal resto del continente da un’ampia distesa di mare ghiacciato. Il sovrano di quelle terre inospitali e’un avversario temibile, perche’è in grado di leggere nella mente dei suoi sudditi e di entrare nei loro sogni. Pero’la missione che ti aspetta e’decisiva: devi recuperare l’elsa di Blood Sword, per poter un giorno ricostruire la sacra spada nella sua integrità.

Questo è quanto. Sul lungomare, mentre le onde accarezzano gli scogli e la luce si va facendo più intensa, niente (o quasi niente, a vedere la bionda del lettino accanto, ma è un altro discorso) è meglio di un bel libro d’avventure. E Bloodsword ne regala a piene mani, attraverso una narrazione semplice e spedita (seppur con alcuni refusi dovuti alla traduzione/adattamento che ha compiuto EL), antagonisti solidi estratti dal catalogo fantasy classico ma comunque interessanti e sempre diversi. E sopratutto un armamentario di oggettistica mistica da far invidia a Doc. Strange.

La bionda dorme, il mare sussurra con la sua voce liquida e il profumo di crema abbronzante e alghe in putrefazione si spande dolce. È ora di prendere i pezzi della spada di sangue e continuare l’avventura, calandosi direttamente ne L’artiglio del demone.

World War Z di Max Brooks

Ecco, come promesso, il ripescaggio di questa vecchia recensione, che spunta tra varie news sul film che ne stanno traendo, in uscita nelle sale americane nella numerologicamente potente data del 12/12/2012. Si è già saputo (con disappunto dei fan del libro) che il lungometraggio vedrà le gesta di un dipendente(Brad Pitt) di una qualche forza internazionale (Nazioni Unite?) costretto ad attraversare gli USA per porre fine (tutto da solo?) alla minaccia dell’epidemia zombesca. La sceneggiatura è di J. Michael Straczynski,
Ma lasciamo le ipotesi (sempre più pessimistiche) sull’adattamento, e tuffiamoci tra le pagine del testo di Max Brooks.
Continua…

Il quinto cilindro – Paolo Agaraff

Dopo Le rane di Ko Samui e il prequel I ciccioni esplosivi, tornano, con l’inesauribile carica di energia che li contraddistingue, i tre anziani eroi creati dal molteplice Paolo Agaraff.

Archeologia. Civiltà perdute. Visitatori da un altro pianeta, capaci di influenzare la storia e gli eventi terrestri nel passato e nel presente. Con “Il quinto cilindro”, Paolo Agaraff affronta l’argomento con il suo solito stile dissacrante. Tre vecchi e terribili pensionati si trovano coinvolti in trame di respiro interplanetario, scaraventati in una realtà cristallizzata al tempo della nascita dell’impero romano.
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Come il lupo – Eraldo Baldini

Ho comprato questo libro parecchio tempo fa, perché in copertina c’era il lupo e la trama conteneva la vita fredda e difficile delle valli montane, antiche leggende e morti misteriose. Non sapevo chi fosse Baldini né cosa avesse scritto prima (e dopo, visto che questo romanzo è vecchio di qualche anno ormai).
Al solito lo tsunami dei libri in arrivo ha sommerso alcuni titoli tra i quali questo romanzo, che è rimasto ad attendere il momento giusto.
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L’esercito dei demoni di Terry Brooks

E anche questa è finita.
Sarà perché è (era, al tempo della rece) venerdì notte e le ultime cento pagine me le son pressate nel gargarozzo tutte in un colpo, ma sento la stanchezza nel dirlo.
È finita.
Perché un po’, lo ammetto, ci spero sempre. So che il vero fantasy, quello che (forse) ha ancora qualcosa da dire, non è firmato Brooks. Ed è inutile venirmi a sbandierare steamqualcosa e amici vari. Non ci posso fare molto, quando vedo uno dei suoi libri mi sale il bisogno di prenderlo dallo scaffale e comprarlo come l’Holden per un sociopatico. Con quel misto di vergogna ed eccitazione, pari al misto di vergogna e delusione quando arrivo alla fine. Un coito interrotto condito di magia e storie noiose.
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Manuale per sopravvivere agli zombie di Max Brooks

Parlare oggi di questo manuale, che tutti definiscono un lavoro preparatorio al più esteso e fantasioso World War Z (che ho recensito un anno fa, qui), potrebbe sembrare superfluo e probabilmente lo è. Ma visto che questo libro me lo son letto tutto, parti noiose e parti eccitanti, liste di armi e diari di assalti degli zombi, e ci ho fatto pure qualche pensierino, la recensione ve la beccate comunque.

Intanto, per togliere ogni dubbio a chi vorrebbe comprarlo, questo è un manuale. Cioè sì, lo so che c’è scritto bene in grande sulla copertina ma magari potreste pensare che è un pretesto curioso per spacciare un romanzo horror.
No.
C’è scritto manuale, sarà un manuale, okay?
Bene.
Quindi non ci si può aspettare narrazione da un manuale, personaggi, ambientazioni, non parliamo di dialoghi o approfondimento psicologico.
Parliamo di spunti.
A prescindere dall’ovvia necessita che spinge una persona a leggere un certo manuale, quanti spunti possono nascere da un bel libro, mettiamo, di falegnameria? Così come dall’osservare un maestro che lavora un pezzo di abete trasformandolo nella bella copia della vostra libreria IKEA, direi che si impara molto.
Questo è il primo. Il primo pensiero, la prima parola che assocerei a questo manuale, del quale effettivamente non ho ancora iniziato a parlare. Spunti.

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Bran Mak Morn di Robert E. Howard

Uomini, leggende, eroi. Fuochi, acque scure e senza fondo, costruzioni più antiche dell’uomo, colline coperte dall’erica e incoronate da tramonti infuocati.
Il metallo.
L’odore del cuoio, delle vesti sporche di terra, delle pelli di lupo.
Il cozzare di spade, il preciso e mortale soffio delle asce, l’immane tuonare degli scudi rinforzati.
Eserciti, soldati, briganti.
Un condottiero, un uomo, un sovrano immortale.
Bran Mak Morn.

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Il mestiere di scrivere di Raymond Carver

Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne staremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove eravamo prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.
Raymond Carver

Potendo copiare pezzi di questo libro, per citarne le parti importanti, probabilmente riporterei gran parte delle 170 pagine. Escluderei alcune ripetizioni, pensavo all’inizio, ma il martellare di certi concetti ha un suo effetto benefico, meglio tenerle. E anche quegli esercizi alla fine, mi chiedo, se mai qualcuno ha provato a farne, e già leggerli fa schiudere la porticina intarsiata della nostra creatività. Utili, teniamoli.
Arrivato alla fine di un libro così, che si può fare? Soltanto tornare all’inizio a rileggere le parti sottolineate (io lo faccio, in matita, ma lo faccio) e tenere il libro aperto con una mano mentre si guarda fuori dalla finestra accorgendosi che la temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado, proprio come diceva lui, Raymond Carver.

Ritorno con la mente a discorsi fatti ultimamente in altre sedi, sulla necessità dei famosi (famigerati) corsi di scrittura creativa. Rileggo la penultima parte del libro, la trascrizione di alcune cassette registrate durante i corsi che Carver teneva all’università.
In quei discorsi, nell’approccio di un ritroso Carver-insegnante, che viene ripreso e raccontato nella successiva “memoria” del suo allievo Jay McInerney, si trova a mio parere la risposta al quesito. Si può essere o meno d’accordo con la sua idea che chiunque vada spronato a continuare e insistere anche quando quello che crea è mediocre, ma leggere il modo in cui affronta l’analisi dei racconti prodotti dai suoi allievi è illuminante, vi risiede l’utilità del confronto con persone che sanno di cosa parlano e vogliono trasmetterlo.

Le prime parti del libro, formate dai suoi testi introduttivi ad altri volumi e brevi saggi sullo scrivere, sono una preparazione a quella parte che attraverso la sua voce permette di dare vita alla forma del Carver-scrittore che si è formata pagina dopo pagina.
Nell’analizzare spesso a ritroso quanto ha fatto, la sua vita non facile, tra i pochi soldi, l’approccio a una paternità arrivata troppo presto che accetta ma in gran parte anche subisce, la rottura del matrimonio e il scivolare nell’abbraccio dell’alcol, riesce sempre a insinuare il suo rapporto con la parola scritta, mostrando come questo abbia influenzato la sua vita e dalla sua vita ne sia stato influenzato.
Sono scorci di realtà che fanno pensare, che fanno rileggere le pagine e che in quell’ottimismo e spinta alla creazione che cercava di trasmettere ai suoi studenti trova forse una conclusione di una vita passata a lottare per arrivare dov’era.
I tempi di cui parla Carver, i tempi di scrittura, i tempi di approccio all’editoria, sono misurati in anni e decenni, riempiti da cumuli di una realtà difficile nella quale la persona che voleva diventare uno scrittore fa ogni lavoro possibile. Lui stesso scrive, ditemi un lavoro e quasi sicuramente io l’avrò fatto in passato.

Il mestiere di scrivere è una bella mistura di vita reale e di lezioni sullo scrivere, ed è un bel libro per merito, ovviamente, di chi e cosa era Raymond Carver ma anche di William L. Stull che ha fuso il materiale in un tutto omogeneo, denso di emozioni e consigli, fondamentali per chiunque voglia ritagliare alla scrittura un angolo consistente della propria vita.

Pazuzu di Danilo Arona

Non è facile iniziare Pazuzu, l’impatto con lo stile di Yon Kasarai alias Danilo Arona disturba, ponendo il lettore davanti a un affresco misticheggiante, dominato da nomi difficilmente pronunciabili.
Ma leggiamo rapidi la trama e poi passiamo a parlare della storia e del modo in cui è scritta, punto saliente di questo romanzo.

In un tempo lontano, nel desertico regno di Hassan I Sabbah, domina lo spietato e inguardabile tiranno di Hakim, che terrorizza dall’alto del suo castello la pacifica gente delle dune. Un illusorio e precario equilibrio di paura e sottomissione, di colpo infranto dall’arrivo della Madre dell’Oscurità, la cui tenebra dilagante può significare la fine di ogni forma di vita: un potere smisurato e invincibile che l’ambizioso mago Hakim è in grado di sfruttare per i suoi occulti scopi. Ma contro tanta e perversa alleanza ecco levarsi la più impensabile delle alleanze: una giovane sciamana cieca, i minuscoli e timidi Figli delle Stelle e gli improvvisati guerrieri delle sabbie. Una tenzone senza storia fino a quando, dalle viscere della terra, non emerge la creatura più gigantesca e spaventosa dell’universo. L’immenso drago volante di cui nessuno osa pronunciare il nome…

Continua…

Le nuove mappe

Su suggerimento dei tester e vista la complessità di alcune descrizioni ho deciso di inserire le mini mappe nel libro, dove dovrebbero essere necessarie. Ho in pratica smembrato la mappa principale in 24 piccole mappe come quelle che vedete qua sotto:

mappa19fi2

mappa7qe2

Per il resto mentre i test continuano io mi riposo in terrazz… ehm… volevo dire che sto sviluppando la trama complessiva che include Obscura Genesi, in previsione del GdR e del prossimo libro game.